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La seconda puntata della nuova rubrica di approfondimento di Bergamonews l’abbiamo trascorsa in compagnia di Luca Marnoni: con lui abbiamo discusso apertamente dei temi più caldi del suo settore, tra liberalizzazioni, corse rifiutate, turni, tariffe fisse e operatori abusivi

Ciò che non deve mai mancare è un bel libro, riposto con cura sul cruscotto: un fedele compagno di viaggio quotidiano, capace di ingannare anche le attese più lunghe.

Luca Marnoni ha 60 anni e un passato da bancario: dal 2016 ha deciso di cambiare vita, ha ottenuto la licenza da tassista e oggi non ci sta ad accettare passivamente tutte le accuse mosse alla sua categoria.

Così ci ha aperto le porte della sua auto di servizio per testimoniare, senza artifici, come trascorre le sue giornate, tra tanti tempi morti e “insospettabili” legami che negli anni si sono instaurati con alcuni clienti abituali.

“Dal punto di vista umano è un sicuramente un mestiere appagante – racconta – Ci sono anziani fidelizzati col servizio taxi a Bergamo, li incontri spesso, chiedi come stanno, ne noti i cambiamenti. La maggior parte delle corse in città, soprattutto quelle più defilate dalla zona della stazione e degli alberghi, sono tutte in compagnia di gente che vive qui e necessita del servizio per i più svariati motivi: c’è chi lo trova più comodo rispetto ai mezzi pubblici, a bordo dei quali si sente magari meno sicuro, e poi viene apprezzato anche il minimo aiuto che gli viene dato nelle piccole cose”.

Nella mattinata che abbiamo trascorso insieme, abbiamo visto salire a bordo le più svariate tipologie di utenti: una donna che vive in città e gestisce un ristorante in via Borgo Palazzo, due turisti business arrivati dagli Stati Uniti con appuntamento in un’azienda dell’hinterland e una coppia tedesca che ha trascorso qualche giorno a Bergamo, prima di spostarsi sulle sponde del lago di Como.

“Quando il cliente chiama si innesca un meccanismo automatico – spiega Marnoni – Il satellite individua quale è il taxi in quel momento più vicino e propone la corsa all’autista: in media siamo in grado di arrivare in 3-4 minuti circa. Se accetto sempre? Ovvio, perché dovrei rifiutarla? Quando arriva la chiamata il sistema non dà alcuna indicazione sulla destinazione finale”.

Eppure, di suoi colleghi che non fanno altrettanto ne sono piene le cronache e le denunce sui social: “Non si potrebbe, tranne in rarissime situazioni, ma purtroppo è una cosa che accade – ammette senza troppi giri di parole – C’è anche chi prova a fare il furbo proponendo tariffe diverse per Milano o andando direttamente a procacciarsi i clienti, pratica vietata dai regolamenti . I disonesti ci sono in ogni settore: io stesso, quando ne sono stato testimone, ho denunciato all’ufficio disciplinare facendo sospendere diversa gente”.

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Ogni taxi autorizzato al servizio del bacino aeroportuale lombardo (Linate-Malpensa-Orio al Serio), ha alcune tariffe predeterminate per corse dirette , senza alcuna fermata: ad esempio la tratta dall’aeroporto di Bergamo alla città di Milano, in qualunque via a prescindere dalla distanza da percorrere, è di 128 euro, mentre è di 16 euro l’esborso minimo per qualsiasi corsa che parta dallo scalo orobico. Per tutti gli altri casi, invece, il tassametro (“Quando salite su un taxi – consiglia – accertatevi che abbia i sigilli, così sarete certi che non sia stato manomesso”) corre secondo una componente mista di tempo impiegato e metri percorsi.

Tra i due poli attrattivi dell’attività, Bergamo e l’aeroporto di Orio al Serio, Marnoni ha scelto di tenere la città come base operativa: “Abbiamo delle postazioni fisse di fronte alla stazione e al comune, ma sicuramente quando stazionavamo al Donizetti eravamo più visibili. Questo è un lavoro di attese, tra i 40 e i 50 minuti tra una corsa e l’altra, mentre in aeroporto si superano anche le due ore. In media durante il mio orario di lavoro, che può essere di 10 ore consecutive o di 12 se spezzate, riesco a concludere 12-15 corse. Dalle 8 alle 9.40 è il clou del lavoro, poi cala drasticamente. Sta al singolo operatore scegliere quali turni garantire, previa comunicazione: anche il notturno è una scelta, con incassi più alti perché le tariffe sono maggiorate”.

Con il fenomeno dell’abusivismo da tenere sotto osservazione (“C’è anche questo aspetto, soprattutto per colpa di un operatore che si presenta sul web come radiotaxi Bergamo, applica tariffe diverse e pur non avendo nulla a che vedere con noi impatta sul giudizio che l’utenza dà sui taxi a Bergamo”), c’è sempre il tema della liberalizzazione che tiene banco: “Sul mercato ci sono società che tramite app mettono in contatto utenti e autisti, ma le tariffe sono più alte e poco concorrenziali. Anche alcuni tassisti hanno iniziato a collaborare, per poter prendere più corse. Cosa rispondo a chi chiede più auto per il servizio taxi? Che se già oggi l’attesa media è di 40-50 minuti, la cosa metterebbe ancora più in difficoltà chi oggi lavora a queste condizioni”.

Mentre chiacchieriamo la radio si illumina e dà un nuovo segnale di vita: dalla corsa precedente sono passati 47 minuti, ma Luca ora secondo il satellite è il più vicino al prossimo cliente. Lo raggiungerà nel giro di un paio di minuti: lui accetta al volo la chiamata, per noi invece è tempo di ringraziare e scendere.

Guarda la seconda puntata integrale di “Dietro le quinte” nel video in apertura di articolo.