L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle PMI italiane: impatti su azioni di tech companies e obbligazioni corporate a medio termine
Guardando al 2026, l’IA continuerà a plasmare i mercati finanziari mondiali. Secondo Goldman Sachs, il settore IA in Europa crescerà del 30% annuo, con l’Italia che potrebbe vedere un aumento del PIL dello 0,8% grazie alla digitalizzazione delle PMI
L’intelligenza artificiale (IA) si sta affermando come una delle forze trainanti dell’economia globale, e l’Italia non fa eccezione. Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che destina 2,5 miliardi di euro alla digitalizzazione delle piccole e medie imprese (PMI), le aziende italiane stanno abbracciando l’IA per migliorare la produttività, ottimizzare le catene di approvvigionamento e competere su scala globale. Il boom tecnologico sta generando opportunità di investimento senza precedenti, ma anche nuovi rischi, sia per le azioni di aziende tecnologiche quotate sia per le obbligazioni corporate emesse da PMI innovative.
Si chiude una settimana avara di dati soprattutto provenienti dagli Stati Uniti, complice lo shutdown. E si apre una settimana in cui si fa sempre più difficile per la Fed far quadrare il cerchio tra le aspettative di riduzione dei tassi del mercato, con il rischio di far ripartire l’inflazione e vanificare il lavoro degli ultimi 18 mesi, o lasciare i tassi invariati penalizzando il lavoro e la crescita economica che, con gli effetti dei dazi, potrebbe addirittura diventare negativa nel 1Q26.
All’interno del mosaico complessivo dei pochi dati economici, i mercati hanno colto i contorni di una prospettiva di crescita economica sostenuta. Le revisioni al rialzo del PIL hanno portato la crescita oltre il 3% negli ultimi sei mesi, sostenuta da una forte produttività, da un rimbalzo dei consumi e dal boom degli investimenti legati all’IA e alla proprietà intellettuale. Gli utili restano solidi, l’inflazione è rimasta relativamente contenuta nonostante i dazi e le politiche OBBBA di stimolo stanno solo iniziando a dispiegare i loro effetti.
Gli asset rischiosi hanno beneficiato di questo scenario, ma anche l’oro, che sembra aver acquisito lo stato di asset di investimento, oltre a quello di tradizionale bene rifugio, è salito. Inoltre, i mercati stanno prezzando tassi d’interesse più bassi tra un anno, e la Fed ha già ridotto il suo tasso di riferimento dal 4,25% al 4% a settembre, con un sostegno crescente a ulteriori allentamenti fino al 2026. I principali indici italiani chiudono l’ottava in modo negativo. L’indice delle big caps – FTSE MIB – lascia sul campo il 2,8% mentre quello delle società star – FTSE ITALIA STAR – scende dell’1,17%. Più resilienti rispetto al resto del listino le micro caps, il cui indice – FTSE ITALIA GROWTH – cresce dell’1,01% rispetto alla scorsa settimana.
Miglior titolo della settimana Italgas (+4,88%), che continua la salita dopo il report di fine settembre di RBC Capital che ha incrementato il rating da “sector perform” a “outperform” e rivisto il target price a 9,00 euro per azione (dai 6,8° precedenti).
Medaglia d’argento per Buzzi (+4,67%), in ripresa grazie alle attese di un incremento della domanda di cemento per la ricostruzione di Gaza a seguito dell’accordo tra Hamas e Israele per il cessate il fuoco. Terzo miglior titolo della settimana Terna (+3,05%), che beneficia del report dello scorso settembre di RBC Capital che ha alzato il rating a “Outperform” da “Market Perform”, e alzato il target price a 9,6 euro per azione, da 8,1 euro per azione.

Peggior titolo della settimana Ferrari, che lascia sul campo il 19,24%. Agli investitori non è piaciuto il piano finanziario 2030 presentato dal management. Ferrari conta di raggiungere un fatturato netto di circa 9 miliardi di euro nel 2030, con un tasso di crescita annuale composto di circa il 5%, trainato principalmente da Sports Cars e dalle altre attività legate alle vetture, sostenuto dalla visibilità garantita dal portafoglio ordini. Per quanto riguarda invece il 2026, Ferrari stima di raggiungere un Ebitda adjusted di almeno 3,6 miliardi, con il 40% circa di Ebitda margin.
Secondo peggior titolo Leonardo (-5,70%), che rifiata nonostante il report positivo di Morgan Stanley che ha mantenuto il rating “overweight”, alzando il target price a 65 euro per azione (da 60).
Terzo peggior titolo Tenaris (-5,05%), sulla scia della debolezza del prezzo del petrolio. Prendendo spunto dalla sovraperformance delle micro caps rispetto alla big caps e ai titoli star della
settimana appena trascorsa, abbiamo analizzato quali potrebbero essere gli effetti dell’adozione dell’AI da parte delle PMI.
L’adozione dell’IA, in particolare nelle PMI, ha implicazioni dirette sui mercati finanziari italiani. Le azioni di società tecnologiche hanno registrato mediamente rialzi importanti da inizio anno sul FTSE MIB, mentre le obbligazioni corporate di aziende che investono in IA offrono rendimenti tra il 4,5% e il 6% per rating BBB.
Tuttavia, la dipendenza da investimenti in IA comporta anche dei rischi, come per esempio l’aumento dei tassi di default per le PMI che non riescono a monetizzare i progetti tecnologici. Questo scenario influenza anche i titoli di Stato italiani (BTP), con lo spread BTP-Bund che, sia pure in flessione, rimane comunque vulnerabile a shock settoriali.
Per il territorio Bergamasco riteniamo che questo tema sia di particolare importanza. Bergamo, cuore del manifatturiero lombardo, potrebbe infatti vedere le sue PMI adottare l’IA per ottimizzare processi produttivi e logistici, con risparmi stimati del 5-8% nei costi operativi.

Il contesto: l’IA come driver economico per le PMI italiane
L’Italia, con oltre 4 milioni di PMI che rappresentano il 68% dell’occupazione e il 76% del valore aggiunto del settore privato (dati ISTAT 2025), è un terreno fertile per l’adozione dell’IA. Le applicazioni spaziano dall’automazione della produzione (es. robotica collaborativa) alla gestione della supply chain (es. algoritmi predittivi per la domanda) fino alla cybersecurity. Secondo Confindustria, l’IA ha già contribuito ad aumentare la produttività delle PMI italiane di circa il 7-10% nel 2025, con un impatto particolarmente forte nel manifatturiero, un settore chiave per Bergamo.
Il PNRR ha accelerato questo processo, finanziando progetti come l’adozione di software di machine learning per l’ottimizzazione logistica e l’implementazione di sistemi ERP (Enterprise Resource Planning) basati su IA. Ad esempio, nel settore tessile bergamasco, l’Intelligenza artificiale viene utilizzata per prevedere i trend di consumo, riducendo gli sprechi di materiali del 5-6% circa. Nel comparto meccanico, aziende locali stanno implementando sensori intelligenti per la manutenzione predittiva, con un risparmio del 10% sui costi di fermo macchina.
Tuttavia, l’adozione dell’IA non è priva di sfide. I costi iniziali, spesso nell’ordine di 100.000-500.000 euro per PMI, richiedono finanziamenti significativi, spesso coperti da emissioni di obbligazioni corporate o prestiti bancari. Inoltre, la carenza di competenze digitali in Italia (solo il 42% delle PMI ha personale formato in IA, secondo Eurostat) aumenta il rischio di fallimenti dei progetti tecnologici, con potenziali ripercussioni sui mercati finanziari.
Impatto sul mercato azionario: il rally delle tech companies
L’adozione dell’IA sta trasformando il panorama azionario italiano, con un impatto significativo sul FTSE MIB. Le società tecnologiche quotate, hanno registrato mediamente performance stellari da inizio del 2025. Queste aziende beneficiano della crescente domanda di soluzioni IA da parte delle PMI, con un fatturato in crescita del 12% medio annuo per i segmenti legati a machine learning e automazione.
Anche una buona parte delle banche italiane sta cavalcando l’onda, sviluppando piattaforme IA per la gestione patrimoniale e la valutazione del rischio di credito. Ad esempio, una grossa banca ha lanciato un sistema di credit scoring basato su IA che riduce del 20% i tempi di approvazione dei prestiti alle PMI, con un impatto positivo sul margine operativo dell’8% circa YoY.
Tuttavia, non tutti i settori ne beneficiano allo stesso modo. Le aziende manifatturiere tradizionali, come quelle del settore automotive o tessile non digitalizzate, registrano performance azionarie stagnanti, penalizzate dalla competizione con PMI che adottano l’IA. Questo divario crea opportunità per gli investitori value, che possono puntare su titoli tech sottovalutati, ma richiede anche cautela per evitare esposizioni a settori in declino.
Ci sono rischi per il mercato azionario? Certo che si. Fra tutti, la volatilità che rimane una sfida. La dipendenza delle PMI da investimenti in IA, spesso finanziati con debito, aumenta il rischio di correzioni di mercato. Ad esempio, un report di S&P Global prevede un aumento dei default aziendali al 4,5% nel 2026 se i progetti IA non dovessero generare i ritorni attesi. Questo potrebbe innescare vendite massicce di azioni tech, con un effetto domino su indici come il FTSE MIB (beta medio di 1,2 per il settore tech).
E invece le obbligazioni corporate? Anche in questo caso ci sono opportunità e rischi. Le obbligazioni corporate rappresentano un altro tassello fondamentale per gli investitori interessati all’IA. Nel 2025, le PMI italiane che investono in digitalizzazione hanno emesso bond per un valore complessivo di 15 miliardi di euro, di cui il 30% legato a progetti IA (fonte: Borsa Italiana). Queste obbligazioni, con rating medi BBB, offrono rendimenti tra il 4,5% e il 6%, superando i BTP a 10 anni (3,4%) e attirando sia investitori istituzionali sia retail.
Un esempio concreto è rappresentato proprio dalle obbligazioni emesse da PMI bergamasche nel settore meccanico, come quelle di un’azienda locale specializzata in componentistica per l’automazione (rating BBB e yield 5,2%). Questi bond finanziano l’acquisto di sistemi IA per la manutenzione predittiva, con ritorni attesi del 10% annuo sui progetti finanziati. Tuttavia, il rischio di default rimane elevato: un’analisi di Moody’s stima che il 5% delle PMI digitalizzate potrebbe fallire entro il 2027 se l’IA non produce i risultati previsti.
Se stringiamo il focus su Bergamo, notiamo come l’AI stia gradualmente trasformando le oltre 20.000 PMI locali. Nel settore tessile per esempio, diverse aziende utilizzano algoritmi di machine learning per ottimizzare la produzione, riducendo gli sprechi e migliorando i margini operativi del 4-5% circa. Nel comparto meccanico invece alcune PMI stanno integrando l’IA per la manutenzione predittiva delle linee di produzione, con un risparmio del 10% sui costi operativi totali.
Queste innovazioni sono spesso finanziate tramite obbligazioni corporate o prestiti PNRR. Ad esempio, una PMI bergamasca del settore logistico ha emesso un bond da 10 milioni di euro (yield 5%) per implementare un sistema IA di gestione della supply chain, con un ROI atteso del 12% in tre anni. Questi progetti non solo migliorano la competitività locale, ma attraggono investitori retail che cercano esposizione al tema dell’IA senza il rischio delle azioni tech.
Nonostante le opportunità, anche le PMI bergamasche affrontano ostacoli significativi. Fra questi, la carenza di talenti digitali (solo il 38% delle PMI locali ha personale formato in IA) e i costi elevati di implementazione. Questi fattori aumentano il rischio di fallimenti, con potenziali perdite per gli investitori in bond corporate.
Come cavalcare quindi l’onda dell’IA, che come sappiamo offre un mix di opportunità e rischi? Ecco alcune strategie pratiche per costruire un portafoglio bilanciato:
– Azioni tech (25% del portafoglio), puntando su società con un beta moderato (0,8 – 1,0) e crescita attesa del 10 – 12% annuo. Evitare titoli tech sovraesposti a bolle speculative, come per esempio
startup IA non quotate;
– Obbligazioni corporate (30%) selezionando bond di PMI con rating BBB o superiore, con yield del 4,5 – 6% e diversificate tra settori (es. manifatturiero, logistica) per ridurre il rischio di default;
– ETF tematici sull’IA (20%), selezionando ETF che offrono esposizione globale al settore IA con un TER dello 0,68% circa;
– BTP come ancora (25%), mantenendone una quota a 10 anni per stabilità, nonostante rendimenti inferiori (3,4%);
– Liquidità (10%), in modo da sfruttare opportunisticamente correzioni di mercato, soprattutto in caso di shock tecnologici.
Prospettive future: l’IA nel 2026 e oltre
Guardando al 2026, l’IA continuerà a plasmare i mercati finanziari mondiali. Secondo Goldman Sachs, il settore IA in Europa crescerà del 30% annuo, con l’Italia che potrebbe vedere un aumento del PIL dello 0,8% grazie alla digitalizzazione delle PMI. Tuttavia, i rischi geopolitici (es. tensioni USA-Cina sui chip) e la pressione sul debito pubblico italiano potrebbero amplificare la volatilità.
Per le azioni, riteniamo che le tech companies italiane rimarranno un’opportunità, ma gli investitori dovranno selezionare aziende con bilanci solidi e progetti IA consolidati. Per le obbligazioni, i bond corporate legati all’IA offriranno rendimenti attraenti, ma la selezione rigorosa sarà cruciale per evitare default.
Antonio TognoliHo iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.


