Connessioni, passione e comunità: il Lombardia, visto e vissuto dalla Boccola
La solidarietà e l’unione delle due ali di folla che ai lati delle strada hanno circondato i corridori rappresentano l’essenza dello sport
Bergamo. Sin dalle prime ore del mattino, sabato la Boccola ha iniziato a riempirsi di appassionati di ciclismo. Con il passare della giornata, e con l’avvicinarsi dei corridori professionisti, su quel tratto di strada si sono riversate anche persone che una gara ciclistica non l’avevano mai vista, e mai avrebbero pensato di vederla, ma sabato 11 ottobre era impossibile restare indifferenti davanti all’entusiasmo che si respirava in quei duecento metri.
La Boccola non è una salita dolomitica, non siamo a chissà quale dislivello, e lo strappo, a guardarlo bene, non è neanche così duro. Eppure, sulle Mura di Bergamo Alta sabato 11 ottobre (come sempre quando passa il Giro di Lombardia) c’era il mondo.
C’era chi grigliava, chi giocava a carte, chi leggeva. Tutti, però, con un occhio sullo smartphone per controllare a che punto avrebbe attaccato Tadej. Intanto continuavano a salire, in bici e a piedi, centinaia di persone provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo.
Nel pomeriggio un amatore che stava salendo ha avuto un problema alla catena: non poteva trovarsi in un posto migliore. In dieci secondi si sono radunate attorno a lui decine di “esperti” pronti ad aiutare e rimettere in marcia il ragazzo. È questo lo spirito che abita questo sport: la comunità, la solidarietà improvvisata, l’istinto di darsi una mano.
Il ciclismo è uno sport che arriva sotto casa e ti travolge anche se non lo segui. Qui non servono biglietti e non ci sono tornelli: puoi vedere da vicino i più forti del mondo, persino il più forte di tutti, TadejPogačar – che ha scritto un altro pezzo di storia cogliendo la quinta vittoria consecutiva ed eguagliando il record di Fausto Coppi, che però non ci riuscì consecutivamente.
La distanza tra chi corre e chi guarda è minuscola: puoi quasi toccare i tuoi eroi, gli amatori pedalano sulle stesse strade dei professionisti e quando salgono prima del gruppo vengono incitati quasi con la stessa passione.
Il ciclismo riesce a unire senza chiedere nulla in cambio, e se passa sotto casa ci sono tanti motivi per scendere in strada: è gratuito, contagioso, inclusivo e regala un sacco di adrenalina.
Tra i primi arrivati questa mattina sulla Boccola ci si chiedeva se valesse la pena svegliarsi all’alba per aspettare il passaggio fulmineo dei corridori. La giornata ha confermato che ne è valsa la pena, per l’ennesima volta.
Perché una gara ciclistica non è solo quei pochi secondi in cui sfrecciano davanti a te i professionisti. È tutto ciò che le sta intorno: una giornata in compagnia, spesso in un luogo naturalisticamente bellissimo, dove la strada torna a essere ciò che davvero è: un luogo di connessioni, non solo fisiche, ma anche, e soprattutto, sociali.










