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“I mari si scaldano in modo inedito. E continueranno a farlo per secoli”
Carlo Buontempo, fisico e climatologo

Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service dell’Unione europea, a BergamoScienza: “Gli oceani assorbono oltre il 90% del calore in eccesso. Irreversibile l’innalzamento del loro livello, più forti gli eventi estremi. Ma la conoscenza può permettere di compiere scelte più consapevoli”

Il direttore del Copernicus Climate Change Service, il programma dell’Unione europea per la raccolta di dati e la ricerca sul cambiamento climatico – uno dei più importanti al mondo – dal 2019 è un italiano, Carlo Buontempo, fisico e climatologo. L’11 ottobre sarà ospite di BergamoScienza per l’incontro “Oceani: il termometro blu del pianeta”, al Pala SDF di piazza della Libertà (ore 11).

Con lui interverrà Paolo Cipollini, ocean and ice scientist dell’Agenzia spaziale europea (Esa); a moderare sarà Ilaria Zilioli, bergamasca, legal officer della stessa Agenza nella sede di Parigi. Al centro dell’incontro la correlazione tra l’aumento della temperatura degli oceani e la crisi climatica, attraverso i dati satellitari sullo stato di salute dei mari raccolti dall’Esa da oltre trent’anni.

La conferenza (ingresso libero con prenotazione sul sito bergamoscienza.it) fa parte della rassegna “Le mattine Fuoriclasse”. Carlo Buontempo, riconosciuto a livello internazionale come esperto di clima e dello sviluppo dei servizi climatici, negli ultimi vent’anni ha lavorato alla connessione tra informazione scientifica e società, con l’obiettivo di ridurre le barriere e rendere la conoscenza climatica uno strumento concreto di decisione. L’abbiamo intervistato.

Qual è la correlazione più evidente tra oceani più caldi ed eventi estremi?

“Dipende anche da che cosa definiamo ’evento estremo’. Se guardiamo la temperatura degli oceani stessi, abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo momenti senza precedenti nella storia recente. A livello locale, basti pensare alle ondate di calore marino nel Mediterraneo l’anno scorso, o qualche anno fa nel Baltico e nell’Atlantico nord-orientale. A livello globale, la temperatura media della superficie marina, escludendo le zone polari, ha seguito negli ultimi tre anni una traiettoria ben oltre i valori registrati da decenni, probabilmente da secoli, forse addirittura da centomila anni. Questo è già di per sé un evento estremo. E naturalmente si riflette su altri fenomeni, dalle precipitazioni intense alle alluvioni devastanti, come quelle che hanno colpito l’Europa nel 2024, a Valencia e nel centro del continente. In quelle circostanze, con il Mediterraneo più caldo, l’aria ha trasportato più umidità: il mare è diventato un ingrediente che ha reso gli eventi ancora più gravi”.

Gli oceani, fino a oggi, ci hanno soccorso, assorbendo oltre il 90 per cento del surplus di calore dovuto alle emissioni di gas serra delle attività umane.

“Sì. Lo vediamo bene dai satelliti. Mostrano come la temperatura in superficie abbia raggiunto livelli inediti. Più complesso è capire che cosa avviene negli strati profondi: lì si usano sensori che scendono sotto la superficie, poi riemergono e trasmettono i dati ai satelliti. Combinando queste informazioni con i modelli, capiamo che non è solo la superficie a essere più calda: l’intero oceano accumula calore, soprattutto negli strati superiori, con impatti enormi. Da un lato, gli oceani ci proteggono, dall’altro la loro inerzia termica è tale che, essendosi già riscaldati, continueranno a mantenere temperature elevate per molti secoli. Lo vediamo anche dall’innalzamento del livello del mare, dovuto in buona parte alla dilatazione termica dell’acqua: un effetto irreversibile a breve termine”.

Copernicus elabora enormi quantità di dati. Come diventano strumenti concreti per governi, imprese, enti locali e cittadini?

“Ci sono moltissimi esempi. Uno è il rapporto ‘Stato del clima in Europa’, pubblicato ogni anno in aprile: un’istantanea dell’evoluzione climatica in Europa, non solo su temperature e precipitazioni ma anche su ghiacci, neve e stress termico. Da poco abbiamo lanciato un’applicazione web, ‘Thermal Stress’, che consente di analizzare in tempo reale lo stress termico in qualsiasi punto del pianeta, confrontando le ondate di calore attuali con quelle storiche, tenendo conto non solo della temperatura ma anche dell’umidità e del vento. Forniamo dati alla Direzione generale dell’ambiente della Commissione europea, all’Agenzia europea dell’ambiente, alla Banca europea per gli Investimenti. Sono strumenti utili per le decisioni sugli impegni di riduzione delle emissioni, la pianificazione ambientale, le scelte finanziarie, in campi che vanno dall’energia alla gestione idrica, alle assicurazioni”.

Negli Stati Uniti la scienza è sotto attacco, in particolare la climatologia. Ci saranno conseguenze per la ricerca internazionale? Copernicus può svolgere un ruolo di supplenza?

“Il clima è un fenomeno globale e richiede uno scambio di dati globale, finora garantito dall’Organizzazione meteorologica mondiale. Limitare la raccolta e la diffusione dei dati avrà sicuramente un impatto. Detto questo, il nostro compito è prepararci a tutti gli scenari possibili e trovare soluzioni robuste. L’Europa ha investito molto in osservazione satellitare e servizi climatici e può garantire continuità, anche se con qualche temporaneo peggioramento di alcuni prodotti. In caso di necessità, potremmo persino assumere un ruolo di supplenza rispetto a chi decidesse di fare un passo indietro. Ma questa è una scelta politica, non tecnica”.

In vista dell’annuale Conferenza sul clima, la Cop30 in programma dal 10 al 21 novembre in Brasile, quale messaggio scientifico sente di rivolgere alla politica europea e non solo?

“Il punto di partenza per qualsiasi decisione politica deve essere l’obiettività dei dati scientifici. Possiamo avere visioni politiche diverse e strategie diverse su come affrontare la crisi climatica, ma la base deve essere la realtà dei fatti. L’Europa ha la sensibilità per comprenderlo e la volontà di mantenere e rafforzare il proprio ruolo in questo campo”.

Ha un messaggio anche per il mondo delle scuole, a cui è rivolto l’incontro di BergamoScienza?

“Ai giovani, tra cui c’è una giustificata apprensione, darei un messaggio di speranza. Nonostante la crisi climatica sia preoccupante, mai come oggi abbiamo avuto così tante informazioni e conoscenze. Questo patrimonio permetterà alle nuove generazioni di compiere scelte più consapevoli per il futuro”.

Generico ottobre 2025