Logo

Temi del giorno:

Giorgio Gori, europarlamentare, evidenzia che le atrocità viste a Gaza “hanno sollecitato la mobilitazione di una generazione, esattamente come in altri tempi. Ho pensato al Sessantotto con tutte le differenze del caso”

È cauto sul percorso iniziato con il cessate il fuoco a Gaza e per accordo firmato da Hamas e Israele. È commosso per le immagini delle persone in festa nella Striscia di Gaza e a Tel Aviv, mentre non nasconde di essere rimasto favorevolmente colpito dai milioni di persone, in particolare giovani, scesi in piazza in tutto il mondo per la pace.

Giorgio Gori, europarlamentare, evidenzia che le atrocità viste a Gaza “hanno sollecitato la mobilitazione di una generazione, esattamente come in altri tempi. Ho pensato al Sessantotto con tutte le differenze del caso”, con le manifestazioni “contro la guerra del Vietnam. Un conflitto che aveva mosso le coscienze di milioni di giovani, di adolescenti all’epoca”. Non manca di riservare parole di elogio per Dario Crippa, il giovane studente bergamasco che era sulla Global Flotilla: “un ragazzo che mette gli ideali davanti al proprio interesse personale, che si assume dei rischi e così come hanno fatto anche alcuni miei colleghi parlamentari, in particolare Annalisa Corrado che è parte della delegazione del Partito Democratico”.

Più cauto sugli accordi tra Hamas e Israele: “la pace è un obiettivo lontano e la pace ci sarà quando ci saranno le garanzie per i diritti di entrambi i popoli. Per Israele di vivere in sicurezza la sua condizione statuale e per i Palestinesi di avere, a loro volta, un territorio libero”. Certo “ci sono ancora troppe incognite. Ma già il cessate il fuoco a Gaza, il rilascio degli ostaggi, il ritiro delle truppe dalla Striscia, l’arrivo di tutti gli aiuti necessari, già questo – se davvero sarà – ci sembra tantissimo. E consente a quelle persone in festa, a noi, a tutto il mondo, di tornare a sperare”.

Dall’assemblea plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, Giorgio Gori non manca di affrontare anche il tema della difesa dell’Europa: “Parliamo di difesa, scusate se lo sottolineo, e non di atteggiamento belligerante, l’Unione Europea non farà mai la guerra a qualcun altro, semplicemente si mette nelle condizioni, se necessario, di difendersi. È un percorso inevitabile, giusto, che dobbiamo spiegare bene ai nostri cittadini: guai se fosse il pretesto per un riarmo di nuovo frammentato, disordinato, inconcludente, inefficiente come quello che abbiamo visto negli anni scorsi, quando ogni Paese faceva per conto suo senza nessun tipo di raccordo. La risoluzione che oggi abbiamo votato a larghissima maggioranza del Parlamento Europeo indica una strada che è proprio quella della progressiva integrazione. Va ricordato che la difesa non è una competenza dell’Unione Europea, rimane una competenza degli Stati membri ed è per questo che la Commissione si è mossa nel facilitare il maggior investimento da parte dei bilanci nazionali. Il Parlamento chiede che questi investimenti convergano, siano coordinati, siano dentro una cornice che rende efficiente questo maggior investimento e arriva a prefigurare addirittura una sorta di struttura di comando europea che sia in grado di dirigere all’occorrenza le strutture di difesa”.

Al vaglio del Parlamento europeo è anche la misura approvata dalla Commissione Europea per una misura di salvaguardia permanente a tutela dell’acciaio. “Il settore è minacciato soprattutto dalla gigantesca sovraccapacità produttiva della Cina e di altri Paesi asiatici. Per proteggere la nostra manifattura, la misura adottata dalla Commissione Europea mira a dimezzare le importazioni, introducendo quote ridotte del 50% e dazi del 50% sui volumi eccedenti. Inoltre, viene finalmente introdotta la clausola “fuso e colato” per identificare il vero Paese d’origine ed evitare le “triangolazioni” usate dalla Cina per aggirare le regole. La proposta sarà approvata da Consiglio e Parlamento, dove lavoreremo per rafforzarla. Riteniamo che questa iniziativa sia un precedente importante per garantire equità competitiva ad imprese e lavoratori dei settori strategici impegnati nella decarbonizzazione”.

Non manca uno sguardo alla situazione di crisi politica e governativa che sta vivendo la Francia, il possibile Nobel per la pace a Donald Trump, ed una stoccata alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Non si possono non rispettare le piazze dove si sono mobilitati milioni di cittadini”. E sul commento della Premier che “non si fa la pace sventolando una bandiera in piazza”, Gori chiude affermando: “Ciò che sta succedendo tra Hames e Israele è un risultato importantissimo. Dobbiamo festeggiare senza polemizzare, non mi sembra proprio il momento giusto per farlo”.

Giorgio Gori - Parlamento Europeo