Bossetti, il video del furgone montato: “L’ex comandante del Ris deve restituire 35 mila euro per diffamazione”
La Corte d’Appello di Bologna ribalta la condanna a Oggi: nessuna diffamazione nel definire “fake” il video del furgone. Per i giudici fu pieno esercizio del diritto di cronaca
Si è chiusa definitivamente la vicenda civile legata al controverso video del Ris di Parma sul furgone di Massimo Bossetti, diffuso durante le indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio. Secondo l’accusa, il mezzo avrebbe sostato a lungo nei pressi della palestra frequentata dalla giovane, prima del sequestro e del delitto. Ma su quel filmato – mai acquisito nel processo penale – è sempre rimasto un forte sospetto: non si trattava di un’unica ripresa, bensì di un montaggio di più immagini, diffuso a fini comunicativi senza esplicitarne la natura.
La questione aveva dato origine a una serie di azioni legali da parte dell’allora comandante dei Ris, Giampietro Lago, che aveva querelato 18 giornalisti per diffamazione, accusandoli di aver etichettato il video come “falso”. In sede penale, tutte le denunce sono state archiviate dal gip del Tribunale di Milano. Restava aperta solo una causa civile nei confronti del settimanale Oggi, che nei giorni scorsi si è conclusa con una sentenza della Corte d’Appello di Bologna.
I giudici di secondo grado hanno ribaltato la decisione del Tribunale di Parma, che nel 2021 aveva condannato Oggi a risarcire Lago con 35 mila euro. Accogliendo la linea difensiva, la Corte ha stabilito che l’articolo in questione rientrava pienamente nell’esercizio del diritto di cronaca e critica, annullando ogni pretesa risarcitoria e obbligando l’ex ufficiale, oggi in pensione, a restituire la somma percepita.
La motivazione dei giudici è chiara: “Legittimo diritto di cronaca”. La sentenza richiama inoltre quanto già affermato dal Tribunale di Milano in una decisione analoga sul quotidiano Libero, confermando che le osservazioni mosse dalla stampa nei confronti del video del Ris non avevano carattere diffamatorio, ma costituivano un legittimo atto di critica giornalistica.
“Il Tribunale – si legge nella motivazione, riportata dal Corriere Bologna – ha escluso la natura diffamatoria dell’articolo iniziale e di quelli successivi, riconoscendo la correttezza dell’esercizio del diritto di critica”.


