Aperto il ciclo conclusivo del Biennale delle Orobie, con cui la GAMeC propone un programma che vede la partecipazione di artisti internazionali e il coinvolgimento di diverse comunità della Bergamasca
Uscire dal museo, come luogo fisico, per incontrare le comunità, per intessere nuove collaborazioni, facendo lavorare gli artisti a stretto contatto con diverse realtà della Bergamasca. Con queste prerogative, si è aperto, sabato 4 ottobre, il quinto e conclusivo ciclo di “Pensare come una montagna – Il Biennale delle Orobie” , programma della Gamec che coinvolge le comunità locali, grazie alla realizzazione di opere da parte di artisti internazionali. Una programmazione diffusa che, proprio a partire dalla riflessione legata ai territori di montagna, si estende dalla città fino alle valli.
Un concetto di relazione che, a partire proprio dai luoghi di montagna, vede incontrarsi umano e natura, come ben raffigurato in “Mother of Millions” di Gaia Fugazza. Una scultura installata all’interno della stalla Gherba (di Gualtiero Locatelli e famiglia) nel Borgo Santa Rosa a Sottochiesa, in Val Taleggio: una figura antropomorfa, ispirata alla pianta omonima, che si riproduce in maniera asessuata, con la peculiare caratteristica di far germogliare nuovi getti dalle sue foglie. “Una scultura nata dopo un periodo di residenza in Val Taleggio, in collaborazione con Nahr – Nature, Art & Habitat Residency – spiega Gaia Fugazza – Spesso, quando si pensa all’ecologia, la presenza umana è vista in maniera negativa: in realtà, quella dell’uomo è una presenza cardine nell’ecosistema”. La scultura, realizzata in argilla di Impruneta, materiale poroso che permette ai sali di affiorare in superficie, creando una patina dall’aspetto vivo, in continuo mutamento. “Il corpo diventa uno sfondo, rompendo così le barriere di indifferenza tra individuo e ambiente”.
Ispirato alla tradizionale iconografia delle Grazie è invece il gruppo scultoreo “Graces for Gerosa”, un’installazione site-specific realizzata dall’artista sudafricana Bianca Bondi all’interno della chiesa sconsacrata di Santa Maria in Montains a Gerosa, in Val Brembilla. Installazione che combina metodi alchemici e sperimentazione su vari materiali, che vedono così elementi in mutazione, portando al centro della scena un’interazione tra ecosistemi. Sette figure a grandezza naturale, realizzate in gesso a partire dai corpi di persone volontarie del paese: un calco che conserva la memoria della presenza fisica, impronta di un’esistenza. Ancelle danzanti che, a partire dall’iconografia classica delle Grazie (unita a quelle raffigurate da Botticelli e Mantegna), suggeriscono un’armonia di un corpo umano che si fa medium tra il terreno e l’immateriale: una ritualità che vede, nei propri elementi naturali, strumenti di metamorfosi e rinascita.
Relazioni e connessioni dell’ecosistema sono al centro anche di “La montagna non esiste” di Agnese Galiotto, un affresco dipinto sul muro di un’abitazione che si affaccia sull’area pubblica antistante gli spazi della biblioteca comunale e della Villa dell’Amicizia ad Almenno San Bartolomeo. Un’opera che riprende il tema della relazione fra esseri umani e uccelli, creando una relazione tra il volo e il monte Albenza alle spalle dell’edificio.
Oggetti di uso quotidiano e materiali di scarto sono al centro di “An unstable and precarious self-portrait munching some traditional Fritos, sipping a couple of caballitos of Casa Dragones, after a busy journey with some dear friends, listening at the same time to the ‘Clair de lune’, performed by Menahem Pressler, and ‘Folie à Deux’, by Stefani Joanne Angelina Germanotta” dell’artista messicano Abraham Cruzvillegas. Un’installazione site-specific realizzata negli spazi esterni della Fondazione Dalmine, attivata per l’occasione dal musicista e performer Dudù Kouate. Un’opera composta da oggetti del quotidiano e materiali di scarto, che esplora con ironia le idee di progresso legate all’immaginario industriale.
Il collettivo Atelier dell’Errore, laboratorio di arti visive dedicato ai bambini neuro-divergenti, fondato dall’artista bergamasco Luca Santiago Mora, è protagonista, con alcuni elementi significativi della propria produzione artistica, di “Ten”, mostra antologica ospitata all’interno degli spazi di Gamec .
Sempre negli spazi della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo è ospitata “Becoming Mountain”, installazione pittorica di Pedro Vez, ispirata al paesaggio montano dell’Alta Via delle Orobie Bergamasche, sviluppata dopo un contatto diretto con i luoghi, esplorati nell’ambito di spedizioni che stimolano un’esperienza corporea immersiva.
Ancora dai legami tra comunità e all’interno delle stesse ha preso forma “Crops Are Not Orphans”, dell’artista spagnola Asunción Molinos Gordo. All’interno della Valle della Biodiversità di Astino, l’artista ha sviluppato un workshop artistico-partecipativo che, a partire dall’archivio di semi custoditi dall’Orto, raccoglie e condivide le storie legati ad essi, promuovendo una riflessione sul concetto di “Seeds Kinship”, la capacità dei semi di generare legami affettivi e alimentare un senso di appartenenza.
Appartenenza e relazione, i cardini di questo ciclo conclusivo di “Pensare come una montagna”, che ha visto Gamec uscire dal proprio luogo fisico per incontrare altri luoghi di prossimità, di collaborazione, di incontro e di rapporto, riflettendo sull’ecosistema come, prima di tutto, elemento fertile di crescita e di relazione con l’altro.
