La riflessione
|Venerdì ho scioperato, sabato lavorato. E ho visto una Bergamo piena di esseri umani
Come professoressa di un liceo bergamasco dico che non è vero che la GenZ è apatica: le piazze piene di giovani parlano da sé
Nessun fine settimana lungo, ma venerdì pomeriggio e sabato al lavoro. Esattamente come molti docenti come me e tanti altri lavoratori italiani.
Queste poche righe non vogliono spiegare ciò che sta succedendo a Gaza, perché altri più competenti e informati di me lo stanno facendo da mesi (per esempio qui Ispi), bensì raccontare quello che ho visto alla manifestazione del 3 ottobre a Bergamo: molti esseri umani (bambini, ragazzi, giovani, adulti e anziani), nessuna e tante categorie (studenti, lavoratori, pensionati), diverse fedi (religiose e politiche), altrettanti slogan per dimostrare di essere umani, rari insulti.
Queste poche righe non vogliono raccontare i molti crimini contro l’umanità che sono attualmente in corso, dalla Palestina all’Ucraina, dall’Iran al Congo, dall’Indonesia ai numerosi luoghi del Pianeta Terra in cui prevalgono oppressione e logiche di forza.
Queste poche righe vogliono, nel piccolo, contribuire a dar voce ai volti nascosti e al silenzio forzato dell’umanità oppressa ma anche alle urla arrabbiate di tanti ragazzi e giovani che oggi dalle piazze fisiche e digitali ci interpellano, quei tanti che rappresentano la futura umanità.
All’incirca un secolo fa, Simone Weil, giovane filosofa francese, affermava che solo agendo per il bene, a livello individuale e istituzionale, è possibile combattere l’oppressione che annulla gli esseri umani e solo sviluppando in noi l’attenzione agli invisibili, ai reietti è possibile contribuire alla realizzazione di un mondo in cui sia istituzioni sia singole persone non schiaccino e annientino le anime e i corpi umani: solo se siamo attenti alle molteplici vulnerabilità quindi potremo essere giusti e collaborare alla costruzione di un mondo fondato sui pilastri della giustizia e dell’umanità.
Queste poche righe vogliono infine provare a scalfire un luogo comune, quello che ritrae i giovani (in particolare la GenZ) come apatici, acritici e dormienti. Le piazze piene di giovani parlano da sé. In una recente attività proposta ai ragazzi delle classi quinte, un’alunna ha scelto queste parole (tratte da una canzone del 1981 di David Bowie e i Queen) per esprimere parte del suo pensiero. Le ha rubate alla generazione precedente, quasi a creare un file rouge che lega chi non si dimentica di essere umano.
Why can’t we give love that one more chance?
Why can’t we give love?
Cause love’s such an old fashioned word
And love dares you to care for
The people on the edge of the night
And love dares you to change
our way of
Caring about ourselves
This is our last dance
This is our last dance
This is ourselves
Under pressure
Under pressure
Pressure
Traduzione
Non possiamo darci un’altra possibilità?
Perché non possiamo dare all’amore un’altra possibilità?
Perché non possiamo dare amore?
Perché l’amore è una parola così fuori moda
E l’amore ti sfida a prenderti cura
Delle persone ai margini della notte
E l’amore ti sfida a cambiare
Il nostro modo di
Aver cura di noi stessi
Questo è il nostro ultimo ballo
Questo è il nostro ultimo ballo
Questo siamo noi
Sotto pressione
Sotto pressione
Pressione







