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Intelligenza artificiale, Martino: “La società idolatra la velocità, ma il nostro cervello non è fatto per questo”

La conferenza di apertura della XXIII edizione, Telmo Pievani: “Non parlate male della cultura: è stata la cultura a fare di noi quello che siamo. Senza, oggi non saremmo qui”. Il presidente Moltrasio: “Vent’anni fa il programma cartaceo stava in tasca, oggi è un volume che raccoglie tutto il territorio”

La sala allestita in Piazza della Libertà era gremita – venerdì 3 ottobre – per l’apertura della XXIII edizione di BergamoScienza, il festival che per le prossime due settimane porterà in città e provincia conferenze, laboratori e incontri, quest’anno dedicati al tema dell’IN-FORMAZIONE. Un titolo che suona come programma e avvertimento: in un’epoca dominata da flussi di dati e narrazioni semplificate, la scienza si propone come strumento per capire, distinguere e costruire futuro.

Ad introdurre la serata sono stati i vertici della Fondazione BergamoScienza e le istituzioni: Nicola Quadri, direttore generale della Fondazione, Andrea Moltrasio, presidente, Raffaella Ravasio, consigliera, il vicesindaco Sergio Gandi e la consigliera provinciale Giorgia Gandossi.

Le prime parole sono state del presidente Andrea Moltrasio, che ha parlato con l’emozione di chi ha visto BergamoScienza nascere e crescere: “Vent’anni fa il programma cartaceo stava in tasca, oggi è un volume che raccoglie tutto il territorio, dai grandi nomi internazionali alle aziende locali. È una fondazione di partecipazione: chiunque può diventare socio. Più siamo, più diventiamo comunità”.

Poi la parola è passata a Raffaella Ravasio, che ha portato al centro del discorso la missione educativa del festival: “La scuola è il cuore di BergamoScienza. È il luogo dove si forma il pensiero critico e, nel bene e nel male, il pensiero soggettivo. Una società senza futuro è una società che lentamente muore: per questo dobbiamo difendere la scuola, ridarle quell’autorevolezza che un tempo era la base del nostro vivere civile”. Ha poi ricordato il lavoro degli insegnanti e dei ragazzi che animeranno i laboratori interattivi del weekend in piazza, “spazi in cui anche i più piccoli possono giocare e appassionarsi, seminando quella sete di sapere che è fondamentale”. Infine, un appello diretto ai cittadini: “Aiutiamoci a proteggere la nostra scuola, perché è lì che nasce la capacità di distinguere le informazioni vere dalle false. È lì che si costruisce il futuro”.

Il vicesindaco Sergio Gandi, tramite un breve intervento, ha sottolineato la sintonia tra Bergamoscienza e l’amministrazione comunale: “Voi fate ciò che dovrebbe fare una città: informare in modo serio, aperto a tutti, senza paura delle verità scomode. Noi ci siamo e vi accompagneremo anche nella nuova casa di BergamoScienza, su cui stiamo lavorando”.

La consigliera provinciale Giorgia Gandossi ha infine portato una testimonianza personale: “BergamoScienza, ai tempi della scuola, è stata una delle esperienze più belle e formative. L’idea che i ragazzi possano insegnare ad altri ragazzi crea un legame generazionale che resta”.

I vertici e le istituzioni hanno poi lasciato il palco al momento clou della serata: l’intervista doppia al biologo evoluzionista Telmo Pievani e al neurologo Gianvito Martino, condotto con ritmo e chiarezza dalle due volontarie di BergamoScienza, Ilaria Tognoli e Alice Ondei.

Pievani ha ripercorso il lungo cammino dell’evoluzione, mostrando come l’informazione sia stata il filo conduttore della nostra storia: “La vita è un’isola di ordine provvisorio in un mare di disordine, diceva Schrödinger. L’informazione è il modo con cui la vita si organizza. Per due terzi della nostra storia il cervello è rimasto uguale, poi con Neanderthal e Homo sapiens è esploso: non solo più grande, ma capace di simboli, ornamenti, pitture rupestri, musica. L’intelligenza simbolica ha cambiato tutto”.

E con un monito ha aggiunto: “Non parlate male della cultura: è stata la cultura a fare di noi quello che siamo. Senza, oggi non saremmo qui”.

Martino ha spostato lo sguardo sulla macchina cerebrale che elabora le informazioni: “Il nostro cervello lavora con due sistemi. Il primo è rapido, istintivo, emotivo: analizza milioni di stimoli al secondo. Il secondo è lento, razionale, pigro: elabora pochi dati, ma richiede sforzo. Sono due voci che convivono, ma spesso entrano in conflitto”.

È proprio da questo conflitto che nascono le nostre fragilità cognitive. “Le fake news funzionano perché parlano al sistema veloce: offrono spiegazioni semplici, emotive, teleologiche. La scienza, invece, chiede lentezza e fatica”.


Le fake news

Il tema delle fake news è stato un passaggio cruciale: “Non basta smentire, bisogna smontare – spiega Pievani – perché ci siamo cascati e dare strumenti per riconoscere i meccanismi della manipolazione. È quello che Popper chiamava la differenza tra ignoranza buona, che apre alla conoscenza, e ignoranza cattiva, che chiude e si autoalimenta”.

Guardando al futuro, la conversazione si è spostata sull’intelligenza artificiale. Martino ha avvertito: “Viviamo in una società che idolatra la velocità, ma il nostro cervello non è fatto per questo. La fretta favorisce la parte più istintiva e irrazionale. L’AI non potrà mai sostituire la capacità umana di fermarsi, pensare, rimuginare. Ma intanto rischiamo di crescere bambini che confondono il mondo reale con quello virtuale”. Ha citato uno studio australiano che lega l’uso precoce dei tablet a difficoltà linguistiche e cognitive, concludendo: “Servono regole e serve educazione sull’utilizzo di questi strumenti. Non per vietare, ma per insegnare”. Il neurologo ha però chiuso con uno spiraglio positivo: le stesse tecnologie possono aprire prospettive incredibili nella cura di malattie e disabilità, dalle interfacce cervello-macchina agli esoscheletri.

La responsabilità, hanno ricordato entrambi, resta nostra. “Da sempre l’uomo si adatta all’ambiente che lo circonda, quindi ci stiamo adattando al mondo che abbiamo creato», ha detto Pievani. “La manipolabilità del sistema ci fa essere quello che siamo. è quindi nostra responsabilità avere comportamenti positivi che dobbiamo trasmettere, tramandare e rendere collettivi», ha aggiunto Martino.

BergamoScienza riapre così i battenti una serata che ha intrecciato memoria e futuro.  Nei prossimi giorni il festival porterà in città decine di appuntamenti, conferenze e laboratori confermando la sua missione: rendere la scienza accessibile, condivisa e viva, proprio lì dove l’informazione diventa formazione.