Bergamo, un patto contro emarginazione e povertà: “Bisogni crescenti”
Caritas, Acli, Fondazione Diakonia e Società San Vincenzo De Paoli hanno firmato un protocollo d’intesa per rafforzare la collaborazione a beneficio delle persone più fragili
Bergamo. Il mondo cattolico bergamasco fa squadra contro la povertà. Le Acli provinciali di Bergamo, la Caritas diocesana bergamasca, Fondazione Diakonia Onlus e Società San Vincenzo de Paoli OdV hanno firmato un protocollo d’intesa con l’intento di rafforzare il lavoro di rete, l’impegno e la corresponsabilità nel far fronte alle esigenze e ai bisogni del contesto sociale.
Roberto Cesa, presidente delle Acli provinciali di Bergamo, afferma: “La sigla di questo protocollo ha due finalità. La prima è di essere segno di unità nel compiere il bene, nel servizio alle comunità che abitiamo. Come volontariato, diffuso in tutto il territorio bergamasco, e come Chiesa. La seconda è di mettere i volontari nelle migliori condizioni per aiutare il prossimo, mettendo a loro piena disposizione gli strumenti di tutte e tre le nostre organizzazioni: gli sportelli sociali, i centri di primo ascolto, le visite a casa, i vari interventi di supporto economico, i servizi per gli anziani, gli immigrati, le badanti e molto altro ancora”.
“Il protocollo – annota don Roberto Trussardi, direttore di Caritas Bergamasca – ha avuto il pregio di aiutarci a mettere nero su bianco le linee di uno stile comune di azione che vogliamo mettere in campo, nel solco di sinergia già consolidate. In primis vogliamo valorizzare l’incontro con l’altro, accogliere tutte le persone a prescindere dal credo, dalla nazionalità e dalle condizioni economiche, stare vicino e accompagnare i più fragili, porre l’attenzione alle esigenze della nostra comunità locale, lavorare sull’advocacy perché i diritti di ciascuno siano rispettati rendendo protagonisti i volontari e le loro risorse così come le persone che aiutiamo, in una rete solidale di relazioni con le altre istituzioni pubbliche e private che lavorano sul territorio”.
Infine, Maria Campana, presidente dell’OdV Società di San Vincenzo de Paoli, Consiglio Centrale di Bergamo, conclude: “Il protocollo d’intesa è il frutto di un percorso di condivisione e di lavoro comune tra le nostre organizzazioni. Questo accordo rappresenta un importante passo avanti nella nostra collaborazione per il servizio ai più poveri e vulnerabili. Siamo convinti che questa collaborazione possa avere un impatto positivo significativo sulla vita delle persone e delle comunità che serviamo. Lavoreremo insieme per promuovere la dignità e il valore di ogni persona”.
Tracciando una panoramica di chi si rivolge ai servizi del patronato Acli, Cesa spiega: “ Nell’ultimo quinquennio l’utenza CAF ACLI della provincia di Bergamo è aumentata del 16,9%: un incremento analogo a quello registrato a livello regionale (+16,2%), ma nettamente superiore a quello del numero complessivo di contribuenti bergamaschi che hanno presentato il modello 730 tramite CAF di qualunque sigla (+10,0%). Le dichiarazioni dei redditi 2023 presentate in provincia di Bergamo arrivano così a pesare per il 8,8% dei 730 presentati tramite CAF ACLI a livello regionale e a rappresentare il 10% delle dichiarazioni che, dal territorio provinciale, sono pervenute all’Agenzia delle Entrate tramite CAF di qualunque sigla. Coerentemente con la distribuzione per età della popolazione, la maggioranza dei contribuenti sono lavoratori (58,9% nel 2023), di età compresa tra i 30 e i 66 anni. Risulta sottorappresentata, rispetto alla distribuzione demografica, la fascia degli under 30 (9,5% contro una presenza provinciale pari al 15,1%); sono per contro sovra-rappresentati i contribuenti più anziani (31,3% contro un’incidenza del 23,6% a livello provinciale)”.

“In media – prosegue il presidente delle Acli provinciali di Bergamo – i redditi equivalenti a valore costante sono diminuiti nel quinquennio del 4,2%, essenzialmente a causa dell’inflazione (contro una media lombarda di -4,6%). Il calo è stato più contenuto per i lavoratori (-2,9% a livello provinciale, più contenuto rispetto al -4,2% a livello regionale). Parallelamente è aumentata la sperequazione dei redditi, con i contribuenti del primo quintile che nel 2023 hanno registrato in media un reddito pari al 18,8% di quello dei contribuenti del quinto quintile (la percentuale era del 21,3% nel 2019). Tali disuguaglianze sono leggermente inferiori a quelle registrate a livello regionale (dove la percentuale nel 2023 è pari a 17,6%)”.
Sono aumentate, invece, le spese che le persone devono sostenere. Roberto Cesa evidenzia: “Tra il 2019 e il 2023 si è registrato un aumento di tutte le voci di spesa. In particolare, il valore medio delle spese per immobili è cresciuto del 32,4% e quello delle spese sanitarie è aumentato del +11,7%. (contro il +6,3% a livello regionale). L’incremento è stato più contenuto per le spese per istruzione e sport (+5,0%). Tale aumento si è tradotto solo parzialmente in un incremento del peso delle diverse voci di spesa sul reddito dei contribuenti, rimasto pressoché stabile tra il 2019 e il 2023 sia tra i contribuenti più «ricchi» (coloro che popolano il quinto quintile della distribuzione dei redditi) che tra i contribuenti più «poveri» (che popolano il primo quintile)”.




