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Crisi del tessile, la Cooperativa Ruah chiede la cassa integrazione per una decina di dipendenti

Prorogata al 19 ottobre la sospensione della raccolta di vestiti: “Obiettivo salvaguardare i posti di lavoro”

La crisi del comparto tessile colpisce ancora la Città dei Mille. Dopo una prima sospensione della raccolta degli indumenti usati e rifiuti tessili, la Cooperativa Ruah di Bergamo estende la misura: fino al 19 ottobre il 70% dei cassonetti resteranno chiusi e contrassegnati da appositi avvisi.

La ripresa del servizio dipenderà dalla definizione di un accordo ponte con gli enti locali o dal miglioramento delle condizioni di mercato. La decisione è stata assunta in modo responsabile e condivisa preventivamente con le stazioni appaltanti.

Lo stop non riguarda soltanto un servizio, ma incide direttamente su persone e comunità. La raccolta tessile gestita da Ruah rappresenta un presidio non solo ambientale, ma anche sociale: il lavoro generato coinvolge operatori in situazione di svantaggio, inseriti in percorsi di inclusione lavorativa che oggi rischiano di subire interruzioni. Per questo la cooperativa ha avviato la richiesta di attivazione della cassa integrazione per una decina di lavoratori impiegati nella raccolta, con l’obiettivo di salvaguardare i posti di lavoro e ridurre l’impatto sociale della crisi.

“La nostra è una cooperativa sociale che da più di vent’anni costruisce lavoro vero per persone in difficoltà, grazie a una filiera etica, legale e tracciata – spiega Daniela Meridda, presidente di Cooperativa Ruah -. Chiediamo il riconoscimento del valore ambientale e sociale che garantiamo ogni giorno. Solo attraverso un impegno condiviso con gli enti locali potremo continuare a garantire un presidio prezioso per il territorio e per la comunità”.

Ruah è parte della rete R.I.U.S.E., certificata dal marchio europeo Solid’R, che riunisce operatori impegnati in una filiera etica e tracciata del tessile. Da oltre vent’anni contribuisce a ridurre emissioni di CO₂ e consumo di materie prime, a limitare il ricorso alle discariche e a creare lavoro per persone in condizioni di fragilità, reinvestendo parte degli introiti in progetti di utilità sociale.

Le difficoltà toccano da vicino la raccolta, ma non riguardano solo questa fase della filiera. Negli ultimi anni il modello del riuso tessile è entrato in una transizione complessa: i volumi sono aumentati, ma la qualità del materiale è crollata a causa della diffusione del fast fashion, che immette sul mercato capi a basso costo e scarsa durabilità. Le frazioni non idonee al riutilizzo superano ormai in molti casi il 50% del totale e finiscono allo smaltimento, con costi elevatissimi e impianti insufficienti. A ciò si aggiungono la saturazione degli stoccaggi, la chiusura di interi mercati di sbocco in seguito a crisi geopolitiche e l’aumento dei costi di trasporto e termovalorizzazione. Secondo le analisi di settore, il valore della frazione riutilizzabile è crollato fino al 70% rispetto ai livelli pre-2020. In assenza di un’adeguata rete nazionale di impianti per il riciclo tessile e senza un sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), la sostenibilità economica dell’intero sistema risulta oggi compromessa.

“Dal 1° gennaio 2022 – ricorda Ammar Shawesh, direttore di Triciclo Bergamo – le disposizioni nazionali prevedono la raccolta differenziata dei rifiuti tessili. I Comuni, già impegnati nell’organizzazione di questo servizio, non possono però essere lasciati soli: diventa essenziale costruire insieme risposte concrete che ne garantiscano la continuità e che salvaguardino i benefici ambientali, sociali e occupazionali”.

Nel frattempo, Ruah invita la cittadinanza a non depositare sacchi o materiali all’esterno dei contenitori, per evitare degrado e costi aggiuntivi per la collettività. Chi desidera cedere abiti in buono stato potrà farlo recandosi direttamente all’impianto di Triciclo in via Cavalieri di Vittorio Veneto 14, facilmente raggiungibile e aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.