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“Pensare come una montagna” e dialogare con le comunità: la sfida dell’arte

Un’iniziativa che conferma l’impegno della Gamec nel coinvolgimento attivo delle comunità locali e nel valorizzare l’arte come strumento di partecipazione e coesione sociale, in continuità con quanto sviluppato nell’ambito di Pensare come una montagna – Il Biennale delle Orobie

Sabato 4 ottobre si inaugura il quinto e ultimo ciclo del programma della GamecPensare come una montagna – Il Biennale delle Orobie. Nel corso dell’intera giornata il territorio bergamasco sarà animato da una programmazione diffusa, che vedrà protagonisti artisti internazionali in dialogo con le comunità di Bergamo, Almenno San Bartolomeo, Dalmine, Gerosa e Sottochiesa.

L’inaugurazione dell’ultimo ciclo del programma sarà l’occasione per riattivare alcuni degli interventi artistici realizzati nel corso dei due anni del progetto: un’iniziativa che conferma l’impegno della Gamec nel coinvolgimento attivo delle comunità locali e nel valorizzare l’arte come strumento di partecipazione e coesione sociale, in continuità con quanto sviluppato nell’ambito di Pensare come una montagna – Il Biennale delle Orobie.


Gaia Fugazza a Sottochiesa di Val Taleggio

Primo appuntamento di sabato 4 ottobre sarà a Sottochiesa dove, alle 10.30, in una tipica stalla della Val Taleggio sarà presentata la scultura “Mother of Millions” di Gaia Fugazza, che mette in relazione il mondo vegetale e quello umano.

Il progetto sviluppato da Gaia Fugazza in collaborazione con Nahr – Nature, Art & Habitat Residency in seguito a un periodo di residenza in Val Taleggio, è una scultura di grandi dimensioni che rappresenta una figura sulle cui possenti braccia aperte crescono, come germogli, piccoli esseri umani che essa trasporta, facendosi carico del loro peso. La scultura si ispira a una pianta che da tempo affascina l’artista, e la cui peculiare caratteristica è proprio quella di far germogliare nuovi getti dalle sue foglie, autoclonandosi. L’opera, che intende tessere una stretta relazione fra il mondo vegetale e quello umano, sarà allestita in una stalla tipica della Val Taleggio, per poi essere esposta nelle sale del museo a partire dalla seconda metà di ottobre. Collocando la scultura all’interno di un’architettura tipica del luogo, l’artista intende sottolineare l’azione positiva dell’essere umano nel contesto naturale della montagna, all’insegna di un rapporto di co-dipendenza e rispetto reciproco.


Bianca Bondi a Gerosa

A Gerosa, in Val Brembilla, l’artista sudafricana Bianca Bondi ha realizzato un’installazione nella chiesa sconsacrata di Santa Maria in Montanis, visitabile dalle 14:30: in “Graces for Gerosa” viene ricreata una danza rituale, in cui il movimento dei calchi in gesso di alcuni membri della comunità di Val Brembilla esprime devozione, intimità e spiritualità.

Sviluppata in collaborazione con la comunità di Val Brembilla, l’opera dialoga con l’architettura e gli interni della chiesa, attingendo alla storia locale, in particolare all’interdizione della danza dai luoghi sacri.
Rifacendosi all’iconografia cristiana e pre-cristiana italiana, in cui figure danzanti venivano raffigurate per rappresentare rituali estatici e funerari laddove la danza metteva in relazione il terreno al divino, Bondi ricrea una danza rituale in cui il movimento di sette figure a grandezza naturale, senza testa e coronate da esuberanti bouquet di fiori, coralli e materia cristallizzata — qui presenti nella forma di calchi in gesso raffiguranti membri della comunità della Val Brembilla — è interpretato come una forma di devozione, intimità e spiritualità.


Agnese Galiotto ad Almenno San Bartolomeo

Alle 15, ad Almenno San Bartolomeo sarà inaugurato l’affresco “La montagna non esiste” di Agnese Galiotto, che esplora la relazione tra esseri umani e uccelli, tema caro all’artista.

Dopo aver presentato il film Migratori in occasione del terzo ciclo di Pensare come una montagna, Agnese Galiotto, in collaborazione con il comune di Almenno San Bartolomeo, ha realizzato un affresco dipinto sul muro di un’abitazione che si affaccia sull’area pubblica antistante gli spazi della biblioteca comunale e della Villa dell’Amicizia. L’opera ritrae un folto stormo di uccelli rappresentato con grande accuratezza, per restituire con precisione i tratti distintivi di ciascuna specie, e riprende il tema della relazione tra esseri umani e uccelli, caro all’artista, creando un legame visivo tra il volo e il profilo del Monte Albenza, che si innalza alle spalle dell’edificio. L’affresco, dal forte impatto visivo, suggerisce l’illusione che gli uccelli stiano attraversando la piazza in un volo rapido e armonioso. Il titolo del lavoro, La montagna non esiste, allude alla concezione della montagna come confine naturale, frutto di una visione puramente umana. Al contrario, gli animali — come gli uccelli — attraversano liberamente le montagne seguendo i valichi, senza la necessità di raggiungere la vetta per superarle.
In occasione della presentazione dell’opera, nelle sale della Villa dell’Amicizia sarà nuovamente proiettato il cortometraggio Migratori, che invita a riflettere sul rapporto tra osservazione scientifica e libertà animale.


Abraham Cruzvillegas alla Fondazione Dalmine

Per gli spazi esterni della Fondazione Dalmine Abraham Cruzvillegas ha ideato un’installazione che pone in dialogo ambiente naturale, attività agricola e tradizione industriale. In occasione della presentazione, alle 16, l’opera sarà attivata dal musicista e performer Dudù Kouate.

A Dalmine, l’artista messicano Abraham Cruzvillegas realizzerà un’installazione negli spazi esterni della Fondazione Dalmine, dando vita a un progetto partecipativo che coinvolgerà diverse associazioni del territorio.
L’opera sarà composta da oggetti agricoli di uso quotidiano, donati da tre cooperative locali, insieme a materiali di scarto provenienti dal contesto industriale. Attraverso questo assemblaggio, l’installazione metterà in dialogo ambiente naturale, attività agricola e tradizione industriale, offrendo una riflessione sulla storia, sull’economia e sulla cultura della città. Tre lunghi tubi in acciaio, ciascuno sormontato da una carriola, si ergono nel parco della Fondazione, proponendo — non senza ironia — una riflessione su temi come il lavoro, l’identità, l’appartenenza, l’inquinamento, l’ingegneria, l’efficienza, la comunità, il gioco, la tradizione, il post-capitalismo e le idee di progresso.
In occasione della giornata inaugurale, il musicista e performer Dudù Kouate attiverà, attraverso il suono, la scultura e alcune carriole utilizzate per trasportare ortaggi destinati all’Orto della Fondazione. Questi saranno interrati dai membri delle associazioni coinvolte, dando vita a un ulteriore momento di condivisione e partecipazione collettiva.


Ten alla Gamec 

In serata, dalle 18.30, allaGamec saranno presentate la mostra antologica di Atelier dell’Errore, “Ten”, che raccoglie le opere più significative prodotte dal collettivo negli ultimi dieci anni, e “Becoming Mountain”, una grande installazione pittorica di Pedro Vaz ispirata al paesaggio dell’Alta Via delle Orobie Bergamasche. In occasione della Ventunesima Giornata del Contemporaneo, il museo sarà aperto gratuitamente al pubblico fino alle 22.

Negli spazi della Gamec sarà presentata Ten, una mostra antologica del collettivo Atelier dell’Errore che raccoglierà alcuni tra i nuclei più significativi della loro produzione artistica a partire dal 2015, anno in cui il laboratorio di arti visive dedicato ai bambini neuro-divergenti fondato dall’artista bergamasco Luca Santiago Mora nel 2002 si è costituito come collettivo professionalmente dedito alla pratica artistica e performativa. Peculiarità del collettivo è l’uso del disegno come medium privilegiato, inteso non solo come strumento espressivo, ma anche come legame fondante tra i membri: ogni opera è infatti realizzata a più mani, valorizzando le competenze specifiche di ciascuno. La mostra si articola tra lo Spazio Zero — dove sarà esposta una nuova importante serie dedicata al tema della sessualità — e le sale della Collezione del museo, seguendo un percorso non cronologico che ripercorre i momenti chiave della loro ricerca artistica degli ultimi dieci anni.

In museo sarà presentata anche una grande installazione pittorica di Pedro Vaz, ispirata al paesaggio montano dell’Alta Via delle Orobie Bergamasche e sviluppata dopo un’esperienza di trekking sulle nostre montagne. Il dipinto raffigura una veduta della Presolana, restituita attraverso lo sguardo e l’esperienza diretta dell’artista portoghese: un approccio che riflette pienamente la sua pratica, basata sul contatto diretto con luoghi remoti, esplorati nell’ambito di spedizioni che stimolano un’esperienza corporea immersiva, da cui prende forma il processo creativo di Vaz, tra figurazione e astrazione. Montata su una struttura ricurva, l’opera si discosta dalle vedute ottocentesche che privilegiano la distanza e la contemplazione del paesaggio, per restituire invece l’esperienza della presenza, in cui “il corpo cessa di essere uno spettatore e diviene parte della montagna stessa”. La curvatura del supporto rafforza questo intento, avvolgendo il visitatore e trasformando la fruizione in un’esperienza di prossimità con la montagna.


Asunción Molinos Gordo ad Astino

Nella Valle della Biodiversità di Astino, in collaborazione con l’Orto Botanico “Lorenzo Rota” di Bergamo, l’artista spagnola Asunción Molinos Gordo svilupperà il workshop artistico-partecipativo Crops are not Orphans che, a partire dall’archivio dei semi custodito dall’Orto, raccoglierà e condividerà le storie ad essi legate, proponendo una riflessione collettiva sul concetto di Seeds Kinship, la capacità dei semi di generare legami affettivi e alimentare un senso di appartenenza.
Il titolo del progetto fa riferimento alla definizione di Orphan Crops, termine – in contrapposizione al concetto di Seeds Kinship – con cui la comunità scientifica indica quei semi ritenuti non significativi per la ricerca o privi di un proprietario. Al contrario, per Molinos Gordo i semi sono profondamente intrecciati alle storie di vita delle persone, e portatori di un valore emotivo e relazionale.
Il laboratorio coinvolgerà dieci partecipanti provenienti dagli orti collettivi della provincia bergamasca, articolandosi in tre giornate di lavoro a ottobre e altre tre a gennaio. Al termine del percorso, l’artista realizzerà una restituzione visiva del lavoro corale, che sarà esposta negli spazi del museo.

La partecipazione agli eventi è gratuita. Per informazioni: www.gamec.it