Logo

Temi del giorno:

Nel mirino anziani, ragazzini, persino un’artista di strada derubato delle offerte. A Ponteranica la dipendente di un centro massaggi legata. Il bottino: 10 mila euro, spesi al bar e in albergo con le ragazze. Il gip: “Assoluto senso di impunità”. Quattro in cella

Valle Seriana. “Fra”, gli bisbigliano alle spalle per farlo voltare. Poi lo buttano a terra, lo immobilizzano e gli portano via l’orologio da 2 mila euro. Succede il 19 aprile a Nembro. La vittima è un anziano, un ultrasettantenne.

“Vai, vai dai vigili. Fai quel c… che ti pare, te la facciamo pagare”. Gli hanno appena preso a calci la chitarra. E rubato le offerte lasciate nella custodia, 40 miseri euro. Succede il 14 aprile fuori da un supermercato ad Albino, la vittima è un musicista di strada.

“Ce l’avete una sigaretta?”, chiedono a un gruppo di giovani dopo aver spaccato a terra una bottiglia, giusto per mettere le cose in chiaro. Volano calci, schiaffi, poi strappano la collanina a uno di loro. Succede il 14 luglio a Nembro. Stessa sorte toccherà a un’anziana e a un ragazzino di 15 anni.

Nel provvedimento di custodia cautelare in carcere, il giudice Federica Gaudino parla di “natura violenta”, “spiccata indole criminale”, “allarmante disinvoltura” nel compiere reati e, vien da sè, “totale disinteresse” per i provvedimenti delle autorità. Concetti riassunti efficacemente in quattro parole: “Assoluto senso di impunità”.

A tal punto che uno di loro, durante una rapina a Ponteranica, lo scorso 17 novembre, aveva agito a volto scoperto. Aveva tappato la bocca alla dipendente del centro massaggi, mentre il complice (lui sì, a volto travisato) portava via 700 euro in contanti, due cellulari e un tablet Huawei.

“Nonostante sospettassero concretamente di essere indagati”, osserva il gip, fino all’ultimo “hanno continuano a delinquere”. Quando hanno saputo che dei testimoni erano stati convocati in caserma, li hanno contattati e minacciati. Uno di loro, terrorizzato, non ha retto alla tensione, ed è scoppiato a piangere davanti ai carabinieri.

Quattro giovani di origine marocchina tra i 21 e i 29 anni di età sono finiti in carcere lo scorso 16 settembre, al termine di un’indagine condotta dai Carabinieri della Compagnia di Clusone, coordinati dalla Procura della Repubblica e guidati dal capitano Maurizio Guadalupi, in collaborazione con i colleghi delle stazioni di Albino e Fiorano al Serio. Ad incastrarli le immagini delle telecamere e le accurate descrizioni di vittime e testimoni.

In cella sono finiti A.A., 29 anni; I.L., 23 anni; Z.H., 21 anni; H.H., 29 anni. Gli ultimi due sono fratelli. Quasi tutti hanno denunce e precedenti alle spalle. Una sfilza, in realtà. Anche pesanti: furti, rapine, danneggiamenti, lesioni, violenze. Sono accusati di avere compiuto almeno sette colpi nel giro di otto mesi (ma potrebbero essere di più) tra rapine e scippi.

Una “banda di strada”, la definiscono gli inquirenti. Una banda che si nascondeva all’interno di un box nel quartiere “Fiorito” ad Albino. La base dalla quale partivano per commettere le scorribande. L’unica fonte di reddito, visto che non avevano un lavoro. Il bottino? Intorno ai 10 mila euro. Spesi nelle serate al bar e in albergo con le ragazze.

Ognuno aveva compiti e ruoli ben precisi: mentre uno faceva da “palo”, i complici avvicinavano le vittime con una scusa per poi minacciarle, aggredirle, derubarle. Lo scorso aprile, i quattro avevano attirato un ragazzo italiano in una località isolata ad Albino, con la promessa di vendergli della droga. Lo hanno rapinato, mentre gli puntavano una pistola addosso.

Generico settembre 2025