Bambini e piazze, il cuore che manca alle nostre città. O sono dei bambini o non sono di nessuno
I bambini ci ricordano che la vera bellezza di una piazza non sta solo nella pietra levigata, ma nel pallone che rimbalza, nelle corse improvvisate, nelle risate che echeggiano tra i muri
A Murano, un pomeriggio come tanti, un gruppo di bambini ha fatto ciò che i bambini hanno sempre fatto: giocare a pallone in piazza. Qualche risata, il rimbalzo del cuoio sulle pietre antiche, la vitalità di una comunità che si rinnova. Ma a spegnere quel momento è arrivata la burocrazia: una multa. Un gesto che ha colpito non solo i genitori, ma soprattutto loro, i piccoli protagonisti.
“Cosa dovremmo fare per passare il tempo come si faceva una volta?”, ha chiesto uno di loro al sindaco. E un altro, con un misto di rabbia e delusione, ha esclamato: “Col telefono no, col pallone no, giocare no: è una vergogna!”. Parole che sembrano ingenue, ma che fotografano con precisione chirurgica il paradosso delle nostre città: ai bambini chiediamo di crescere sani, lontani dagli schermi, ma al tempo stesso togliamo loro spazi e libertà.
L’episodio di Murano ha fatto il giro delle cronache locali, ma la sua eco va ben oltre la Laguna. A Bergamo, per esempio, la riflessione è immediata: cosa accadrebbe se un agente zelante decidesse di applicare alla lettera il nostro regolamento comunale? Anche nei nostri borghi storici il rischio è di trasformare piazze e vicoli in luoghi da cartolina: belli da guardare, ma svuotati
di vita.
Non è un caso che il Comitato dei Residenti di Città Alta porti avanti da tempo una battaglia per ripopolare il borgo e restituire servizi a chi lo abita. Tra questi, uno dei più semplici, eppure più rivoluzionari: permettere ai bambini di giocare negli spazi pubblici. Perché una città senza voci infantili non è solo più silenziosa: è più povera.
Il tema, allora, non è solo quello di una multa, ma di una domanda che riguarda tutti e soprattutto i nostri amministratori: quale modello di città vogliamo costruire? Una vetrina perfetta per turisti mordi e fuggi, o un luogo vissuto da chi lo abita ogni giorno?
Murano e Bergamo, in fondo, raccontano la stessa sfida. I bambini ci ricordano che la vera bellezza di una piazza non sta solo nella pietra levigata, ma nel pallone che rimbalza, nelle corse improvvisate, nelle risate che echeggiano tra i muri. E forse, se imparassimo ad ascoltarli, scopriremmo che la loro semplice partita a calcio è la forma più autentica di amore per la città.
Forse la risposta su come vorremmo i nostri luoghi ce l’hanno già data i bambini di Murano, con la loro protesta ingenua ma potentissima. Ci ricordano che la città non è davvero nostra se non la possiamo vivere. E che nessuna piazza sarà mai completa senza il rumore allegro di un gioco interrotto solo dal calar del sole… e non da un verbale.
P.S. Mi sono informato ed effettivamente quello che è successo a Murano potrebbe succedere anche a Bergamo se un poliziotto zelante volesse applicare pedissequamente il nostro regolamento comunale.
Maurizio Vegini, paesaggista



