La mostra è allestita fino al 4 ottobre alla Sala espositiva Virgilio Carbonari di Seriate
Seriate. Audelio Carrara, artista bergamasco dalla sensibilità profonda e paziente, propone fino al 4 ottobre alla Sala espositiva Virgilio Carbonari di Seriate una mostra di impatto emotivo e percettivo, che si muove in punta di piedi tra scultura, installazione e paesaggio interiore. Il suo lavoro si articola su due livelli espositivi, conducendo il visitatore lungo un percorso silenzioso e meditativo, fatto di volumi, luci, ombre e suoni sospesi.
Al piano basso, una serie di forme globulari e variamente organomorfe, in gesso, in terracotta e in bucchero si stagliano nello spazio, a terra o fluttuando leggere, appese a fili invisibili. Sembrano formazioni biogeniche, bozzoli, meteoriti, o ancora architetture immaginate di mondi inconsci. Le loro superfici porose, imperfette, aperte, invitano a un’esplorazione ravvicinata. Cavità, fessure, piccoli anfratti abitabili, come nidi, grotte, alveari, accennano a un’idea primordiale di rifugio e intimità.
Il percorso si apre con “Abitare il blu”, un grumo di ceramica, gesso e stucco la cui brillantezza costituisce l’unica nota dirompente di un viaggio per il resto bilanciato sulle tonalità neutre e terragne, perfettamente avvolgenti, di strutture che vogliono restituire una sorta di naturalità primigenia dell’abitare. Prosegue con le forme alveolari di “Proliferazioni” e la linea germinativa di “Origini”, fino alle “nuvole” baroccheggianti, sospese a bassa quota tra architettura e sogno, e ai “Buccheri” arcaici e sedimentari, di insolita risonanza visiva.
L’allestimento, curato nei dettagli di spazio/tempo di visita, gioca con le luci e le ombre, creando traiettorie aperte in un paesaggio rarefatto, dove il visitatore è chiamato a rallentare, girare intorno alle opere, sostare. Ad accompagnare l’esperienza, una installazione sonora composta da Adelio Leoni: suoni lievi, galleggianti e insieme sotterranei accentuano la dimensione meditativa del concept artistico.
Carrara lavora soprattutto con il gesso, materiale fragile, anche effimero, che si presta bene a raccontare la natura transitoria della nostra esperienza quotidiana. Le sue sculture nascono da un gesto rituale, che rigenera e sedimenta, restituendo valore e densità al tempo lento della creazione manuale. Un gesto consapevole, introspettivo, teso a esplorare gli effetti trasformativi della materia e del fare artigiano.
Salendo al piano superiore il discorso si precisa: qui trovano posto piccole strutture architettoniche, “Stanze” minimali e dimore essenziali che proseguono in forme archetipiche la riflessione iniziata al piano inferiore. È l’abitare “partendo dal pieno per dare vita al vuoto”, suggerisce la curatrice Giovanna Brembilla, il tema che tiene insieme l’intero progetto, inteso non solo come occupazione di uno spazio fisico, e nemmeno solo come dimensione esistenziale, ma anche come proiezione psichica dell’identità di ognuno. Le strutture-contenitori si tendono infatti al di fuori della linea di fuga del corridoio, suggerendo appigli più mentali che materiali all’idea stessa di appartenenza.
Scrive Brembilla nel testo che accompagna l’esposizione: “Restare è il significato profondo di dimora, luogo in cui ci si trattiene spogliandosi dalla fatica quotidiana per dedicare tempo, ascolto e realizzazione a se stessi e agli altri.” In questo senso, l’opera di Carrara è un invito a riscoprire l’essenza stessa dell’essere nel mondo. Un richiamo quasi filosofico, alla maniera di Seneca: non serve cambiare cielo, ma animo, perché abitare, così come – al contrario- esserne allontanati o sentirsi esiliati, sono innanzitutto disposizioni dell’anima.
Qualunque sia stata la loro genesi, che affonda comunque le radici nel vissuto personale dell’artista, queste opere si prestano a molteplici interpretazioni. In un tempo in cui troppi individui sono costretti ad abbandonare la propria casa e la propria terra portando con sé solo una chiave, queste architetture sottili e materiche, al contempo solide e diafane, fragili ma tattili, intensamente pensate e curate nei dettagli, parlano con pudore del bisogno universale di rifugio, memoria e di uno spazio per esistere.
La mostra è un’esperienza suggestiva e silenziosa, che non cerca l’effetto ma la risonanza interiore. Un luogo in cui si entra magari alla leggera e da cui si esce, però, con una consapevolezza, forse nuova, dello spazio, del tempo, dei piccoli gesti quotidiani e di ciò che per ciascuno significa davvero “casa”.
La mostra si può visitare al Palazzo Comunale nei seguenti orari: da mercoledì a sabato dalle 16 alle 18.30, domenica 10-12, 16-18.