Cecilia Sala a Molte Fedi: “in Medio Oriente nuove generazioni sempre più radicalizzate”
A gres art 671 la giornalista e podcaster ha presentato il suo libro “I figli dell’odio”, raccontando le profonde fratture comunicative dalle quali emergono gli estremismi delle nuove generazioni in Israele, Palestina ed Iran
Bergamo. Scontri generazionali, dai trend su TikTok all’appoggio ad Hamas, che vedono esacerbarsi lo scontro, anche dialettico, tra Israele e Palestina. Nuove generazioni che, anziché spingere per accordi di pace, si ritrovano a parteggiare per gli opposti estremismi. Fratture generazionali profonde, in cui sembra interrompersi anche il dialogo tra padri e figli, sono state raccontate da Cecilia Sala a gres art 671 domenica 28 settembre, all’interno della rassegna culturale Molte fedi sotto lo stesso cielo, promossa dalle Acli di Bergamo.
In occasione della pubblicazione del suo reportage “I figli dell’odio”, la giornalista e podcaster, detenuta in Iran dallo scorso dicembre e liberata l’8 gennaio, ha raccontato, in dialogo con Francesco Rocchetti, segretario generale ISPI, la propria esperienza di prigionia e fatto una panoramica sulla situazione mediorientale, tra la distruzione della Palestina, la radicalizzazione di Israele e il collasso dell’Asse della resistenza che vede l’Iran in prima fila.
Un confronto con l’attualità che si inserisce all’interno di una rassegna, quella di Molte Fedi, che vuole indagare i conflitti di un mondo che deve ricompattarsi per ricostruirsi un futuro, ma anche all’interno del Public Program “La cultura della pace”, organizzato da gres art 671 e Fondazione Pesenti, con il sostegno di Italmobiliare, nell’ambito della mostra “De bello. Notes on war and peace”. Una cultura della pace che passa, innanzitutto, dall’analisi, scevra da orpelli retorici, della situazione geopolitica attuale ed in particolare riguardo alla zona mediorientale, che Cecilia Sala ha indagato in prima persona.
Una situazione sempre più complicata, che vede prendere corpo opposti estremismi anche all’interno delle singole fazioni. “In Israele, ad esempio, giovani coloni estremisti, che fanno esplodere molotov all’interno delle case di palestinesi inermi, se la prendono con gli stessi soldati israeliani, accusati di non fare abbastanza per la protezione dei civili”. Il tutto osservato da un Benjamin Netanyahu “cinico e pragmatico”, che vuole mantenere la propria libertà, circondandosi da fedelissimi come il ministro delle finanze Bezalel Smotrich che condizionano la politica israeliana. Al lato opposto, l’Autorità Nazionale Palestinese viene recepito, dai palestinesi in Cisgiordania, come un organismo spesso imbelle rispetto ai soprusi di Israele, mentre a Gaza ormai sembra non esistere via d’uscita, anche rispetto all’appoggio ad Hamas (“il 49% dei palestinesi è pronto a firmare un accordo con Netanyahu e Trump per andare a vivere all’esterno”).

Scontri generazionali che vedono esacerbarsi il conflitto, con giovani che se, da un lato, appoggiano le attività di Hamas, dall’altro si dichiara, per il 70%, contrario ad uno stato palestinese e rende virali su TikTok scherzi telefonici in cui fingono di raccogliere donazioni per i bambini di Gaza, chiamando i loro parenti e ridendo alle reazioni sdegnate di quest’ultimi. Esempi che sottolineano la dilagante mancanza di umanità e la polarizzazione delle idee, di scontri generazionali in cui, “se un padre richiama la stretta di mano tra Yasser Arafat e Yitzhak Rabin dopo la firma degli accordi di Oslo, il figlio vede nelle bombe di Hamas l’unica soluzione efficace”.
Una mancanza di umanità ed un senso continuo di minaccia che Cecilia Sala riporta alla mente anche nel racconto del suo periodo di isolamento nel carcere di Evin, tra interrogatori ininterrotti, minacce e torture, fino all’avvicinamento alla gru per le impiccagioni. Un periodo complesso, in cui unico, breve, attimo di serenità è stato un “contatto con un gatto rosso dal pelo lungo”.
Animali spesso protagonisti nei trend dei social network, capaci di portare attimi di serenità ma anche ad una riflessione sulla profonda disumanità che ci circonda. Una frattura sempre più insanabile, sulla quale però riflettere, cercando di smussare gli estremismi, portando ad un dialogo, ad un ricompattamento globale, unica via per riuscire a guardare ad un futuro a misura d’uomo.



