“Resistiamo e andiamo avanti: questi aiuti devono arrivare ai Palestinesi”
Dario Crippa, il giovane volontario bergamasco che è sulla Flotilla spiega le ragioni di questa scelta
“No, non sono stati giorni semplici. Da quando l’altra notte abbiamo assistito all’attacco coi droni all’imbarcazione Otaria abbiamo capito che la situazione è dura, ma proprio per questo dobbiamo andare avanti. Solo in pochi hanno lasciato la Flotilla, tra le 47 barche che la compongono siamo rimasti la grande maggioranza”.
Dario Crippa sentito domenica mattina da Bergamonews rassicura e aggiorna la situazione sul viaggio delle barche che stanno portando aiuti umanitari al popolo palestinese a Gaza.
“Non abbiamo accettato la proposta di lasciare gli aiuti a Cipro perché poi verrebbero consegnati al governo israeliano che di fatto sta occupando Gaza – spiega Crippa -. Rispondiamo anche alla Presidente Meloni e al Ministro degli Esteri Tajani che sostengono che in due minuti potrebbero portare aiuti via aerea: ci chiediamo perché in questi due anni non è stato fatto e perché anche ora non si fa. Ci sono molte Ong che hanno gli aiuti da consegnare via terra sia a Rafah che dall’Egitto, ma il governo israeliano non lo permette. Quindi di fronte a questa scelta, noi continuiamo la nostra missione che è semplice: fare arrivare aiuti al popolo Palestinese”.

Avete avuto contatti anche con il Patriarcato di Gerusalemme nella persona del cardinale Pizzaballa?
“Se ci fosse lo utilizzeremmo per portare a termine la nostra missione. Sarebbe la soluzione migliore. Il nostro viaggio punta a fare arrivare dalle acque internazionali alle acque palestinesi gli aiuti al popolo Palestinese. Null’altro. Non chiediamo altro che portare gli aiuti che restano bloccati da mesi ai confini della Striscia di Gaza”.



