Il vescovo Beschi: “Il nuovo museo Bernareggi: un gesto di resistenza e di costruzione delle ragioni della pace”
Il vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi: “Con ‘il Bernareggi’ mostriamo la bellezza che salva”
L’inaugurazione del nuovo Museo Diocesano Bernareggi cade certamente in una stagione particolare: il Giubileo dei ‘Pellegrini di Speranza’, a cui fa da contraltare il travagliato momento storico che stiamo vivendo, segnato da conflitti e divisioni.
Nel suo intervento a conclusione della cerimonia di inaugurazione del nuovo Museo Diocesano sabato 27 settembre, il vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi ha voluto porre l’accento sulla capacità e sulla responsabilità de ‘il Bernareggi’ di essere luce nel buio dei tempi che stiamo attraversando: “Questo Museo Diocesano rappresenta un gesto di resistenza e di costruzione delle ragioni della pace. È rappresentazione della nostra umanità, appello alla vita umana. Non ci rassegniamo a chiese ridotte a musei; desideriamo ardentemente che i musei diventino chiese, non per pretese confessionali, ma per vocazione a rappresentare quell’anelito di infinito che la vicenda umana rappresentata artisticamente ci ripropone in ogni tappa della sua storia”.
E ancora: “Mostriamo con ‘il Bernareggi’ l’umanità della fede, la bellezza che salva, il gusto della pace e dei suoi frutti. In una stagione come la nostra è un servizio al quale oggi non vogliamo sottrarci”. Dietro a un nuovo dono per la comunità bergamasca – e non solo – c’è dunque un impegno, quello di contribuire, “con ogni nostro gesto, ogni nostra parola, a rafforzare le ragioni dell’incontro, della giustizia, della libertà, della verità e dell’amore che Papa Giovanni ha indicato come i pilastri della pace”.
Un incontro espresso dalla relazione tra l’opera d’arte e chi ne fruisce, una relazione che chiede tempo “per entrare in dialogo con quello che si sta contemplando”, proprio come accadde all’allora don Francesco Beschi, che, in visita all’Ermitage di San Pietroburgo – la citazione non è casuale – chiese alla guida di poter sostare davanti al ‘Ritorno del figliol prodigo’ di Rembrandt alcuni minuti. E non sarà questo l’unico ricordo personale che il Vescovo consegnerà alle oltre 600 persone presenti nella Cattedrale di Sant’Alessandro: c’è quello di un ragazzo di 14 anni in visita al Museo archeologico nazionale di Atene e c’è un sacerdote diventato vescovo che, prima di lasciare la sua Brescia, sceglie di congedarsi visitando la Pinacoteca Tosio Martinengo. “Il mio saluto alla città è stato passare in quel museo, che raccoglie una storia che ti entra nella pelle e ti raggiunge l’anima”, sono state le parole di monsignor Beschi.
Le ragioni dell’incontro di cui parla il Vescovo sono i nodi della trama sottesa al nuovo Museo Diocesano, proprio come la stratificazione archeologica di piazza Duomo, che potranno apprezzare
tutti coloro che visiteranno ‘il Bernareggi’. I primi ospiti saranno certamente coloro che vivono in condizioni di povertà, di fragilità o che affrontano maggiori difficoltà, perché “l’opera d’arte è
generata dalla comunità e destinata dalla comunità, senza esclusione di alcuno. Il nuovo Museo Diocesano vuole essere un pellegrinaggio e, in particolare in quest’anno giubilare, un viaggio dello
spirito. Non è uno scrigno del passato, ma è sorgente di vita e di comunità, un museo “al servizio della gioia di vivere”.




