Far saltare l’Onu è un azzardo suicida e un passo verso la guerra
Una guerra mondiale? Le nuove armi a disposizione – nucleari, batteriologiche, informatiche – non fanno più scampo all’umanità, comunque distribuita sul pianeta
D’improvviso, in pochi giorni, sembra avvicinarsi l’orlo dell’abisso di un conflitto mondiale senza ritorno. La miccia è stata accesa nel 2022 dall’invasione dell’Ucraina da parte dei Russi, alla riconquista dell’impero perduto. Sono stati subito spalleggiati dalla Cina, decisa non solo a uscire dal “secolo delle umiliazioni o della vergogna nazionale”, ma ad affermare un’egemonia politico-militare mondiale.
L’America di Trump ha spianato loro la strada da Achorage. Ora, il folle discorso tenuto da Trump all’Onu alcuni giorni fa è il sigillo di questa deriva. La teoria geopolitica che lo ispira parte da
dati di fatto, di cui Trump ha preso atto e sui quali sta costruendo una sua visione del presente. I fatti sono noti. Il mondo del multiteralismo a egemonia bipolare americana-russa è finito.
Il pilastro sovietico è franato nel 1989. Gli USA hanno puntato sul coinvolgimento della Russia nella costruzione di un nuovo assetto, in cui il loro primato de facto fosse temperato dalla
compartecipazione del grande sconfitto all’ordine mondiale. Ma la Russia di Putin si è gradualmente sottratta. La forza di gravità della sua storia imperiale l’ha richiamata nel gorgo.
Una serie di iniziative militari – dalla Cecenia, alla Crimea, al Donbass all’Ucraina – ha rimesso la Russia sulle orme di Stalin e, ancora prima dello zarismo, da sempre oscillante come pendolo tra l’Europa e l’Asia. La Cina comunista-confuciana è divenuta una potenza mondiale, che aspira a costruirsi una solida area di influenza nel Pacifico. A questo punto Trump emerge negli USA come promotore del MAGA. All’inizio la sua politica estera è stata confusa con la storica tendenza americana all’isolazionismo. Era quella che Obama aveva incominciato a praticare. La teoria di Trump è
diversa e oscilla tra varie ipotesi di spartizione del mondo.
Secondo una prima: gli Usa “si tengono” l’Atlantico e il Pacifico, i Russi si riallargano all’Europa orientale e, indirettamente, all’intera Europa, salvo l’Inghilterra, assorbita nell’impero Usa, insieme al Canada. La Cina si deve accontentare del Mar Giallo, da dividere con il Giappone. Una seconda ipotesi è più radicale: prima o poi si va allo scontro militare con la Cina. Perciò diventa urgente staccare la Russia dall’”amicizia senza limiti” con la Cina per costruire attorno a quest’ultima un muro invalicabile. Il prezzo del distacco russo è di concedergli l’egemonia sull’Europa. È evidente
che per l’Ucraina e per l’intera Europa orientale non c’è scampo. La conseguenza di questa seconda ipotesi è che saltano le sedi mondiali di mediazione dei conflitti. E qui arriviamo al discorso trumpiano dell’ONU. Il cui succo è semplice: l’Onu è diventato un ente inutile, il cui destino è quello dello scioglimento.
Questo discorso pone fine ad un ciclo intellettuale politico mondiale che era stato aperto da Roosevelt con il “Four Freedoms Speech” del 6 gennaio 1941, nel quale definì le “Quattro libertà – di parola, di culto, al bisogno, dalla paura – quali basi per il futuro delle relazioni internazionali della futura Onu. Nell’agosto di quell’anno insieme a Churchill firmò la Carta atlantica, che anticipava i principi dell’autodeterminazione dei popoli, della cooperazione economica, della sicurezza collettiva. L’1 gennaio del 1942 fu organizzata la “Conferenza della Dichiarazione delle Nazioni Unite”: Usa, Gran Bretagna, Unione sovietica e Cina firmarono, insieme ad altri 22 Stati la “United Nations Declaration”. Le Conferenze di Teheran (1943), Yalta (febbraio 1945), San Francisco (aprile-giugno 1945) aprirono la strada alla ratifica del 24 ottobre 1045 della Carta da parte di USA, Regno unito, URSS, Cina e Francia.
Churchill, meno idealista di Roosevelt, era scettico sulla capacità dell’Onu di mantenere l’ordine mondiale perciò puntava, più realisticamente sui buoni rapporti tra le Grandi potenze. La storia ha cambiato passo. Le relazioni tra le Grandi potenze sono cambiate, perché sono cambiate le Grandi potenze. La Cina corre per il primato, l’impero americano è in declino, la Russia lo è ancor di più. L’India, il Brasile, la Nigeria, la Turchia sono in crescita di ruolo e di potenza. Far saltare l’ONU è, a questo punto, un azzardo suicida e un passo verso la guerra. La storia insegna che, almeno fino ad ora, i nuovi ordini mondiali sono nati da nuove guerre mondiali. Una guerra mondiale? Le nuove armi a disposizione – nucleari, batteriologiche, informatiche – non fanno più scampo all’umanità, comunque distribuita sul pianeta.
Giovanni Cominelli*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano.
Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.


