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Violenza e movimento Pro Palestina

Il movimento, come sempre ai movimenti sociali che sorgono spontanei, subirà repressioni e attacchi e mistificazioni, ma lascerà memoria nella vita collettiva : memoria di resistenza

Si sta cercando di sminuire le manifestazioni e lo sciopero a favore del popolo Palestinese dando un forte rilevo alle violenze che si sono manifestate , quasi che ad essere a favore del Popolo Palestinesi si sia a anche a favore della violenza . Personalmente, come aderente a un movimento nonviolento come Pax Cristi , sono contro l’uso della violenza compresa quella che la Televisione e i mass media ci hanno rappresentato in questi giorni. Sono contro anche perché sono convinto che l’uso della violenza non aiuti la causa del popolo palestinese.

Bisogna però fare in modo che vengano obliati e negati i significati politici, sociali e culturali del movimento Pro-Pal.

In molti paesi occidentali e anche in Italia la causa palestinese è stata a lungo marginalizzata e ridotta a questione semplicemente diplomatica e securitaria.

Le mobilitazioni propalestina hanno il merito di aver dato vita a un movimento sociale che ha rotto il silenzio : giovani, anziani,donne,uomini, minoranze, associazioni cattoliche e laiche, sindacati hanno preso la parola contro la narrazione dominante che spesso oscura o marginalizza la sofferenza del popolo palestinese.

Si sviluppata una mobilitazione , molte volete spontanea, che oltre alla solidarietà , alla condivisione ha sviluppato un desiderio di giustizia e libertà. Ci troviamo di fronte a un movimento che si muove più su un esigenza etica che su una proposta politica coerente e articolata , che pure non gli è estranea. Questo rappresenta un bene per tutti e per la democrazia. Il ritorno nelle nostre piazze di un desiderio etico di giustizia e libertà e un elemento positivo in una società che sembra averlo dimenticato a favore del business grande o piccolo.

L’irruzione di questo desiderio reclama ascolto, sopratutto da parte del nostro Governo che non può continuare a coprirsi con la politica del “se”.

Questo movimento mette anche in evidenza la distanza che esiste tra gli apparati politici e amministrative e la vita reale e denuncia l’impotenza delle istituzioni internazionali e dell’EU che andrebbero rivitalizzate e liberate dai veti e dai condizionamenti esterni. Quello che si sta delineando è una sorta di “memoria di possibilità”: ovvero la certezza che la parola può incrinare i codici che i poteri tendono a sovrapporre alla concretezza della vita, della realtà e dei desideri.

Il movimento, come sempre ai movimenti sociali che sorgono spontanei, subirà repressioni e attacchi e mistificazioni, ma lascerà memoria nella vita collettiva : memoria di resistenza.

Esporre, sventolare, avvolgersi nelle bandiere palestinesi, fare presidi , i gesti di solidarietà , rischiare i droni per portare il pane, l’acqua agli affamati e da bere agli assetati , sono segni che mostrano, come si fece per il Vietnam e per il conflitto nei Balcani, che le favole dominanti possono essere destrutturate e che dalla favola è possibile passare a una narrazione reale, a un racconto diverso capace di recuperare il senso della vita , della giustizia e della libertà.

Per esperienza personale, avendo attraversato l’impegno contro la guerra del Vietnam e vissuto dentro le grandi lotte del movimento sindacale , che non sempre le mobilitazioni producono effetti immediati, ma sicuramente incidono sulle coscienze e danno vita a visioni collettive che permangono nel tempo e mantenere vivo il desideri di pace , giustizia , uguaglianza , solidarietà e libertà.