Logo

Temi del giorno:

Trump dichiara gli Antifa terroristi, Magistrati: “Gravissimo”

Il presidente dell’Anpi provinciale di Bergamo: “È un atto che mostra come il potere politico, quando si piega alla logica dell’autoritarismo, cerchi sempre un nemico da additare”

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un decreto per designare Antifa come organizzazione terroristica. Il termine, contrazione di “antifascista”, indica un movimento e una rete decentralizzata di militanti di estrema sinistra, che si identificano nell’anarchismo, nel socialismo e nel comunismo.

La decisione ha fatto il giro del mondo dell’arco di poche ore: abbiamo chiesto un parere al presidente dell’Anpi provinciale di Bergamo, Mauro Magistrati.

La notizia che Donald Trump abbia firmato un ordine esecutivo per dichiarare “Antifa” organizzazione terroristica – senza basi legali e prendendo di mira un soggetto che, in realtà, non esiste come organizzazione strutturata – è un fatto gravissimo.

È un atto che mostra come il potere politico, quando si piega alla logica dell’autoritarismo, cerchi sempre un nemico da additare, un “capro espiatorio” da criminalizzare. La storia del fascismo in Italia ci insegna bene che si comincia così: trasformando l’antifascismo in un reato, criminalizzando il dissenso, confondendo la legittima protesta sociale con terrorismo.

L’antifascismo non è mai stato un’organizzazione, ma un valore universale, un atto di responsabilità civile e morale. È il fondamento stesso della democrazia, così come è stato in Europa dopo la sconfitta del nazifascismo. Per questo l’attacco all’“antifa” non è solo una mossa propagandistica, ma un pericoloso segnale politico: un tentativo di riscrivere la storia e delegittimare chi si oppone a razzismo, suprematismo, violenza.

E lo vediamo anche qui, oggi, in Italia: la grande mobilitazione di ieri (22 settembre) per Gaza, che ha portato in piazza migliaia di cittadine e cittadini, giovani, associazioni e movimenti, dimostra che il dissenso è vivo e vitale. Che la società civile non accetta massacri, silenzi e complicità. Criminalizzare chi manifesta per la pace e per la giustizia, come avviene negli Stati Uniti contro l’“antifa”, significa colpire al cuore la democrazia.

Oggi, davanti a simili derive, dobbiamo ricordare che senza antifascismo non c’è libertà. Non c’è Costituzione, non c’è giustizia sociale. E che il compito di ogni cittadino democratico, in Italia come negli Stati Uniti e ovunque nel mondo, è assumersi la responsabilità di non rimanere indifferente.

Lo diciamo con la forza della memoria partigiana: il dissenso non è terrorismo, ma linfa vitale della democrazia.

Mauro Magistrati
Presidente dell’Anpi Provinciale di Bergamo