Senzatetto trovato morto: “Più risorse per l’inserimento nelle comunità”
Gli assessori ricordano che il Comune da solo non può gestire persone con gravi dipendenze e chiedono il supporto di Regione Lombardia
Bergamo. Dopo la morte del 46enne senza dimora trovato senza vita sotto il porticato della chiesa di San Marco, sono intervenuti gli assessori Marcella Messina (Politiche sociali) e Giacomo Angeloni (Sicurezza).
“Esprimiamo profondo dispiacere per la morte di un giovane uomo senza fissa dimora – hanno dichiarato – trovato senza vita questa mattina (leggi ieri, ndr) sotto il porticato della chiesa di San Marco, in via Locatelli. Dadrah Manjinder era conosciuto sia dai servizi sociali sia dalla polizia locale. Negli anni – proseguono – aveva interrotto i percorsi di accoglienza, reinserimento sociale e di cura dalla dipendenza da alcol. Era stato accolto in diversi servizi di bassa soglia della città e per un periodo anche in Casa Amadei, gestita dalla cooperativa Ruah. Il Comune, tramite i servizi, ha sempre cercato di aiutarlo, ma ha sempre rifiutato l’aiuto”.
Gli assessori hanno poi posto l’accento sulla necessità di un sostegno più ampio: “Questa tragedia denuncia una carenza strutturale: il Comune da solo non può farsi carico di persone con gravi dipendenze. È indispensabile – aggiungono gli assessori – che Regione Lombardia, che ha la competenza istituzionale in materia, aumenti le risorse per l’inserimento nelle comunità terapeutiche”.
Infine, un ringraziamento agli operatori: “Vogliamo ringraziare gli operatori del Comune, della Caritas e del Patronato, che ogni giorno lavorano con impegno e dedizione per garantire ascolto, accoglienza e supporto alle persone più fragili della nostra città”.




