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Piazza Angelini e il futuro di Città Alta

Il rischio è quello di concepire le piazze come scenografie, strumenti di marketing urbano più che luoghi di comunità. Ne consegue una Città Alta che attrae turisti e case vacanze, ma si svuota lentamente di residenti

Finalmente il Comune di Bergamo ha avviato una riflessione concreta sul destino di Piazza Angelini. Dopo una prima ipotesi con fioriere e sedute temporanee, si passa ora a un intervento
permanente che introduce più verde, spazi di socialità e alcuni servizi per gli abitanti. Un passo in avanti significativo, che apre nuove prospettive. Ma è sufficiente?

La vera domanda riguarda la visione di insieme: come vogliamo che sia Città Alta nei prossimi anni? Quale strategia guida le trasformazioni urbane in corso? L’Amministrazione colloca lo
“svuotamento dalle auto” delle piazze in un piano avviato già anni fa, con gli interventi in Piazza Mascheroni e in Piazza Cittadella. Oggi tocca a Piazza Angelini.

La metafora domestica aiuta a comprendere il punto: immaginare di svuotare una casa dai mobili senza pensare a come riempirla di nuove funzioni. Certo, meglio togliere il disordine, ma una stanza vuota resta pur sempre priva di vita. Lo stesso accade alle piazze: non basta renderle scenografiche, occorre pensare a come possano diventare luoghi vissuti.

Piazza Cittadella è un esempio eloquente. Ordinata, suggestiva, perfetta per i turisti e per chi la visita occasionalmente. Ma i residenti, in cambio della perdita di parcheggi, cosa hanno ottenuto?
Non spazi verdi con panchine, non aree per bambini, non luoghi per concerti, feste o mercati rionali. Un risultato bello da vedere, ma povero di funzioni sociali.

Il rischio è quello di concepire le piazze come scenografie, strumenti di marketing urbano più che luoghi di comunità. Ne consegue una Città Alta che attrae turisti e case vacanze, ma si svuota
lentamente di residenti.
Con Piazza Angelini, per fortuna, non si sta seguendo la stessa strada. Tuttavia la domanda rimane: stiamo facendo abbastanza per chi abita ancora il borgo? I residenti resistono tra le difficoltà: i
negozi orientati al turismo, i parcheggi lontani, la fatica di mantenere relazioni quotidiane. Lo spazio del Circolino resta a fatica uno dei pochi punti di riferimento.
Pensare le piazze non solo come scenari, ma come luoghi che accolgono le esigenze di chi vive la città ogni giorno, potrebbe essere la chiave per una Città Alta che non sia soltanto una meta, ma anche una comunità viva.

Maurizio Vegini
Paesaggista