Omicidio di Sharon, lo psichiatra Biza: “Commesso per provare forti emozioni”
Sangare era presente in aula, giocava con una bottiglietta d’acqua nella cella di sicurezza poi, quando si è seduto vicino al suo difensore, l’avvocato Giacomo Maj, ha trascorso l’udienza guardando in aria, appoggiando la testa sul tavolo, a tratti assopendosi
Sharon Verzeni è stata uccisa “per noia”, secondo Giuseppina Paulillo, il perito nominato dalla Corte d’Assise del tribunale di Bergamo, chiamata a giudicare Moussa Sangare. “Un omicidio commesso per piacere, per un desiderio di provare emozioni forti”, ha aggiunto Massimo Biza, il consulente della parte civile, che assiste la mamma, il papà, i fratelli e il compagno della vittima.
I due esperti più Sergio Monchieri, consulente del pm, concordano rispetto alla capacità di intendere e volere del trentenne, che avrebbe ucciso Sharon con 4 coltellate. Solo Alessandro Calvo, nominato dalla difesa, esprime qualche dubbio, soprattutto rispetto al fatto che non si sarebbe indagato a fondo sulle condizioni mentali dell’imputato.
Sangare era presente in aula, giocava con una bottiglietta d’acqua nella cella di sicurezza poi, quando si è seduto vicino al suo difensore, l’avvocato Giacomo Maj, ha trascorso l’udienza guardando in aria, appoggiando la testa sul tavolo, a tratti assopendosi. Eppure seguiva, è anche intervenuto un paio di volte, subito zittito dal suo legale.
“Abbiamo incontrato Sangare tre volte, per un totale di 8 ore ed è sempre stato disponibile, tranquillo, collaborativo, adeguato, con un ottimo contatto con la realtà, fornendo risposte congrue e ricche di particolari”, ha dichiarato la dottoressa Paulillo.
Rispetto al reato che gli viene contestato, ha dichiarato durante i colloqui di aver confessato l’omicidio perché sotto pressione a causa delle continue domande degli inquirenti. Ma che a uccidere “la donna” non è stato lui. Non la chiama mai per nome Sharon, non dimostra mai un minimo di dispiacere. “È un soggetto anaffettivo, privo di senso di colpa e rimorso, insensibile, non è interessato alla vita e ai sentimenti dell’altro, non lo percepisce perché è troppo concentrato su se stesso”, dicono gli esperti. Non ha un deficit intellettivo, né un’intossicazione cronica da sostanze stupefacenti che possa aver influito sulle sue capacità. Solo il consulente della difesa ha espresso qualche perplessità, soprattutto sul metodo di indagine adottato dal perito.

