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“Ha toccato la nipotina di 5 anni nelle parti intime”, 67enne a processo per violenza sessuale
Foto di Taniab su Unsplash

La scoperta durante la doccia: “Mamma non mi lavare lì perché il nonno mi ha toccata e mi fa male”. Poi la visita al pronto soccorso e il trasferimento in una casa protetta

“No mamma, non mi lavare lì con il sapone perché mi brucia, il nonno mi ha toccata e mi ha fatto male”. La bambina, 5 anni, è seduta nella vasca mentre sua madre le sta facendo il bagno e lei, proteggendosi le parti intime con le manine, pronuncia questa frase. La donna non riesce a credere alle sue orecchie, poi le tornano in mente tutti i messaggi che da circa 4 anni suo suocero le invia sul telefonino: complimenti spinti, proposte indecenti, richieste di rapporti sessuali e perfino fotografie di se stesso nudo, o dettagli inequivocabili del suo corpo.

Così, senza indagare oltre con la figlioletta, prende appuntamento con la pediatra e le racconta quanto accaduto. La dottoressa prepara un’impegnativa per una visita ginecologica ma alla fine la bambina viene portata al pronto soccorso, dove le viene riscontrata un’abrasione nella zona genitale. A quel punto la donna, grazie anche al sostegno di un centro antiviolenza, dell’assistente sociale e dell’operatrice dei servizi al lavoro dell’Azienda Bergamasca Formazione, viene trasferita con i figli in una casa protetta.

Il suocero, 67 anni, finisce a processo con le accuse di violenza sessuale aggravata e lesioni personali aggravate sulla nipotina e molestie nei confronti della nuora.

Nell’udienza di mercoledì 17 settembre la Corte d’Assise ha ascoltato il racconto della madre della bambina, una donna keniota di 39 anni. Ha spiegato di aver conosciuto il padre dei suoi figli in Kenia, dove lui si era recato per lavoro insieme al padre, ovvero l’imputato. “Era il 2014. Loro costruivano case, io le vendevo. Ci siamo incontrati in cantiere e io e Y. abbiamo iniziato a frequentarci – ha dichiarato dal banco dei testimoni -. Dopo poco sono rimasta incinta, Y. è tornato in Italia e non si è più fatto sentire per un anno e mezzo. L’ho rivisto nel 2016 e ha portato in Italia anche me e il piccolo, che poi ha riconosciuto. Siamo andati a vivere nello stabile di proprietà della sua famiglia. Stavamo tutti lì, in appartamenti diversi”.

Nel 2017 nasce anche la bambina e tutto sembra andare per il meglio, ma nel 2020 la ragazza scopre che il compagno frequenta un’altra donna e l’anno successivo lui decide di andare a vivere a Milano. Il 67enne inizia a mandare messaggi equivoci alla nuora. Prima con semplici complimenti, poi si spinge oltre chiedendole che biancheria intima indossasse, le propone di fare sesso con lui, le manda foto delle sue parti intime (agli atti ci sono pagine e pagine che riportano le chat e le immagini inviate). Lei cerca di arginare i suoi slanci “ma avevo paura, non lo volevo incrociare”. Ne parla con una maestra e insieme vanno dal sindaco, che la tranquillizza dicendo che avrebbe parlato con la famiglia. I suoceri si trasferiscono per circa 9 mesi in Irlanda. Lei resta sola, lavora e affida i figli a una babysitter.

Quando i nonni rientrano dal lungo viaggio tutto sembra tornato come all’inizio: niente più messaggi, loro sono presenti, accudiscono i nipoti (dietro compenso economico) quando la donna è al lavoro e, nell’estate 2022, si offrono di portare i due bambini con loro in vacanza in camper. Stanno via un mese e mezzo: “Li sentivo tutti giorni e in quel periodo mio suocero ha ripreso a mandarmi messaggi. In un’occasione me ne ha inviati una cinquantina nel giro di 24 ore chiedendomi di andare a letto con lui. Io non rispondevo. Il giorno dopo mi ha fatto una videochiamata e vedevo mio figlio che piangeva perché il nonno lo aveva picchiato, diceva che il bambino era fuori di testa, che non capiva niente e che dovevo portarlo da un neuropsichiatra. Poi mi ha detto che se accettavo di andare a letto con lui questa cosa si sarebbe sistemata. Io, che temevo per mio figlio, gli ho detto che al suo ritorno ci sarei stata”.

L’1 agosto i bambini e i nonni rientrano dalle vacanze e il 3 agosto accade l’episodio del bagnetto, con la scoperta della presunta violenza sessuale. “Non volevo accusare nessuno, prima volevo essere certa di cosa fosse successo, così ho fatto visitare mia figlia. Al pronto soccorso ho raccontato tutto a una dottoressa e quella sera ci hanno fatto dormire in ospedale. Ho chiamato il mio ex compagno e gli ho spiegato cos’era successo. Lui non ci voleva credere”. Poi però a processo si è costituito parte civile insieme alla ex e alla figlia. Il giorno seguente alla visita, la donna si è trasferita nella casa protetta.

Nell’udienza di mercoledì sono state sentite anche l’assistente sociale e l’operatrice dei servizi per il lavoro. Quest’ultima ha confermato che, una volta in cui stava accompagnando la donna a un colloquio di lavoro, questa ha ricevuto una ventina di telefonate nel giro di 20 minuti alle quali non ha mai risposto: “Era turbata, diceva che era suo suocero”.

La moglie dell’imputato ha raccontato della vacanza passata con i nipoti, dove a detta sua non ci sarebbe stato nessun episodio particolare.

La prossima udienza è fissata per l’1 ottobre.

 

Tribunale Bergamo