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“Mia figlia disabile e le ore di sostegno che non ci sono. La scuola dimentica i più fragili”

La denuncia della madre di una bambina di 8 anni sulle difficoltà nel ricevere ore di sostegno e assistenza educativa a scuola

Riceviamo e pubblichiamo la lettera della madre di una bambina di 8 anni con disabilità sulle difficoltà nel ricevere ore di sostegno e assistenza educativa a scuola.

Mi chiamo Alice Frigeni e sono la mamma di Azzurra, una bambina di 8 anni con disabilità. Vi scrivo da Bergamo con la voce di chi, ogni giorno, lotta contro un sistema che sembra dimenticare i più fragili proprio quando avrebbero bisogno di essere protetti.

Mia figlia ha una diagnosi complessa, riconosciuta ai sensi dell’art. 3 comma 3 della Legge 104. Ogni anno, attraverso il Pei (Piano Educativo Individualizzato, ndr), vengono richieste ore di sostegno e assistenza educativa per garantirle una minima possibilità di partecipazione scolastica. E ogni anno, puntualmente, le ore vengono tagliate.

Nel primo anno di scuola primaria, nonostante la richiesta di copertura totale, ci sono state assegnate solo 8 ore. Nel secondo anno, a fronte di un aggravamento, le ore sono salite a 11 e si è introdotta la figura dell’assistente educativo per 8 ore. Quest’anno, con una richiesta di 18 ore di sostegno e 8 di assistenza, e un ulteriore peggioramento clinico, ci è stato comunicato che verranno assegnate solo 6 ore di educatore. Le ore di sostegno? Non pervenute.

Ma il problema non è solo nei numeri. È nel sistema. Le scuole stesse, spesso, tendono a chiedere meno ore di quelle realmente necessarie, per paura che vengano ulteriormente ridotte. È una forma di autocensura che danneggia i bambini più fragili. E quando le ore non ci sono, questi bambini vengono lasciati soli a se stessi. Nessuno li accompagna, li guida, li protegge. Sono abbandonati in classe, mentre il mondo intorno a loro corre troppo veloce.

E come se tutto questo non fosse già abbastanza grave, ogni anno scolastico inizia senza insegnanti di sostegno. È assurdo. I bambini con disabilità entrano a scuola senza il supporto di cui hanno bisogno, e se va bene, devono aspettare un mese prima che venga assegnato un insegnante. Un mese di regressi, di crisi, di esclusione. Un mese che per loro non è solo tempo perso: è un danno.

E quando le famiglie chiedono spiegazioni, la risposta è sempre la stessa: “La coperta è corta”. Una frase che ormai suona come una condanna. Ma quella coperta, così corta, non dovrebbe mai essere accorciata sulla pelle dei bambini più vulnerabili. Non si può fare economia sulla dignità, sull’inclusione, sulla possibilità di imparare.

Mi chiedo: dove sono i diritti? Dove sono le tutele? Dove sono le istituzioni? La scuola dovrebbe essere il primo luogo di accoglienza. Invece, per molti bambini con disabilità, è il primo luogo di abbandono.

Scrivo questa lettera perché non voglio più tacere. Perché mia figlia, e tutti i bambini come lei, meritano rispetto, presenza, ascolto. Spero che possiate dare voce a questa denuncia, affinché non resti confinata tra le mura di una classe.