La campagna di sensibilizzazione
Pluridiagnosi di Agostini testimonial per l’ACI
Il campione di motociclismo è testimonial della campagna ACI per la sicurezza: dalle buche alle distrazioni, un appello diretto a guidatori, ciclisti e pedoni
Il campionissimo di motociclismo Giacomo Agostini – che ha accettato di fare da testimonial per l’ACI in questa campagna per strade sicure – è partito per la sua ragionata diagnosi da alcune vistose lacune. “Troppe le buche pericolose e non curate: se ne centri una con la moto, puoi cadere e farti del male. Purtroppo molti di coloro ai quali toccherebbe provvedere, si disinteressano, non vigilano e non intervengono con la dovuta sollecitudine. Non mi stanco di ripetere che gli incidenti succedono per colpa nostra soprattutto, perché siamo disattenti. Quando guidi una moto o una macchina è come avere una rivoltella carica e il colpo può partire in un qualsiasi momento. Io vado tutti i giorni in moto e in auto e vedo cose che fanno inorridire. Fa tendenza lo screen grande ora in dotazione a molte auto: se non teniamo d’occhio il campo stradale, perdiamo la concentrazione, che deve essere ininterrottamente massima per chi guida un motore. Molti in auto sono convinti di essere nel salotto della loro casa e si concedono di tutto”.
Atro punto sollevato da Ago: “Prendiamo l’autostrada per Milano; ci sono 4 corsie, tutt’e 3 quelle di sinistra sono occupate, la quarta ignorata e qualche volta se si supera a destra sei fatto bersaglio di gestacci e insulti. A scuola guida cosa insegnano? Per il conseguimento della patente a cosa serve – nella pratica – tutto il corposo nozionario di teoria, sui pistoni, sul carburatore e simili? Insegniamo piuttosto come si deve guidare al meglio, che è il cuore della patente”.
Ce n’è anche per i ciclisti. “Io sono in giro spesso in moto: tutti ci fermiamo al semaforo rosso, auto, camion, pedoni; motociclisti e ciclisti in gran numero no, loro passano. Siamo noi utenti soprattutto che non usiamo la testolina. La colpa è nostra. Dobbiamo come genitori far da maestri ai nostri figli: io ne ho due ai quali ogni giorno ho raccomandato, e continuo a farlo, la prudenza e l’attenzione. Prendiamo la freccia segnaletica: non la usa quasi più nessuno ed è una negligenza grave”.
Agostini non usa perifrasi contro l’uso del telefonino mentre si guida: “L’ho provato una volta venendo da Linate; io che ritengo di essere bravo e sveglio ho sfiorato il guardrail e da quella volta, se voglio usarlo mi sposto di corsia, rallento, mi accosto e parlo. L’80% dei tamponamenti succede per questa leggerezza colposa”.
Infine, gli strali del dominatore in sella alle 350 e 500 sono per gli incauti e i supponenti: “C’è tanta gente che arriva dal marciapiede e si lancia sulle strisce senza guardare, idem le biciclette che non hanno diritto all’attraversamento in sella. Tre settimane fa stavo tornando a casa in moto: mi accorgo di una signora che con un bambino nel passeggino attraversa imprudente, accampando che è un suo diritto. Certo, ma vale la pena di rischiare un incidente e magari di vedere investito il figlio? Se io attraverso la strada a piedi guardo 4 volte anche se ho diritto, perché uno può anche non vedermi. In molti punti le strisce pedonali sono anche poco visibili e fanno aumentare i rischi”.


