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Ucciso fuori da un bar di Casazza, i due autori condannati per omicidio preterintenzionale

Cinque anni per Mario Romeo e 8 anni per Mohamed Amine Mouhssine, oltre al pagamento di una provvisionale di 100mila euro alla madre e alla sorella della vittima Mykola Ivasiuk

Casazza. Si è chiuso con due condanne in abbreviato il processo per la morte di Mykola Ivasiuk, il 38enne ucraino ucciso la sera del 19 agosto 2024 davanti al bar Rosy di Casazza. Il gup Riccardo Moreschi, al termine dell’udienza preliminare di venerdì 12 settembre, ha inflitto 5 anni di reclusione a Mario Romeo, 39 anni, calabrese, e 8 anni a Mohamed Amine Mouhssine, 33 anni, marocchino. Le pene risultano più basse rispetto a quanto richiesto dal pubblico ministero Silvia Marchina, che aveva invocato 6 anni e 8 mesi per Romeo e 10 anni e 8 mesi per Mouhssine.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quella sera una banale discussione nata all’interno del bar degenerò rapidamente: Romeo sferrò un violento pugno al volto di Ivasiuk e subito dopo Mouhssine lo colpì alla nuca con un boccale di birra. La vittima cadde a terra priva di sensi e morì pochi minuti dopo, prima dell’arrivo dei soccorritori.

Determinanti sono stati i filmati delle telecamere di sorveglianza, che hanno ripreso l’intera scena. La procura aveva chiesto il giudizio immediato, ma i difensori hanno ottenuto il rito abbreviato, che garantisce lo sconto di un terzo della pena. All’udienza sono state ammesse le costituzioni di parte civile della madre e del fratello della vittima, assistite dagli avvocati Rocco Lombardo ed Emilio Tanfulla, al quale il gup ha disposto che venga versata una provvisionale di 100mila euro.

In un primo momento gli indagati erano tre: oltre a Romeo e Mouhssine anche un conoscente accusato di favoreggiamento per aver messo a disposizione l’auto con cui il marocchino riuscì a fuggire. La sua posizione è stata poi archiviata. Mouhssine venne rintracciato mesi dopo il fatto in Spagna, nella regione di Murcia, dove si era rifugiato da conoscenti con la probabile intenzione di tornare in Marocco. Romeo, invece, rimase sul posto: dopo il colpo tentò di soccorrere l’amico e attese l’arrivo del 118 e dei carabinieri.

Per entrambi l’accusa rimasta in piedi è quella di omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi, contestata in concorso.

Omicidio a Casazza