Paolo Rocca: “Europa paralizzata e impreparata alle crisi, ma l’Italia vada avanti con ciò che sa fare”
La testimonianza del numero uno del gruppo Techint: “Portiamo avanti da sempre gli stessi valori e oggi condividiamo tutto con la nostra filiera, perché nessuno si salva da solo. Il progresso industriale deve coinvolgere anche la comunità che lo circonda”
“Per noi è importante non prescindere dall’Europa, che deve ritrovare una capacità di azione anche se ora è un po’ paralizzata, ma come Paese dobbiamo darci un’agenda basata su ciò che siamo in grado di fare”: è uno sguardo attento e pragmatico quello di Paolo Rocca, leader della multinazionale Techint che ha chiuso lo scorso anno con 36 miliardi di fatturato e quasi 90mila dipendenti in tutto il mondo, oltre che presidente e Ceo di Tenaris.
È partito dalla sua testimonianza il ciclo di incontri proposto da Confindustria Bergamo, “A tu per tu con i capitani d’impresa”, durante il quale i grandi protagonisti del mondo industriale non solo si racconteranno a imprenditori e imprenditrici del nostro territorio, ma proveranno a dare una lettura del futuro con gli occhi di chi governa aziende strategiche per lo sviluppo e per le dinamiche dell’economia globale.
In dialogo con la presidente degli industriali bergamaschi, Giovanna Ricuperati, Rocca ha spaziato sui grandi temi che dominano la scena economica mondiale: i nuovi equilibri geopolitici tra Usa e Cina, la necessità di avere un pensiero di filiera per crescere e competere, la transizione digitale.
Il punto di partenza non poteva che essere la sua storia personale e quella della genesi del gruppo Techint: “I fattori essenziali del nostro successo credo che vadano trovati nelle origini, perché la nostra forza è sempre stata la capacità di allineamento tra azionisti, management, personale e le comunità dove abbiamo messo radici – ha spiegato – Un allineamento di obiettivi, finalità e lavori. Tutto è nato da mio nonno, Agostino Rocca, che il 15 febbraio del 1946 lasciò tutto e grazie alla fiducia di amici e familiari, raccolse 10mila dollari e si trasferì in Argentina. Techint è simbolo permanente di crescita, è la volontà di fare cose che altri non hanno fatto in una dimensione globale. Per noi è stato automatico, per altri non lo è.
Un allineamento che, ha sottolineato di nuovo Rocca, è stato in grado di coinvolgere l’intera struttura, a ogni livello: “Dirigenti, operai e tecnici, in tutto il mondo hanno condiviso passione, volontà e impegno nella realizzazione di opere molto grandi, ma hanno condiviso anche il rischio. Accade sin dalla prima generazione e molti dei nostri collaboratori sono entrati da giovani e oggi festeggiano i 50 anni in azienda. Il grande merito di chi ha dato vita a tutto questo è stata la capacità di tenere tutto insieme e questi valori per noi sono imprescindibili, oltre a volerli estendere anche alle comunità che ci circondano. Il progetto di un progresso permanente e di valori industriali si trasmette al territorio: un legame che noi siamo stati in grado di costruire. Ciò che abbiamo trasmesso è un approccio razionale ai problemi, con una permanente commistione di gestione, comando e controllo. Ci vogliono capacità di prendere rischi, velocità di decisione ed esecuzione, ma anche controllo”.
Gli impatti delle attuali oscillazioni del mercato, per chi ha interessi in tutto il mondo, sono amplificati a dismisura. Per questo Rocca parla con estrema cognizione di causa, senza mai perdere lucidità di analisi e con la bussola ben puntata verso l’obiettivo finale.
“Stiamo vivendo un cambio sostanziale dei paradigmi essenziali che si erano stabiliti post caduta del Muro di Berlino – ha sottolineato – Il fattore ‘disruptive’ di tutto è stato l’ingresso nella World Trade Organization della Cina, che con grande capacità e strategia oggi è al 35% della manifattura totale del sistema mondiale. Così ha messo in discussione l’egemonia e la leadership degli Usa sullo scacchiere mondiale, provocandone la reazione: la seconda amministrazione Trump sta andando in netta contrapposizione a questa scelta, andando con la logica dei dazi a rompere in modo definitivo uno schema di trade che non tornerà mai più”.
Due grandi polarità che lasciano l’Europa nella terra di mezzo: “Non è preparata a tutto questo – ha ammesso Rocca – L’Unione Europea ha una governance che va benissimo per una situazione di stabilità che punta al benessere, a una situazione di pace e di crescita moderata. Ma è inadeguata per i momenti di crisi. Oggi la vediamo paralizzata e non credo si scuoterà da questo torpore. Draghi ha ragione quando chiede un cambio di governance, ma allo stesso tempo non vedo le condizioni per una trasformazione così sostanziale. Governance paralizzata da un lato e ipertrofia della burocrazia dall’altro, con regolamentazioni che hanno assunto dimensioni che a me paiono molto al di là delle previsioni originarie. Quale futuro ci aspetta a queste condizioni? Per noi è importante non prescindere dall’Europa, però dobbiamo puntare anche a quello che si può fare in Italia. Noi abbiamo una sfida di competitività parzialmente europea, ma soprattutto italiana. In Italia non stiamo peggio di altre parti d’Europa: e se a livello continentale possiamo discutere, ma con limitata capacità di influire, qui possiamo avere un’agenda. Non possiamo pensare che l’Europa risponda ai nostri problemi, ma dobbiamo guardare a ciò che possiamo fare noi”.
Una chiave di svolta è rappresentata dal progresso tecnologico e digitale: “Le aziende possono fare moltissimo con l’intelligenza artificiale, basta capire come usarla identificando i processi dove davvero può trasformare il funzionamento dell’impresa, riorganizzandola di conseguenza. Noi dobbiamo essere gli utilizzatori più intelligenti di questi strumenti. Per questo dico: portiamo l’agenda sulle cose che possiamo già fare, perché sono tantissime anche in un quadro di un’Europa paralizzata”.
Per Techint è stato essenziale aver creato una rete di valore, mettendo insieme l’intera filiera composta da oltre mille aziende, creando una vera e propria community che si muove in modo coerente e compatto attorno ai temi della competitività e della sostenibilità: “Diamo appoggio, condividendo con tutta la filiera ciò che facciamo nella nostra struttura industriale. Aiutiamo le aziende ad esportare, agganciandole a un sistema globale e dando l’opportunità di sviluppo delle risorse umane, difendendone la competitività. La visione deve essere la difesa della catena, perché nessuno si salva da solo. Lo stress che noi viviamo è moltiplicato per le aziende della nostra catena di valore. Ma è un dato di fatto che non si potrà tornare indietro. Ma ritorno ad Agostino Rocca, che per quattro volte ha perso tutto nella vita: la resilienza e la tenacia è qualcosa che si trasferisce alla catena di valore e noi aiutiamo tutti a muoversi con forza dentro un ambiente competitivo che non è facile modificare”.
Sollecitato sulle strategie adottate dal suo gruppo, Rocca ha rilanciato con tono ancora più deciso: “Bisogna affrontare le cose con un pragmatismo che è parte della nostra cultura industriale, identificando i temi importanti sui quali si può agire. Si devono mantenere motivazione, impegno e continuità se si vuole costruire un’agenda chiara. Guardiamo ai dati e trasmettiamo ottimismo, ottimismo razionale, alle nuove generazioni. Bisogna saper scegliere le persone che portano avanti valori e obiettivi. Come? Chi ha talento e valori solidi può lavorare nell’impresa. Chi ha valori e non talento può fare l’azionista. Chi non ha nessuno dei due deve stare fuori”.






