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Pietro Orlandi a Lovere: “Quando parlo ai giovani di Emanuela mi abbracciano, è come stringerla di nuovo”
Foto Getty

La scomparsa della ragazza vaticana è uno dei grandi misteri d’Italia. Venerdì il fratello in piazza XIII Martiri: “Dopo 42 anni il dolore si è trasformato in rabbia, ma credo ancora in verità e giustizia. Papa Leone? I primi segnali non sono incoraggianti”

“Dove trovo la forza di andare avanti? Semplicemente non riesco e non riuscirò mai ad accettare passivamente un’ingiustizia. Non credo sia qualcosa di straordinario, anzi: dovrebbe essere la normalità, per tutti”. Sono passati 42 anni dal 22 giugno 1983, da quando sua sorella Emanuela, cittadina vaticana di 15 anni, è scomparsa nel nulla. Sono passati 42 anni, ma il tempo non ha minimamente intaccato la grinta di Pietro Orlandi, Una grinta contagiosa, orientata alla perenne ricerca della verità. Venerdì sera, 12 settembre, Orlandi sarà in piazza XIII Martiri a Lovere, ospite dell’evento Arawordbridge organizzato dal periodico Araberara. Lo abbiamo intervistato.

Sulla sparizione di Emanuela sono aperte tre inchieste. Una in procura a Roma, una in Parlamento e un’altra in Vaticano. Come valuta l’impegno delle istituzioni nella ricerca della verità?

Del pm Stefano Luciani (titolare dell’indagine romana, ndr) mi parlano bene. Certo, lavora nel più stretto riserbo e al momento non sappiamo granché. Nella Commissione parlamentare ho fiducia. Prima deputati e senatori alzavano le mani, dicevano ‘se c’è di mezzo il Vaticano non m’impiccio’. Ora percepisco un cambiamento. Non c’è stata differenza tra destra e sinistra. Quando è stata votata, tutti erano convinti della necessità della Commissione d’inchiesta. A differenza del Vaticano, che l’ha definita una ‘intromissione perniciosa’ rispetto al loro lavoro.

Dove può arrivare la Commissione?

Ovviamente non si sostituisce alla procura, non ha gli stessi strumenti investigativi e non può arrivare a un processo. Ci sono delle audizioni, e durante queste audizioni si ascoltano delle testimonianze nella speranza di ottenere nuovi elementi e inoltrare una relazione al pm. Sono ottimista, anche se all’interno della Commissione stessa c’è chi prova a rallentare e screditare il lavoro. Presto sarò di nuovo convocato e verranno ascoltate delle persone che io stesso ho indicato.

È vero che ha provato a contattare anche il bergamasco Luigi Gastrini? Anni fa si presentò con il nome in codice “Lupo”, dicendo di aver lavorato nel Sismi e di aver saputo che Emanuela era finita in Inghilterra. Fu condannato.

Sì, è vero. Alcune sue dichiarazioni portavano verso la pista inglese, purtroppo ho saputo che è morto qualche tempo fa. Secondo me, è una di quelle persone che non sono mai state ascoltate approfonditamente. Sono convinto che parlasse con ambienti militari, ma è stato accusato di calunnia perché quando fai parte di gruppi coperti il tuo nome non compare, se succede qualcosa tu non esisti più. Gastrini non ha mai portato prove, ma tante situazioni si legano a sue dichiarazioni. È stato bollato come mitomane ed è finita lì.

E dell’inchiesta vaticana cosa pensa? 

Che è una farsa, quasi un atto dovuto. In quei giorni c’era parecchia pressione. Stava partendo la Commissione parlamentare, poi è uscito il documentario ‘Vatican Girl’ su Netflix. Mi creda, ho ricevuto mail di solidarietà da ogni parte del mondo dopo quel documentario. Dal mio punto di vista, l’inchiesta vaticana è il tentativo di cercare una verità di comodo. In Vaticano sanno la verità, ma da quarantadue anni fanno di tutto per evitarla. Sappiamo che nella segreteria di Stato c’è un fascicolo sul caso di Emanuela, ma è riservato. Mi domando: perché non viene condiviso con la procura?.

Da Papa Leone XIV si aspetta più coraggio? 

È il quarto Papa che si sussegue in questa vicenda. Leone ha incontrato gli sportivi, ma non mia madre che abita a duecento metri. Il 22 giugno avrebbe potuto ricordare Emanuela durante il suo primo Angelus. Ero in piazza San Pietro, aspettavo parole di vicinanza che non sono arrivate. Non la considero una dimenticanza, ma una scelta precisa perché l’Angelus non si improvvisa, c’è una scaletta da seguire. Questo atteggiamento, peraltro, non fa altro che alimentare dubbi nell’opinione pubblica. L’ho visto come un brutto segnale, che mi fa pensare che non sia cambiato molto. Spero di sbagliarmi.

Il suo rapporto con il Vaticano ha in qualche modo condizionato quello con la fede e con Dio?

Io sono arrabbiato perché consideravo il Vaticano la mia famiglia. I ricordi più belli, legati alla mia infanzia, sono tutti là dentro. Consideravo il Vaticano la mia casa, perché il mondo là fuori poteva far paura. E invece, quel mondo che pensavo ci proteggesse ci ha voltato spalle. Su Dio nutrivo incertezze prima come adesso, ma l’atteggiamento del Vaticano non ha cambiato il mio rapporto con la fede. Quando parlo del Vaticano parlo di persone, e quando ne parlo le spoglio dell’abito che indossano. Il cristianesimo si basa su verità e giustizia, ma non tutti all’interno dell’istituzione seguono gli insegnamenti del suo fondatore. Il cattolicesimo utilizza il cristianesimo per accrescere il proprio potere. E continua a dimostrarlo.

Qual è la sua verità sulla sparizione di Emanuela?

Io sono convinto che in questa storia ci siano un ricattato e un ricattatore. Emanuela è stata usata per ricattare qualcuno molto in alto, probabilmente del Vaticano. È stata presa perché cittadina vaticana, ma non è altro che un tassello in un puzzle infinitamente più grande. Deve essere così per giustificare un silenzio lungo quarantadue anni.

Parla mai con Emanuela?

La penso. E quando la penso, penso a lei al presente. Penso che ho sempre il dovere di cercarla, viva.

Si sarà domandato mille volte perché. In questi anni, ne ha trovato almeno uno?

Perché è successo proprio a Emanuela? Perché proprio a noi? Se intende questo, me lo chiede spesso anche mia madre. Quel che so, è che quando mi chiamano nelle scuole, nei licei e nelle università vado sempre volentieri perché attraverso Emanuela ho l’opportunità di cambiare la coscienza dei ragazzi. Ci sono quindicenni che dopo aver sentito la sua storia mi abbracciano. E quando succede, mi sembra di stringere Emanuela di nuovo tra le mie braccia. In quei momenti, capisco che il suo sacrificio non è stavo vano.