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Omicidio di Sara Centelleghe, il killer rinviato a giudizio: il 28 ottobre sarà davanti alla Corte d’Assise

Il gup ha negato la perizia psichiatrica richiesta dal difensore. Presenti in aula anche la mamma e il papà della 18enne uccisa, che si sono costituiti parte civile

Costa Volpino. È stato rinviato a giudizio Jashandeep Badhan, 20enne di origini indiane, accusato di aver ucciso la 18enne Sara Centelleghe. Comparirà davanti alla Corte d’Assise il prossimo 28 ottobre e dovrà rispondere di omicidio aggravato dall’aver commesso il reato a scopo di rapina, dalla minorata difesa della vittima e della crudeltà, per averla colpita con 67 forbiciate. All’imputato viene contestata anche la rapina del cellulare della vittima.

Martedì 9 settembre Jashandeep è arrivato in tribunale a Bergamo intorno alle 13, scortato dagli agenti della polizia penitenziaria del carcere di Pavia, dove si trova detenuto. Polo bianca oversize, jeans scuri e scarpe da ginnastica bianche, il giovane ha percorso a lunghe falcate i corridoi del palazzo di giustizia in direzione dell’aula delle udienze preliminari. Presenti anche il papà e la mamma di Sara, che si sono costituiti parte civile, assistiti dagli avvocati Roberto Pizio ed Enrico Pollini. La donna non è riuscita a trattenere le lacrime.

Il difensore di Badhan, l’avvocato Roberto Grittini, ha richiesto al giudice Vito di Vita una perizia psichiatrica per il suo assistito. Che però, almeno in questa fase del procedimento, è stata negata. Potranno disporla i giudici della Corte d’Assise, se lo riterranno necessario.

Sara Centelleghe la sera del 26 ottobre era a casa, in via Nazionale a Costa Volpino, insieme a un’amica minorenne. Mentre la 18enne dormiva, l’amica era scesa per incontrare Badhan: i due si erano dati appuntamento per scambiarsi della sostanza stupefacente, ma il giovane indiano non si era presentato. Era invece salito in casa di Sara alla ricerca di hashish. La ragazza si era svegliata di soprassalto e si era trovata l’intruso in camera da letto. Spaventata gli aveva chiesto chi fosse e cosa volesse, scatenando così la furia di Jashandeep, che aveva colpito la studentessa con un violento pugno al volto e, dopo una colluttazione, l’aveva ferita mortalmente con 67 forbiciate. L’arma improvvisata l’aveva trovata in un cassetto della cucina.

Poi il 20enne era scappato lungo le scale, si era tolto le ciabatte impregnate di sangue per non scivolare e, a piedi nudi, aveva raggiunto il corsello in comune tra l’ala del condominio dove viveva Sara e quella in cui abitava lui con la sua famiglia.

Nel frattempo l’amica della ragazza era risalita nell’appartamento e si era accorta di alcune impronte insanguinate sulle scale. La porta era spalancata, la casa a soqquadro, il corpo della 18enne a terra in un lago di sangue. Si era messa ad urlare e aveva chiamato il 112 insieme ad alcuni vicini residenti sullo stesso pianerottolo dei Centelleghe, richiamati dal trambusto e dalle grida.

I carabinieri si erano subito concentrati sulle impronte, avevano ricostruito il tragitto compiuto dal killer e avevano suonato alla porta della famiglia Badhan. Jashandeep era a letto, con una mano fasciata che tentava di nascondere, ferita durante l’aggressione. Portato in caserma aveva confessato dopo ore di interrogatorio, dicendo di aver ucciso perché temeva che Sara chiamasse la polizia.

L’amica della vittima è successivamente indagata per favoreggiamento e spaccio di sostanze stupefacenti. In prima battuta agli inquirenti aveva dichiarato di essere uscita per prendere una bibita, non per incontrare Badhan, perché temeva che i suoi genitori scoprissero che usava e vendeva droga.

Costa Volpino, 18enne uccisa in casa