Riprende lo stato di agitazione in Arriva Italia: “Lavoratori impiegati anche 14 ore al giorno”
Con l’azienda del trasporto pubblico bergamasco non c’è accordo sul contratto integrativo. Alla vigilia delle nuove gare d’appalto provinciali i sindacati invitano l’Agenzia Tpl a fare le “debite riflessioni”
Bergamo. “Abbiamo tentato in tutti i modi di evitare la riapertura delle procedure, congelando l’agitazione sindacale. Tuttavia, nonostante tutti i nostri tentativi di arrivare ad un punto di mediazione, l’azienda ha rigettato tutte le nostre proposte”. Così, i segretari di Filt Cgil, Fit Cisl, UilTrasporti, Faisa Cisal e Ugl Autoferrotranvieri annunciano la ripresa dello stato di agitazione in tutti i depositi aziendali di Arriva Italia della provincia di Bergamo dopo il mancato accordo sul contratto integrativo.
Nell’azienda del trasporto pubblico bergamasco il rinnovo del contratto di secondo livello manca dal 2017, “praticamente un’altra era, considerando il Covid- 19, l’inflazione, la recessione e tante altre situazioni che rendono necessari seri interventi contrattuali dal punto di vista economico e normativo a tutela del salario”, dicono i sindacalisti Paolo Turani (Filt Cgil), Pasquale Salvatore (Fit Cisl), Adriano Villa (UilTrasporti), Antonio Chimirri (Faisa Cisal) e Luigi Dionisio (Ugl Autoferrotranvieri).
Tra l’altro, in un periodo in cui molte aziende di trasporto pubblico del territorio hanno investito per migliorare il servizio offerto all’utenza e per contenere la disaffezione dei conducenti dalla professione migliorando la contrattazione di II livello sia dal punto di vista economico che normativo, secondo le sigle sindacali Arriva Italia starebbe andando in controtendenza, preferendo il conflitto sociale.
“Seppur consapevole di essere poco attrattiva nel mercato del lavoro, l’azienda ha scelto lo strumento del sub-appalto, peggiorando di fatto il servizio a discapito di tutti i cittadini e svilendo le proprie risorse lavorative – spiegano i segretari provinciali -. Riteniamo inaccettabile che nel 2025 alcuni lavoratori debbano essere impegnati fino a 14 ore al giorno, a fronte di una giornata lavorativa che vale 6 ore e 30 minuti. Altrettanto inaccettabile è che dal 2017 siano mantenute ferme le competenze economiche delle indennità contrattuali: siamo alla vigilia delle gare d’appalto provinciali (l’Agenzia del Tpl, responsabile dei servizi in provincia di Bergamo ha dichiarato la volontà di voler procedere con le gare nel 2026, ndr), e ci chiediamo se sia corretto che gli altri operatori del settore, che investono nel servizio pubblico e fanno sforzi economici notevoli per garantire un servizio pubblico degno di questo nome, debbano essere penalizzati da aziende che non investono e si preoccupano solamente di fare utili milionari”.
“Invitiamo l’Agenzia a fare le debite riflessioni – l’appello – per far sì che la gara non sia premiante per quelle aziende che non investono e fanno dumping contro le aziende serie, andando esclusivamente nella direzione del profitto a discapito della qualità dell’offerta del servizio, disattendendo il ruolo “sociale” che il trasporto pubblico riveste”.
Arriva Italia è un colosso che opera in diversi regioni d’Italia. In Lombardia è presente a Lecco, Bergamo, Brescia e Cremona e da poco è stata acquisita dal colosso finanziario di investimenti americano I Squared. “Purtroppo – concludono i sindacalisti – dopo aver preso atto della reticenza dell’azienda, siamo stati costretti a dare seguito alla riapertura delle procedure di sciopero e chiedere all’utenza e agli enti preposti di prendere atto di come quest’azienda non intenda assolutamente investire sull’efficienza del servizio e sui propri dipendenti”.


