“Grazie, Bergamo”: Gattuso, il tributo alla città e il ritorno di Retegui tra le emozioni
Dai brividi dell’inno alla cinquina con il doppio gol dell’ex nerazzurro: dalla nostra città inizia un nuovo ciclo azzurro, nel segno dello spirito e dell’entusiasmo. Il ct: “Bergamo e l’Atalanta ci hanno davvero aiutati”
Bergamo. 1987 e 2025. Due vittorie dell’Italia a Bergamo, due cinquine. In mezzo un paio di pareggi. L’abbraccio orobico agli azzurri porta ancora bene. Dopo un po’ di paura, certo, ma quello che resta è il risultato a tabellone:5-0. L’Estonia ieri sera come Malta quasi quarant’anni fa. Contesti diametralmente opposti, ma stessa passione. Anche se sugli spalti c’è un po’ meno azzurro: tanto multicolore, un bel po’ di nerazzurro. Il giocatore più presente? Retegui.
Diversi colori, soprattutto quelli vari delle varie scuole calcio invitate a partecipare, e le fasce tricolore di cento sindaci della provincia in tribuna Rinascimento, qualche posto rimasto vuoto nonostante il sold out annunciato — 22.559 presenti, per la precisione. Tutti entusiasti di rivedere l’azzurro nell’ex Atleti Azzurri d’Italia dopo cinque anni. E lo si percepisce quando l’inno viene cantato a squarciagola. Poi il fischio d’inizio, i primi timidi “Italia, Italia…”, i cori per Rino Gattuso.
Incoraggiamenti che agli azzurri servono per prendere fiducia: ogni volta che l’attacco spinge, si sente vibrare. Ma quando sono gli estoni a salire, la fragilità psicologica di tutto l’ambiente si percepisce. Eccome. Ad allenare un attimo la tensione sono la macchininatelecomandata che porta il pallone al centro del campo per il fischio d’inizio ed untelefono, che viene ritrovato in campo dopo pochi minuti.
C’è Giorgio Chiellini in tribuna, una delle tante autorità calcistiche (e non) presenti. I suoi amici ed ex compagni Bonucci e Buffon sono invece in panchina, rispettivamente da collaboratore tecnico e da capo delegazione. E a proposito: il vice di Gattuso, Gigi Riccio, è il papà di Lorenzo, centrocampista dell’Under 23 nerazzurra.
Ecco, Atalanta. Carnesecchi e Maldini sfilano a bordocampo prima della partita salutando i propri tifosi e scambiando sorrisi, prima di accomodarsi in tribuna Pitch view. Bellanova è in panchina e lì resterà per tutti i 90 minuti. In campo c’è il grande ex, il più atteso di tutti: Mateo Retegui. Pezzo da 70 milioni sul mercato, da luglio giocatore dell’Al-Qadsiah, ma che con Bergamo ha mantenuto il suo feeling pur nonostante l’addio dopo un anno.

D’altronde 28 gol mica si dimenticano in uno schiocco di dita, magari per una ventina di milioni. Non per i tifosi, visto che all’uscita dal riscaldamento è il più acclamato per distacco dai tifosi azzurri accomodati in Nord. Lì passa la ola, lì si sentono i cori per Gattuso, lì vengono esposti anche diversi cartelloni per i giocatori. Prevalgono le famiglie, tanti bambini sorridenti, un centinaio di estoni assiepati in tribuna Ovest. Che provano a esaltarsi quando Saliste con le sue rimesse lunghissime si candida a ‘erede’ del mitico Risto Kallaste, quello della celebre capriola proprio contro gli azzurri.
L’Estonia di oggi è una squadra che su Transfermarkt assomma un valore di mercato stimato complessivo di 11,20 milioni di euro. L’Italia è a 795 e quello meno valutato è Politano (10 milioni). Differenza che si sente tutta. Mancava giusto una spinta: quella che Kean – che nel primo tempo aizza la folla da capopopolo, poi seguito da Gattuso – dà al pallone di testa per spingerlo in porta. E uno. Partita sbloccata, spazzata la paura. Non si attacca più solo con la forza dei nervi, ma anche con la leggerezza mentale che il vantaggio garantisce.
E poi arriva quel momento, quello del 9, del ‘vecchio’ 32 nerazzurro: l’esultanza di Retegui sotto quella Nord che nel walkaround guardava con più di qualche pensiero. Chissà quali. In quella porta di gol ne ha fatti, eccome. E quel tocco non l’ha ancora perso, neanche ora che ci sono migliaia di chilometri di distanza. Gattuso lo aveva detto: sta bene. E si vede.
Si chiude con i 22mila che cantano l’inno, poi lo spazio è per la standing ovation all’uscita. Il numero 9 azzurro è l’ultimo a lasciare il terreno di gioco, non prima di aver intercettato due bambini e aver posato per una foto con loro con il sorriso. Ultima fotografia di una serata da ricordare per Bergamo, ma anche per Gattuso.
“Voglio ringraziare veramente questi magnifici tifosi, che anche all’intervallo sullo 0-0 ci hanno applaudito. Quando siamo rientrati non abbiamo sentiti la paura. La città ci ha aiutato molto, ringrazio per i cori per me, ma il merito è dei ragazzi e dello spirito che ci hanno messo. E ringrazio l’Atalanta per come ci ha trattato (li ha anche ospitati a Zingonia per la rifinitura, ndr): da ieri a oggi, sono stati incredibili”. Sipario. Arrivederci, azzurri.





