Investì un ciclista in via Zanica, camionista condannato a un anno per omicidio stradale
Patente sospesa per 9 mesi. La società di trasporti veronese ha risarcito la famiglia della vittima, un cittadino cingalese di 45 anni
Bergamo. Stava pedalando verso il centro città quando, all’incrocio tra via Zanica e via Roggia Guidana, si è affiancato a un camion fermo al semaforo. Allo scattare del verde, il mezzo pesante ha allargato per svoltare a destra senza accorgersi della sua presenza. Fernando Wandakulasooriya Sanjeewa Prad, 45 anni, cittadino dello Sri Lanka residente a Bergamo, è caduto a terra ed è finito sotto le ruote dell’autoarticolato, morendo sul colpo.
L’incidente risale al 16 maggio 2023. Martedì 2 settembre, il Tribunale di Bergamo ha condannato l’autista del camion, A.C., 48enne di Verona, a un anno di reclusione con pena sospesa per omicidio stradale. Disposta anche la sospensione della patente per nove mesi.
Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna al minimo della pena: dieci mesi e venti giorni di reclusione, con sospensione della patente per sei mesi, considerato il fatto che il documento è indispensabile all’imputato per poter lavorare. Il giudice ha invece ritenuto la richiesta non adeguata e ha inasprito la sanzione.
La difesa, affidata agli avvocati Marco Galli e Alberto Iadanza del foro di Verona, aveva chiesto l’assoluzione per la vecchia insufficienza di prove e, in subordine, la riqualificazione del reato in omicidio stradale con concorso di colpa. “Le immagini delle telecamere di sorveglianza – ha sottolineato l’avvocato Iadanza – mostrano il camion fermo al semaforo con la freccia inserita. Allo scattare del verde si vede il mezzo iniziare la manovra, ma il ciclista non compare nelle riprese, quindi non è possibile stabilire con certezza la sua posizione. Inoltre, l’intersezione è priva di pista ciclabile: la corsia dedicata si interrompe sulla linea d’arresto e riprende solo dopo il semaforo. La vittima, purtroppo, ha tenuto un comportamento imprudente affiancandosi all’autoarticolato. Avrebbe dovuto arrestarsi o scendere dalla due ruote e attraversare la strada spingendola a mano”.
La società di trasporti Cbr, per la quale lavora l’imputato, ha già provveduto a risarcire la famiglia del ciclista.



