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Casadio chiude a Ghisalba: ai 46 lavoratori incentivi al trasferimento, ammortizzatori o agevolazioni

L’incontro di mercoledì mattina tra azienda e sindacati si è concluso con l’ufficializzazione della conclusione delle attività nell’impianto della Bassa. La Cisl: “Ribadita la necessità di costruire un piano sociale”

Non certo un fulmine a ciel sereno, ma la notizia della prossima chiusura dello stabilimento di Ghisalba ha comunque generato grande sconforto tra i 46 lavoratori che stavano scioperando sotto la sede della Casadio, punto di produzione del Gruppo Cimbali specializzata in macchine per caffè espresso professionali e macinadosatori.

L’incontro tra i sindacati e la direzione dell’azienda ha infatti ufficializzato la conclusione delle attività per il prossimo mese di dicembre. “Una chiusura attuata senza alcuna ora di cassa integrazione – dice Alessio Pastore, della Fim Cisl di Bergamo -, ma da parte dell’azienda abbiamo registrato oggi comunque una disponibilità a usare ogni strumento utile a lenire il più possibile i disagi dei lavoratori coinvolti”.

Da parte di Casadio, infatti, è stato messo sul tavolo la possibilità a favorire i trasferimenti di chi volontariamente vorrà andare a Cappella Cantone, nel cremonese, dove si sposterà la produzione, oppure a Binasco, sede centrale della Cimbali, o, infine, fare anche altre esperienze in altre unità produttive, fino a candidarsi per altre posizioni libere all’interno del gruppo, per cui l’azienda fornirà tutta la formazione necessaria. Per chi non sarà in grado di trasferirsi, inoltre, è stata avanzata la proposta di corposi incentivi all’esodo.

“Abbiamo avuto la massima disponibilità a agevolare, pur in una condizione di grande disagio sociale e personale come una chiusura di una azienda può causare, una popolazione aziendale per la maggioranza femminile e relativamente giovane. È stata comunque ribadita la necessità – conclude Pastore – di costruire un piano sociale, per la Fim Cisl fondamentale che ogni decisione dell’azienda, sia sul piano occupazionale, ma con ricadute sul territorio non possa essere fatto a costo zero, ma che debba essere la stessa azienda a sostenere il carico del danno che i lavoratori subiranno”.