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Graziano Ghezzi: “Il Morla dista solo 200 metri, abbiamo messo delle paratie ma la paura è perenne”

Bergamo. La scena è ripresa dalle telecamere. L’acqua scende copiosissima. Il magazzino si riempie nel giro di 7-8 minuti, come un’enorme vasca da bagno. I macchinari all’interno, andati. I locali, distrutti. “C’era tutta l’azienda sottosopra”, ricorda Graziano Ghezzi, titolare dell’omonimo vivaio in via della Morla, gestito insieme alla moglie Silvia e ai figli Gloria e Matteo. Il futuro dell’attività.

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Il Morla, appunto. Esondato il 9 settembre scorso. Pochi giorni e sarà passato un anno. “All’inizio mi sono detto: qui è finita – racconta Ghezzi -. Poi, invece, ho capito che c’era solo da rimboccarsi le maniche. Che c’era da pulire e ripartire. E così abbiamo fatto, grazie all’aiuto di amici, volontari, protezione civile e vigili del fuoco. Ecco, se devo ricordare un momento bello è stato quello. L’unico, perché il resto è meglio lasciarlo perdere”.

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È un posto colorato, il vivaio Ghezzi. Fiori, piante, vasi, prodotti per il giardinaggio quel mattino vengono travolti da un’onda grigia. Un’onda di fango e detriti che travolge tutto. “I danni sono stati ingenti, tra i 350 e i 400 mila euro – stima Ghezzi -. I ristori? Diecimila euro, per ora, riconosciuti dal Comune di Bergamo. Siamo stati contenti che almeno loro ci siano venuti incontro”. Anche Regione Lombardia e il Ministero dell’Agricoltura hanno aperto bandi e stanziato fondi, ma l’erogazione dei ristori è un processo spesso lento e frammentato. E non sempre soddisfacente.

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Adesso sembra tutto a posto, al vivaio Ghezzi. Fiori, piante, vasi, prodotti per il giardinaggio sono tornati al loro posto. “Ma abbiamo ancora problemi. Ogni tanto dei macchinari che pensavamo di avere salvato si bloccano, colpa della sabbiolina che ha portato il fiume. Dobbiamo continuare a sistemarli, c’è poco da fare”. Il Morla dista solo 200 metri. “Abbiamo installato delle paratie, cerchiamo di ripararci il più possibile ma ogni volta che c’è un’allerta meteo la paura sale – confida Ghezzi -. La paura di rivivere lo stesso incubo è perenne”.

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