Le Mura si colorano d’arcobaleno: “Maxi bandiera per chiedere la pace”
Il bandierone campeggerà sulla storica cinta muraria nel pomeriggio di sabato 6 settembre, mentre in Piazza Mascheroni ci saranno stand e laboratori
Le Mura di Bergamo si colorano di arcobaleno per promuovere una cultura della pace. Nel pomeriggio di sabato 6 settembre sull’imponente cinta muraria verrà appesa una maxi bandiera multicolore di dimensioni 30 x 20 metri che sicuramente risulterà ben visibile a tutti.
L’iniziativa, promossa da Acli Bergamo, Diocesi di Bergamo, Rete della pace e disarmo di Bergamo, Enti locali per la pace, e Assessorato alla pace del Comune di Bergamo, invita le persone a stringersi attorno a un forte segno di speranza e impegno. Aperta a tutti, rientra in una mobilitazione più ampia incentrata sul tema della pace e intitolata “Non stai dimenticando niente? “, finalizzata a sensibilizzare la cittadinanza contro la guerra, guardando anche ai tanti conflitti dimenticati in corso nel mondo.
L’appuntamento è dalle 14.30 alle 17.30 in Città Alta: in Piazza Mascheroni verranno allestiti stand informativi e sarà possibile partecipare a laboratori d’arte a tema, mentre il bandierone variopinto campeggerà sulle Mura.
Il presidente delle Acli provinciali, Roberto Cesa, spiega: “Si tratta di un gesto simbolico, ma potente, per dire che la pace non è un sogno distante, ma un cammino concreto che interpella ciascuno. Ogni realtà partecipante animerà la piazza con letture, racconti, poesie, stand informativi e laboratori d’arte per dare voce ai tanti conflitti in corso nel mondo: dal genocidio in atto in Palestina, alla guerra che dopo tre anni ancora affligge l’Ucraina, ma anche la Repubblica Democratica del Congo e il Sud Sudan, il confine Cambogia-Thailandia. E ancora: Myanmar, Siria, Haiti, Burkina Faso, Kashmir, Nagorno Karabakh, Venezuela, Mozambico, Afghanistan. Sono guerre vicine e lontane, spesso dimenticate, ma che chiedono memoria, consapevolezza e responsabilità. Durante l’evento verrà, inoltre, realizzata un’opera a quattro mani dal titolo ‘Una striscia per la pace’. Una danza di segni, simboli e colori aperta al contributo di tutti. Con Silvio Boselli, Alessandra Buniva, Elena Marengoni e Franco Reale”.
Illustrando l’iniziativa, Cesa afferma: “La Terza Guerra Mondiale a pezzi denunciata da papa Francesco è realtà. Il senso di impotenza è grave sulle spalle di tutti noi. Lo avvertiamo come donne e uomini, come associazioni, come Paese. Ma nessuna azione che manifesta il desiderio di Pace è vana. Folle forse sì, vana no. Per questo abbiamo scelto di dedicare totalmente l’inizio dell’anno associativo delle Acli di Bergamo alla Pace. Per questo popoleremo Città Alta sabato pomeriggio, con mitezza mescolandoci con la gente che passerà di là. Per questo srotoleremo dalle Mura la grande bandiera della Pace. Idealmente avvolgeremo tutti sotto quell’unica bandiera. Non è il tempo dei distinguo, ma di fare quadrato attorno ai fondamentali dell’umano. Ce la metteremo tutta: il popolo della Pace non può disperdersi o, peggio, apparire litigioso. Questo è il primo esercizio di Pace a cui siamo chiamati, riconoscendoci fratelli di chi è vittima dello sterminio in atto a Gaza, di chi soccombe sotto le bombe in Ucraina, di chi è ancora ostaggio di Hamas, di chi muore in Myanmar, nel Sud Sudan o negli altri 52 teatri di guerra del mondo”.
“Il titolo ‘Non stai dimenticando niente?’ – osserva Marzia Marchesi, assessora alla Pace del Comune di Bergamo – è una domanda che ci sta accompagnando in queste giornate. Dopo la lettura pubblica dei nomi dei bambini uccisi in Israele e a Gaza, il 31 agosto, ci siamo resi conto di quanto sia importante ridare umanità ai numeri che sentiamo ogni giorno. Lo scorrere di quei nomi ha fatto pensare, ha commosso. Ha trasformato cifre in volti, dolore in consapevolezza. Il 6 settembre, con l’iniziativa ‘I conflitti dimenticati’, vogliamo continuare su questa strada: ricordare, riflettere, dare spazio a chi oggi vive in mezzo alla guerra, senza voce, chi oggi soffre per la guerra, anche quando i riflettori si spengono. Lo faremo con parole, volti, testimonianze. Ma anche con un gesto simbolico forte: l’esposizione della bandiera della Pace sulle Mura venete, vicino a Porta San Giacomo. Un segno visibile dell’impegno della nostra città per la pace, il dialogo e i diritti umani. Per lo stesso motivo, è necessario non distogliere l’attenzione dalla Global Sumud Flotilla, la missione marittima civile con navi cariche di aiuti che sta navigando verso Gaza. Bisogna parlarne, augurandoci che vada tutto al meglio e non succeda quello che si teme possa accadere”.

Sottolineando l’importanza di sensibilizzare la cittadinanza, Stefano Remuzzi, direttore dell’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Bergamo, evidenzia: “Il 6 settembre vuole essere un momento di riflessione e di comunità. I numerosi conflitti nel mondo, quelli più raccontati e quelli dimenticati, ci devono ricordare che nascere nella parte “fortunata” del mondo è semplicemente una questione di casualità. Ecco perché dobbiamo provare a considerarci in qualche modo ‘debitori’ di diritti che altri non hanno e di cui noi, invece, godiamo quotidianamente proprio perché fortunati a vivere in pace. Come diocesi abbiamo voluto fortemente partecipare e organizzare insieme alle altre realtà questo momento mettendolo insieme ad altri due momenti importanti che si svolgeranno il 6 e il 7 settembre: la veglia ecumenica a Sotto il Monte Giovanni XXIII e il pellegrinaggio notturno al Santuario della Cornabusa che si concluderà con la messa del Vescovo per il Creato. Pace e ambiente sono questioni strettamente legate. Avere cura delle persone significa anche avere cura del mondo”.
Infine, Aldo Lazzari, referente della Rete della Pace e Disarmo Bergamo, conclude: “‘Non stai dimenticando niente?’ è una domanda che vogliamo rivolgere a tutte e tutti. È una provocazione, ma anche un invito a fermarsi e riflettere. La Rete Pace e Disarmo Bergamasca riunisce diverse realtà della società civile che lavorano insieme per costruire una comunità capace di pace e per contrastare l’economia di guerra. Da questi interrogativi nascono le azioni che portiamo avanti nei nostri ambiti, diversi ma complementari. La piazza del 6 settembre sarà per noi un’occasione per parlare dei tanti conflitti che segnano il nostro tempo: quelli vicini e lontani, quelli raccontati dai media e quelli dimenticati, quelli che durano da decenni e quelli che restano nascosti. Vogliamo anche ribadire l’urgenza del disarmo: perché non è solo un obiettivo, ma anche uno strumento necessario. Smontare l’economia bellica significa ridare spazio alla vita, alla giustizia e alla speranza”.


