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Elena Daniela Manda, 40 anni, lo scorso 6 gennaio fu salvata dal provvidenziale intervento dei passanti

Lunedì 6 gennaio, una mattinata piovosa. Daniel Manda, 49enne camionista romeno, residente a Pedrengo, aggredisce una donna nel piazzale del supermercato Lidl di via Lombardia a Seriate. Le sferra 14 fendenti con il coltello. Mira al viso, al collo, al costato e alla schiena. La donna che manda in ospedale in pericolo di vita è sua moglie: Elena Daniela Manda, 40 anni.

A salvarla è il provvidenziale intervento di una commessa, romena come lei. Poi di un militare fuori servizio e di un elettricista della zona che immobilizzano a colpi di pietre l’uomo, rinviato a giudizio dal pubblico ministero Emma Vittorio con le accuse di tentato omicidio e stalking (oltre che di lesioni ai danni del coraggioso militare).

Dice di avere agito in preda a “un blackout”, Daniel Manda, perché la compagna lo provocava. Lei, invece, dice che lui era geloso. Così tanto da non lasciarla nemmeno andare a lavoro. Lo scorso 30 giugno la pm Vittorio ha chiesto il giudizio immediato per il 49enne. Il dibattimento era stato fissato per il 18 settembre, ma i difensori Lorenzo Mele e Stefania Russo hanno presentato istanza di processo abbreviato.

Morale, il fascicolo finirà dal Gup il 12 novembre. Nel frattempo, il Tribunale dei minori ha deciso per l’affidamento esclusivo della figlia minorenne alla madre (prima che finisse in carcere lei e il fratello, quest’ultimo maggiorenne, vivevano con il padre).

A complicare la posizione del camionista di Pedrengo ci sarebbero alcuni messaggi WhatsApp dai toni minacciosi: “Ti troverò io, nessun problema”.  “Ci vedremo e anche presto, ti farai male”. E anche pedinamenti: “Sei testimone, io la Daniela la inseguirò e ucciderò”.

Così avrebbe anche detto a un’amica di lei il giorno prima del tentato omicidio. Nel novembre 2024, Daniel Manda aveva già patteggiato una condanna a 2 anni e 4 mesi per maltrattamenti, sempre nei confronti della moglie. Al magistrato, la donna ha detto di vivere in preda all’ansia. E al timore, un giorno, di rivivere lo stesso incubo.