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Omicidio di Valbrembo, spunta un terzo complice: un mese prima un’altra rapina violenta
I carabinieri al cimitero di Solza il 9 marzo 2025

Sabato mattina i carabinieri hanno arrestato un giovane di 22 anni residente in Bergamasca: avrebbe accompagnato i presunti assassini a casa di Luciano Muttoni e gli avrebbe consegnato il cambio di vestiti al cimitero di Solza

Nuovi sviluppi sull’omicidio di Luciano Muttoni. Sabato mattina, 30 agosto, il gip del Tribunale di Bergamo ha emesso due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di Carmine Francesco De Simone, già detenuto in carcere a Monza per l’omicidio del 58enne lo scorso 7 marzo a Valbrembo, e di Alessandro Alfì, 22enne di Terno d’Isola, prelevato in mattinata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bergamo dalla sua abitazione, accusato di concorso in rapina aggravata.

Ai due indagati viene contestata un’ulteriore rapina che avrebbero commesso il 17 febbraio a Ponte San Pietro ai danni di un cittadino italiano. Armati di coltello e pistola, gli avrebbero rubato l’auto, il telefono cellulare e il bancomat, poi usato per un prelievo di 250 euro avendo costretto sotto minaccia la vittima a fornire anche il codice pin.

Secondo quanto emerso dalle indagini sull’omicidio di Valbrembo coordinate dalla Procura di Bergamo, Alfì avrebbe supportato i due complici – il secondo è Mario Vetere, 23enne di origine polacca – prima mettendoli in contatto tra loro, poi fornendo supporto logistico, occupandosi del trasporto dalla stazione ferroviaria di Terno d’Isola all’abitazione di Muttoni prima del delitto. Dopo l’omicidio il giovane li avrebbe aspettati al cimitero di Solza per consegnargli gli zaini contenenti il cambio di vestiti.

Gli elementi raccolti dai carabinieri hanno riscontrato le spontanee dichiarazioni rese dai presunti autori del delitto. Dall’esame delle spontanee dichiarazioni rese dagli indagati, dalle informazioni raccolte dalle persone informate sui fatti, dall’analisi forense dei dati recuperati sui telefoni cellulari e dall’accurata visione dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati presenti nei luoghi in cui gli indagati si erano recati prima e dopo il delitto, sono stati estrapolati gravi indizi di colpevolezza su cui è stato costruito l’attuale castello accusatorio presentato al gip.