Minaccia di far esplodere il pronto soccorso con bombola d’ossigeno e accendino: “Così l’abbiamo disarmato”
Arrestato 26enne: in crisi d’astinenza per droga, pretendeva di essere ricoverato in Psichiatria. Tra i primi a intervenire Andrea Redaelli, comandante di Polizia Locale a Ponte San Pietro: “Ero lì per caso. Quando ho sentito l’infermiera chiedere aiuto non ci ho pensato due volte”
Lunedì 25 agosto, ospedale Papa Giovanni di Bergamo. Mancano pochi minuti alle 14. Le porte del pronto soccorso si aprono, accolgono l’arrivo di un ragazzo in barella. Dice di non stare bene, chiede di essere ricoverato in Psichiatria. Le prime valutazioni escludono la presenza di malattie psichiatriche. Il problema è un altro: il ragazzo fa uso di droghe. È in crisi d’astinenza.
Quando i medici gli prospettano le dimissioni, la situazione degenera. Si impossessa di una bombola di ossigeno pressurizzato, una di quelle in dotazione ai letti del reparto di medicina d’urgenza. Nella mano destra stringe un accendino. La fiamma è accesa, minaccia di far saltare in aria il pronto soccorso se non lo ricoverano subito. Alle sue spalle c’è una presa di erogazione diretta dell’ossigeno. Il rischio di un incendio, o peggio, di un’esplosione, è letteralmente dietro l’angolo
Scatta l’allarme, i medici chiedono l’intervento della vigilanza. In pronto soccorso, a quell’ora, c’è anche Andrea Redaelli, 51 anni, commissario capo di Polizia Locale a Ponte San Pietro dopo vent’anni di servizio a Ciserano. È lì per caso. “Una collega aveva bisogno di essere medicata – racconta -. Poi, ho sentito un’infermiera urlare e chiedere aiuto. A quanto pare, c’era un ragazzo barricato in una stanza”.
Redaelli non ci pensa un attimo, si dirige verso quella stanza. Vede il ragazzo all’interno. Gli parla, mentre attende l’arrivo della vigilanza. “‘Se non mi ricoverano mi faccio esplodere’, ripeteva. Gli ho chiesto: ‘perché fai così?. Nessuno è qui per farti del male, semmai per aiutarti'”. Cerca di mostrare empatia verso quel ragazzo. E gli dice che è il caso di riflettere, prima di compiere gesti affrettati.
Gli uomini della vigilanza arrivano. Sono in tre, con Redaelli fanno quattro. “È stato un gioco di squadra – sottolinea il commissario -. Un vigilante si è avvicinato al ragazzo. Gli ha allungato la mano per presentarsi”. Quando il giovane allunga la mano per ricambiare il saluto, il vigilante lo strattona. “A quel punto, noi altri abbiamo capito che era il momento di agire. Gli abbiamo sottratto la bombola dell’ossigeno e con l’altra mano che avevo libera gli ho portato via l’accendino”. Pochi istanti e arrivano anche i Carabinieri del Norm di Bergamo. L’incubo è finito.
I militari arrestano il ragazzo, lo interrogano. Incensurato, ha 26 anni, è italiano e abita a Calusco d’Adda. È accusato di minaccia a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. A difenderlo c’è l’avvocato Fausto Micheli del Foro di Bergamo. L.N. dice di essersi allontanato da una comunità perché non tollera le restrizioni. Davanti ai carabinieri, ammette di essere in crisi d’astinenza e di non avere seguito le cure che gli erano state prescritte.
Dichiarazioni che inducono il gip FedericaGaudino a considerarlo incapace di controllare i suoi impulsi, anche quelli più violenti. E di essere incapace di rispettare le regole. Inoltre, la tossicodipendenza potrebbe accentuare il rischio di reiterazione del reato. Per questi motivi, il giudice convalida l’arresto e dispone la custodia cautelare in carcere. “Alla fine – dice Redaelli ringraziando vigilanti e carabinieri – non abbiamo fatto altro che il nostro dovere. L’importante è che nessuno si sia fatto male”.



