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“Il successo della Sei Giorni? Impegno e coesione territoriale, per l’organizzazione una sfida contro il tempo”

La nota del Moto Club Bergamo: “Rispetto dell’ambiente e l’applicazione delle disposizioni delle autorità competenti fin dall’inizio capisaldi imprescindibili”

La 99ª edizione della Sei Giorni di Endurosi è conclusa venerdì 29 agosto con un tripudio italiano e un triplo successo della nazionale azzurra (Team, Junior Trophy e World Trophy). Si stima che 150 mila appassionati abbiano assistito all’evento sul territorio bergamasco, dalle valli alla pianura, per tutti i 6 giorni della competizione, confermando così Bergamo la patria indiscussa dell’enduro.

Uno sport che nei 106 anni di storia del Moto Club Bergamo, non solo ha visto trionfare piloti orobici di caratura internazionale, ma che costituisce un importante volano in chiave industriale ed economica con una filiera produttiva di eccellenza che dà lavoro a migliaia di persone.

L’edizione numero 99 avrebbe dovuto svolgersi in Australia, ma per diversi motivi era arrivata la rinuncia costringendo gli enti federali ad un “salvataggio” della competizione e la Federmoto italiana aveva chiesto al Moto Club Bergamo di farsi carico dell’organizzazione dell’evento. “Tutto ciò – scrive il Club in una nota – con una tempistica più che dimezzata rispetto ai due anni ritenuti consoni alla definizione di tutti gli aspetti della gigantesca macchina organizzativa. Dal punto di vista sportivo, logistico e sportivo si è trattato così di una sfida contro il tempo che abbiamo raccolto nella consapevolezza che si trattasse di un’occasione irripetibile per le ricadute e l’indotto che avrebbe prodotto in vari ambiti”.

“A cominciare da quello promozionale e di valorizzazione internazionale (33 le nazioni rappresentate, ndr) con un incoming alberghiero e ricettivo che ha visto migliaia di presenze giornaliere nelle strutture del territorio stimabili in oltre 25 mila pernottamenti ripartiti su tutto il periodo interessato – continua il Moto Club Bergamo -. A questo si aggiunge l’impatto sociale con la creazione di un orgoglio di appartenenza nel nome dello sport motociclistico che ha nella condivisione di valori sportivi e agonistici e nell’interazione tra persone del luogo e ospiti esterni, un grande valore aggiunto”.

sei giorni enduro

Tutti questi elementi, secondo il Moto Club, chiariscono ulteriormente la portata della Sei Giorni dove anche l’aspetto logistico-autorizzativo – innervato sui territori potenzialmente interessati al transito, al tracciato e alle prove – ha presentato notevoli complessità gestionali, non solo per l’osservanza delle normative, ma anche per la parcellizzazione dei terreni sui cui la gara avrebbe dovuto svolgersi. “L’intreccio di queste difficoltà, sommate all’obbligo di rivedere e modificare più volte i percorsi, unite alla ristrettezza dei tempi ha oggettivamente complicato e reso difficoltosa la finalizzazione autorizzativa della componente tecnico-logistico-territoriale”, precisa.

Le prescrizioni e le richieste che gli enti preposti e territorialmente competenti hanno avanzato per la necessaria ottemperanza ai dispositivi legislativi a cui sono tenuti istituzionalmente, hanno potuto essere sciolte solo a ridosso della competizione grazie ad una fattiva collaborazione di tutte le forze e gli attori in campo. “Se la Six Days resterà un evento da ricordare e di cui parlare a lungo, lo si deve all’impegno e allo sforzo di tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti – chiarisce il Moto Club -. Un particolare ringraziamento va ai politici bergamaschi, alle Comunità Montane della Val Seriana e dei Laghi Bergamaschi ed ai sindaci dei Comuni interessati al transito, agli esponenti del Governo sul territorio, al Prefetto Luca Rotondi, alle Forze dell’Ordine, alla Questura tutta, in particolare nelle persone del Capo di Gabinetto, dottor Andrea Sandroni, al vicario del questore, dottoressa Francesca Ferraro, e al primo dirigente dottoressa Anna Laruccia. A tutti loro e a quanti, a vario titolo, hanno contribuito a questo successo vanno la nostra gratitudine e riconoscenza”.

“Il rispetto della sicurezza e dell’ambiente, l’ottemperanza alle indicazioni e alle disposizioni delle autorità competenti sono stati, fin dai primi momenti della complicata e, per certi versi intricatissima fase organizzativa, capisaldi imprescindibili – conclude la nota -. A questi si aggiungono tutte le best practice attivate in chiave sostenibile e ambientale che fanno della competizione il primo evento ad emissioni compensate atto a garantire la mitigazione dell’impatto climatico”.