Travolto dal ghiaccio sul Monte Bianco, Fabio Medici muore sotto gli occhi dell’amico: “Era un alpinista esperto”
Originario di Lurano, 49 anni, abitava a Zanica con la moglie. La tragedia domenica, sul versante francese: altri scalatori hanno provato a rianimarlo. Salvo il compagno di cordata che era con lui: ha una caviglia lussata
Lurano. “Fabio era un alpinista esperto, consapevole, preparato. Se ha deciso di andare, vuol dire che le condizioni erano favorevoli”. Amici e familiari di Fabio Medici continuano a ripeterlo mentre tengono stretta la mano dell’anziana madre, Serafina Ceruti, di 81 anni. Anziana madre che il figlio andava a trovare ogni volta che poteva nella sua villetta, a Lurano, per tenerle compagnia e portare a spasso l’adorato cane. “Qualche anno fa era mancato il marito – raccontano i parenti -. Fabio era il suo unico figlio. Un figlio presente, premuroso. Si volevano bene”.
Dipendente di lungo corso alla Pneumax di Lurano, quando non andava a trovare la madre Fabio Medici andava in montagna. La sua grande passione. “Era iscritto al Cai di Gazzaniga. Aveva fatto corsi di alpinismo base e avanzati, corsi di arrampicata, corsi di cascate su ghiaccio”. Picozze e ramponi erano un prolungamento dei suoi arti, fanno capire amici e familiari. “Sui ghiacci sapeva portare anche gente meno esperta di lui”. Come sabato mattina, quando aveva raggiunto il rifugio Torino insieme a D.Z., 30enne anche lui di Lurano. Mentre Fabio Medici, 49 anni, si era trasferito da qualche anno a Zanica, dove abitava con la moglie Emanuela Ganz, partita nelle scorse ore dopo che sul mont Blanc du Tacul – 4 mila metri, versante francese del Monte Bianco – i due alpinisti sono stati travolti da un seracco. Un blocco di ghiaccio che può staccarsi, fatalmente, da un momento all’altro.
Medici e l’amico erano in cordata quando l’orologio segnava più o meno le 5,30 del mattino. Riescono appena a sentire un rumore strano. Nel giro di pochi secondi vengono travolti da una massa di ghiaccio e neve. È chiaro fin da subito che le condizioni più gravi sono quelle di Medici, soccorso dal compagno di cordata e da altri alpinisti che assistono alla scena dall’alto. “Hanno raggiunto Fabio e mio nipote – spiega un amico di famiglia, zio del 30enne che era con Medici -, provato tutte le manovre di primo soccorso”. Nel frattempo viene dato l’allarme. “Hanno provato a rianimare Fabio per una quarantina di minuti, poi l’elicottero lo ha portato in ospedale”. Purtroppo, il 49enne non ce l’ha fatta. “In un secondo tempo l’elicottero è tornato a recuperare mio nipote”. Dimesso dall’ospedale, è rientrato a casa domenica sera, a Lurano, con una caviglia lussata e chissà quale choc per l’esperienza vissuta.

“È stato un crollo anomalo, improvviso, non dovuto all’imprudenza delle cordate – tengono a sottolineare i familiari di Medici -. Le condizioni erano buone”. Lo conferma Paolo Valoti, past president del Cai di Bergamo. “Quel che è successo è un incidente legato all’imponderabile, ai cambiamenti climatici e alle ‘botte di calore’ che finiscono con l’indebolire le masse di ghiaccio. In montagna, lo sappiamo, il rischio zero non esiste. Vale anche per gli alpinisti più esperti. Quando un nostro associato viene a mancare – conclude Valoti – c’è sempre una partecipazione corale al dolore dei familiari. Dolore al quale ci uniamo anche questa volta”.


