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Leoncavallo, Sironi: “Colpire i simboli della sinistra per costruire il regime della destra”
Marco Sironi, già segretario provinciale di Rifondazione Comunista

Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo di Milano, avvenuto lo scorso 21 agosto, continua a far discutere. Marco Sironi, già segretario provinciale di Rifondazione Comunista interviene con questa sua riflessione

Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo di Milano, avvenuto lo scorso 21 agosto, continua a far discutere. Marco Sironi, già segretario provinciale di Rifondazione Comunista interviene con questa sua riflessione.

“C’è un aspetto dello sgombero del Leonka che forse ci dovrebbe, come uomini e donne di sinistra, preoccupare più di tutti gli altri. Dietro a quell’azione di polizia ordinata direttamente dal duo Piantedosi/Meloni non c’è tanto l’obiettivo di colpire un pericoloso e sovversivo centro sociale – scrive Sironi -. No, da tempo il Leonka è stato in un certo senso “istituzionalizzato” sul piano politico pur continuando a svolgere meritorie attività artistiche, culturali e mutualistiche, pur essendo un luogo della sinistra sociale, antirazzista e antifascista. Dietro allo sgombero c’è un obiettivo non dichiarato, ma fortemente praticato, da parte di questa destra reazionaria e “fascista 4.0″ che si sta facendo regime: colpire e cancellare i simboli stessi della sinistra, intesa non nel senso partitico, che ormai sarebbe poca cosa, ma in senso più ampio, come area politica e sociale di riferimento ancora di moltissime persone in carne e ossa”.

“Colpire il Leonka – prosegue Sironi – vuol dire nell’immaginario collettivo, e l’immaginario conta moltissimo in politica, colpire il “centro sociale” come principio in quanto tale, perché 50 anni fa fu proprio in quella via di Milano, dedicata a un compositore musicale, che nacque la prima esperienza di questo tipo. È un primo passo per colpire e cancellare le casematte (per dirla con Gransci) della cultura di sinistra e progressista di questo Paese, come metteva in risalto un interessante articolo su “Il manifesto”. Ha ragione il giornalista e compagno Alessandro Braga, autore di un interessaante libro sulla Lega che consiglio di leggere, quando l’altro giorno alla nostra festa in Rosso di Torre Boldone diceva che la destra, seguendo lei l’insegnamento gramsciano, sta costruendo egemonia. Lo stesso sta avvenendo con il cinema: tagliare i fondi vuol dire colpire quelle produzioni artistiche cinematografiche indipendenti e di qualità che veicolano certi tipi di idee incompatibili con la becera “cultura”, le virgolette sono volute, di cui è portatrice la destra. Vuol dire che in prospettiva avremo solo cinepanettoni che sfondano il botteghino e che veicolano l’idea di società di Meloni/Vannacci&C oppure, come sta avvenendo, film agiografici di personaggi legati al fascismo storico. Senza sovvenzioni al cinema non avremmo probabilmente avuto nel nostro Paese il neorealismo e la commedia all’italiana, che ancora oggi sono pezzi indelebili della nostra migliore cultura. Un’opera d’arte cimematografica assoluta come il film “C’era una volta in America” di Sergio Leone non sfondò il botteghino ed ebbe bisogno di essere sostenuta. I cinepanettoni di Jerry Calà e Massimo Boldi (non a caso icone della destra nostrana) quelli no, non ne hanno bisogno, purtroppo, fanno il pienone sull’ignoranza beota collettiva”.

“Insomma, per concludere, il progetto reale di questa destra al governo a guida del partito che ha la fiamma tricolore missina, e quindi fascista, nel simbolo, è ambizioso: cancellare ogni dissenso al suo potere anche sul piano della simbologia, smantellare l’enorme portato storico e attuale che ha avuto e ha ancora la cultura di sinistra, laica, progressista e antagonista nel nostro Paese. Tutto ciò per costruire un regime che non avverrà più come 100 anni fa con la messa al bando dei partiti ma con nuove leggi fascistissime più subdole che conservando formalmente, pur modificandola (presidenzialismo e autonomia differenziata), la forma democratica dello Stato la svuotano nella sua parte sostanziale. Un progetto che però non dismette, quando serve a tenere calmi gli animi, il vecchio manganello, sempre amato dai reazionari di tutte le risme, utile a reprimere il dissenso (vedasi decreto sicurezza). Un progetto pericoloso che di fatto smantella a colpi di scure il portato della nostra Costitizione Repubblicana non a caso nata da quella Resistenza che i nipotini e le nipotine di Almirante e del regime fascista mussoliniamo, ancora oggi, 80 anni dopo, non riescono a digerire.
Viviamo una vera e propria emergenza democratica che non possiamo sottovalutare.
Ps: nei locali sgomberati ci sono murales, come quello nella foto, che sono vere e proprie opera d’arte frutto del lavoro artistico del Leonka è protetti dalla Sovraintendenza alle Belle Arti. Spero che almeno questi vengano salvaguardati dalla furia “iconoclasta” della destra…”.

Leoncavallo