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L’Occidente ha perso l’egemonia mondiale?
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Meno capace di egemonia è stato l’Occidente sia per quanto riguarda la diffusione delle libertà sia per quanto riguarda le istituzioni democratiche. Tuttavia, la rottura del principio di sovranità degli Stati, a favore della politica della forza, è il fatto più recente e più sconvolgente

Che Trump – cioè gli Usa – stiano abbandonando l’Europa si è ormai capito da troppi segnali.

Si chiude in questo 2025, anno della seconda Presidenza Trump, un ciclo che si era aperto il 7 dicembre 1941 a Pearl Harbour con l’ingresso degli Usa nel secondo conflitto mondiale a fianco dell’Inghilterra e della Francia.

Il resto è storia nota e scritta sui libri di testo delle nostre scuole. Ciò che si conosce meno è che Roosevelt già da quegli anni riservava uno sguardo privilegiato al Pacifico. Durante la campagna d’Italia del 1943, Churchill voleva risalire in fretta la Penisola per arrivare dal lato orientale su Vienna e di lì correre a tutta velocità verso i Balcani per impadronirsi dei giacimenti petroliferi sfruttati dai Tedeschi, ma, soprattutto, per arrivare a Berlino prima dei Sovietici.

Qui la posta in gioco era alta: l’Europa orientale. Ma Roosevelt diminuì l’impegno americano della campagna d’Italia per dirottare le truppe in Birmania, in aiuto alla vicina Cina. Inoltre immaginava che il comunismo staliniano sarebbe diventato… democratico. Solo con Truman e con l’accendersi di un’aspra guerra fredda ideologica gli Americani decisero di costruire la Nato nel 1949 e di “fermarsi” in Europa, facendo al contempo fallire con la complicità dell’ottuso nazionalismo francese l’idea degasperiana della Comunità europea di difesa, la CED.

Ora, di quelle scelte paghiamo un conto molto salato: gli Usa se ne vanno dall’Europa e gli Stati europei si trovano senza difesa. Si tratta di 27 Stati, con 27 Stati maggiori di 27 eserciti, costretti a comprare armi dagli Usa e, al momento, incapaci di difesa degli Ucraini.

Da questa situazione nascono molti interrogativi geopolitici e strategici. Qui, tuttavia, vogliamo affrontarne un altro più “filosofico”, che ha incominciato a fare capolino in questi mesi: l’Occidente storico esiste ancora, se gli Usa se ne vanno? Un “Occidente ristretto” è ancora degno di tale nome? L’Occidente ha perso l’egemonia mondiale? Nelle poche righe che restano, si può solo tentare di istruire la questione. Intanto, che significa “Occidente”? La filologia lo definisce come “la terra del tramonto”? A questo tramonto più di cento anni fa il tedesco O. Spengler aveva dedicato scritto: “Il tramonto dell’Occidente”. La traduzione letterale di “Untergang des Abendlandes” suonava così: “Il tramonto della terra della sera”. Insomma: “il tramonto del tramonto”.

Che significa oggi “Occidente”? Quattro cose: “tecnologia, liberalismo, democrazia, diritto internazionale”.

La prima ha conquistato il mondo intero. Il mondo si è occidentalizzato interamente. Lo sviluppo della tecnologia – cioè l’applicazione della scienza alla produzione – nasce dal profondo della storia intellettuale europea: dallo spirito dell’Umanesimo e del Rinascimento, dal Seicento scientifico, dall’Illuminismo e, si intende, dall’incontro con la Rivoluzione industriale inglese. Non esiste area del pianeta che sia sfuggita a questa colonizzazione tecnologica.

Meno capace di egemonia è stato l’Occidente sia per quanto riguarda la diffusione delle libertà sia per quanto riguarda le istituzioni democratiche. Tuttavia, la rottura del principio di sovranità degli Stati, a favore della politica della forza, è il fatto più recente e più sconvolgente. Non che prima  d’ora la politica internazionale fosse stata quella del Paradiso terrestre. Negli ultimi 80 anni abbiamo visto conflitti feroci, ma veniva sempre riaffermato il principio, frutto anch’esso della sanguinosa storia europea, della sovranità inviolabile degli Stati. Ora, se Trump dichiara di volersi annettere la Groenlandia e il Canada, se Putin vuole l’intera Ucraina, se Xi Jin-ping assedia Taiwan, ciò significa che l’Occidente si è ristretto e che esso pesa oggi sull’Europa, sul Canada, sul Giappone, sull’Australia, sulla Nuova Zelanda.

E i Brics? Finora si sono fatti guidare in funzione anti-Occidente. L’uscita di Trump da questo giro li riorienterà?


giovanni cominelliGiovanni Cominelli

*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano. Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.