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Caro libri a Bergamo: “Famiglie così abituate che nemmeno protestano più”. “No, aumenti in linea con l’inflazione”

Scontro tra Federconsumatori e Confesercenti. Il problema, però, non si ferma sui banchi di scuola. A preoccupare sempre di più sono anche i costi degli alloggi universitari, aumentati del 6% nell’ultimo anno

L’inizio dell’anno scolastico è alle porte e, come ogni settembre, le famiglie si trovano a fare i conti con le spese per i libri e il materiale scolastico. Christian Perria, presidente di Federconsumatori Bergamo, sostiene che “le famiglie si sono ormai abituate ai rincari”, tanto che le segnalazioni relative a spese eccessive sono sempre meno. Un’assenza che pare rassicurante. Ma che, in realtà, a suo dire, nasconde rassegnazione. Soprattutto per le famiglie numerose o con redditi medio-bassi.

I supporti? Pochi, a parte i bonus statali riservati ai redditi più bassi e l’impegno di alcune scuole nell’adottare testi meno costosi. L’invito a chi vuole contenere le spese è di acquistare libri tramite la grande distribuzione o l’e-commerce. Oppure ricorrere ai testi usati, agli scambi tra studenti e al comodato d’uso organizzato da scuole o biblioteche. Altre soluzioni possibili sono l’adozione di kit scolastici a prezzo fisso o, dove consentito, l’uso di e-book.

Ma anche l’editoria digitale può essere un ostacolo. Molti testi scolastici sono dotati di codici digitali che consentono l’accesso a contenuti online, ma una volta utilizzati non sono più trasferibili perché monouso. Questo sistema, spesso imposto dagli editori, limita il mercato dell’usato e rende impraticabile il riutilizzo dei libri. Chi opera nelle librerie specializzate in scolastica spiega che i libri di testo vengono acquistati quasi esclusivamente nuovi. I genitori continuano a preferire il cartaceo al digitale e non prendono in considerazione l’usato. Gli aumenti più marcati, fanno sapere, si sono registrati soprattutto sul materiale di cancelleria, mentre per i libri gli incrementi sono stati più contenuti. Gli sconti sui testi restano rari, vincolati dalla normativa, sono infatti più comuni le promozioni stagionali su articoli generici, applicate sul totale dello scontrino.

Secondo le stime più aggiornate, il costo dei libri scolastici per la primaria e la secondaria di primo grado registra un aumento medio del 2,8% rispetto al 2024. Una crescita che, pur non clamorosa, conferma una tendenza costante al rialzo, che negli ultimi anni ha inciso pesantemente sul bilancio familiare: rispetto al 2021, i libri costano il 14% in più. A ciò si aggiungono gli aumenti nel materiale di cancelleria. Quadernoni e risme di carta segnano un +1,5% su base annua, mentre penne, matite ed evidenziatori salgono del 6,9% rispetto allo scorso anno e addirittura del 24% rispetto al 2021.

“Ogni anno è la stessa storia – replica Antonio Terzi, presidente di Confesercenti Bergamo e del Sindacato Italiano Librai nazionale -. Non più tardi di fine luglio, l’Antitrust ha rilevato che quelli del mercato scolastico sono aumenti fisiologici, in linea con l’inflazione reale. La famiglia di un ragazzo di prima media spende in media intorno ai 298 euro, in seconda media 138, in terza media 144″. E ancora: “326 in prima superiore, 167 in seconda, 300 in terza, 221 in quarta e 234 in quinta. Dove sono i 700 euro di media che leggo ogni tanto in giro?”. Il prezzo è stabilito dall’editore. “Il libraio ha un margine di guadagno tra il 12 e 15%”, aggiunge Terzi. Se i testi costano sempre e nel contempo il potere d’acquisto delle famiglie cala, ai librai resta pur sempre un margine ridotto impedendo di applicare sconti, così come invece avviene per la grande distribuzione organizzata e per le piattaforme online che arrivano anche al 15%, soglia massima consentita per legge. “Mi domando dove siano i controlli che sollecitiamo ogni anno – prosegue Terzi -. La Grande distribuzione, per sostenere lo sconto che fa oggi, vende i libri scolastici in sottocosto e aumenta i prezzi dei generi alimentari. Questo alle associazioni dei consumatori non interessa?”.

A far discutere è anche la normativa che regola gli sconti sui testi. Le attuali disposizioni vietano di applicare riduzioni superiori al 15% sul prezzo di copertina, anche sotto forma di buoni spesa o promozioni digitali. Fino al 2019 alcune catene arrivavano a offrire sconti fino al 25%. Oggi il margine di risparmio è molto più limitato, e le famiglie ne pagano le conseguenze. L’Unione Nazionale Consumatori parla apertamente di una “tassa occulta del 10%” a carico dei consumatori. “Il Governo deve intervenire immediatamente contro il caro scuola”, dichiara Massimiliano Dona, presidente dell’Unc, chiedendo l’eliminazione dei vincoli sugli sconti, l’azzeramento dell’Iva sui libri e un aumento delle detrazioni fiscali. “A fronte della funzione sociale dell’istruzione e dell’obbligatorietà dei libri di testo”, afferma, “appare inappropriato che i costi di sostegno agli operatori del settore siano addossati alle famiglie”.

Il problema, però, non si ferma sui banchi di scuola. A preoccupare sempre di più sono anche i costi degli alloggi universitari, aumentati del 6% nell’ultimo anno. Un rincaro che, guardando al 2021, sale al 20%. Una realtà che coinvolge direttamente anche gli studenti bergamaschi fuori sede, già alle prese con un’offerta abitativa limitata e a prezzi alti.