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Ferragosto di Guerra (tanta) e Pace (poca): forza Europa!
Il vertice dei "volenterosi" a Washington. Foto Getty Images

Incontri, diplomazie e dichiarazioni accompagnavano ancora le bombe frutto di una lacerazione tra popoli a noi vicini che ipotecano il futuro dei nostri figli e nipoti

Mentre per molti di noi scorrevano le ore di vacanza, non poteva non esserci un’attenzione speciale per quello che stava succedendo sui vari fronti di guerra, ma in particolare sulla guerra causata dall’invasore russo in terra Ucraina. Incontri, diplomazie e dichiarazioni accompagnavano ancora le bombe frutto di una lacerazione tra popoli a noi vicini che ipotecano il futuro dei nostri figli e nipoti, spesso a noi più vicini del solito in questa pausa ferragostana.

Condivido volentieri questi pensieri con chi ha le stesse preoccupazioni. Gli incontri prima a Ferragosto tra Trump e Putin e , successivamente, il 18 agosto tra Trump e Zelensky, scortato da sette leader europei hanno comunque rappresentato un tentativo di sblocco di una situazione che sembrava ingessata .

Il momento migliore è stato quando, il 18 agosto, Zelensky, incalzato dai giornalisti in quel format assurdo delle conferenze stampa nello studio ovale della Casa Bianca, sul tema di una disponibilità a cedere territori per la fine dei combattimenti non ha risposto, ma ha ricordato che, quello che sa, sono le migliaia di feriti e di morti lasciati sul terreno in questi due anni e mezzo. Risposta/non risposta ma da statista, non solo da consumato attore come ha dovuto essere nel reality show trumpiano, aspetto quest’ultimo incredibile di un corso lontano dai canoni diplomatici con il quale faremo ancora i conti finché Trump sarà presidente.

Parliamo quindi dei numeri che oggi, nell’incertezza, le fonti più serie e autorevoli ci trasmettono sui media mondiali: 13.000 morti civili (fonte Onu) e più di 45.000 , forse fino a 70.000, soldati per gli ucraini (fonte Zelensky o UALosses), fino a 250.000 soldati russi (Uk, Ministro delle Difesa).Senza contare i feriti che in media sono tre quattro volte i morti. Presidente Putin, che senso ha questa strage?

In Alaska Putin è stato applaudito mentre scendeva su un tappeto rosso preparato dai soldati americani. Credo che a molti si sia rivoltato lo stomaco. Un incontro senza un risultato concreto, un disastro diplomatico. Tuttavia, non tutto il male viene per nuocere. Il fallimento in Alaska ha riaperto un pertugio alla nostra scassatissima Europa. La linea intrapresa dalla UE, cioè portare le spese militari al 5% del PIL per rispondere alle richieste americane e mettere sull’altare sacrificale le nostre imprese accettando dei dazi in una formulazione priva di senso se inquadrata in un’ottica di commercio e non di supremazia politica e sistemazione di problemi di bilancio fiscale statunitense, ha permesso a sette leader europei di accompagnare Zelensky a Washington di avere un “upgrade” in una seconda fase della narrazione. Infatti, da “parassiti” come ha definito gli europei il Vice Presidente americano Vance a “potenti leader europei, miei amici” come ha definito Trump i sette accompagnatori di Zelensky, un po’ di strada è stata fatta.

Non sottovalutiamo che questa narrazione avviene nei paesi democratici in cui i giornalisti fanno domande (anche nello studio Ovale) e le piazze si riempiono di proteste. Anche se in Occidente l’attenzione all’invasione sull’Ucraina non ha lo stesso spessore dei gravi problemi israelo-palestinesi, in Russia invece nessuno stranamente protesta per un numero di soldati uccisi che è ad oggi quattro volte maggiore dei soldati Usa morti nella guerra del Vietnam, che quelli della mia generazione ricordano per le proteste di massa, ma sempre e solo in paesi democratici come gli Stati Uniti.

Sul tavolo due temi: il cosiddetto “Land for peace”, cioè territorio in cambio della pace, e garanzie di sicurezza per i dopo in Ucraina. Il primo aspetto riguarda la citazione della risoluzione 242 del consiglio di Sicurezza dell’Onu nella guerra Arabo-israeliana del 1967. Citazione forse impropria perché allora gli Israeliani si ritirarono da territori occupati militarmente per favorire la pace. Qui si sta invece parlando di lasciare alcuni territori occupati militarmente per avere la pace. Sulla garanzia di sicurezza invece la proposta di applicare l’art.5 del Trattato Nato sembra di difficile attuazione, perché corrisponde ad un’adesione sostanziale ad una parte molto significativa dell’alleanza, fumo negli occhi dell’ex KGB Putin, difficile davvero che accetti.

L’idea di Ucraina di Putin è di un paese sottomesso fuori da UE e da Nato. L’idea di Ucraina di Zelensky è di mantenere la linea delle città fortificate di Donetsk (“un bastione contro gli Unni”, come lo ha definito il premier finlandese Stubb) e di avere sovranità completa sui territorio nazionale. La distanza è ancora grande. Il “team Europa” che abbiamo visto in campo ha giocato una discreta partita con ruoli ben studiati e uno Zelensky veramente preparato. Parliamo però di una battaglia di narrazioni per influenzare Trump su un copione ben scritto, non di un vero e proprio attivismo diplomatico. Una rondine non fa primavera, ma la strada di una linea forte e comune è giusta e va perseguita: forza Europa!.

Andrea Moltrasio

* Andrea Moltrasio, Industriale, già presidente di Confindustria Bergamo e del Consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca