L'Intervento
|Draghi al Meeting di Rimini: “L’Europa deve smettere di essere spettatrice”
“Per anni abbiamo creduto che la forza economica bastasse a darci potere geopolitico. Ora serve unità di azione e debito comune per affrontare le sfide”
“Per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica con 450 milioni di consumatori portasse con sé potere geopolitico e potere nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno verrà ricordato come l’anno in cui questa illusione è evaporata. Abbiamo dovuto rassegnarci ai dazi imposti dal nostro più grande partner commerciale e alleato di antica data, gli Stati Uniti, siamo stati spinti dallo stesso alleato ad aumentare la spesa militare, una decisione che forse avremmo comunque dovuto prendere ma in forme e modi che probabilmente non riflettono l’interesse dell’Europa. L’Unione Europea, nonostante abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina e abbia il maggior interesse in una pace giusta, ha finora avuto un ruolo abbastanza marginale nei negoziati per la pace”.
Dal palco del Meeting di Rimini, Mario Draghi ha messo in guardia circa i rischi di un’Europa sempre più spettatrice.
“La Cina – prosegue l’ex premier – ha chiarito che non considera l’Europa come un partner alla pari e usa il suo controllo nel campo delle terre rare per rendere la nostra dipendenza sempre più vincolante. Siamo stati spettatori quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava. Nei confronti dell’Europa c’è un certo scetticismo che ha raggiunto nuovi picchi, non nei confronti dei valori su cui l’Unione europea era stata fondata – democrazia, pace, libertà, indipendenza, sovranità, prosperità, equità, dovuto – ma sulla capacità dell’Ue di difendere questi valori. Per affrontare le sfide di oggi l’Unione Europea deve trasformarsi da spettatore o al più comprimario in attore protagonista. Deve mutare anche la sua organizzazione politica che è inseparabile dalla sua capacità di raggiungere i suoi obiettivi economici e strategici”.
Draghi, poi, aggiunge:
“Dopo quasi ottant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, la difesa collettiva della democrazia è data per scontata da generazioni che non hanno il ricordo di quel tempo. La loro convinta adesione alla costruzione politica europea dipende anche, in misura importante, dalla sua capacità di offrire ai cittadini prospettive per il futuro quindi anche dalla crescita economica che in Europa è stata negli ultimi trent’anni ben più bassa che nel resto del mondo. Soltanto forme di debito comune – sottolinea – possono sostenere progetti europei di grande ampiezza che sforzi nazionali frammentati e insufficienti non riuscirebbero mai ad attuare. Questo vale per la difesa, soprattutto per ciò che riguarda la ricerca e lo sviluppo; per l’energia, per gli investimenti necessari nelle reti e nell’infrastruttura europea; per le tecnologie dirompenti. In alcuni settori il debito buono non è più possibile a livello nazionale, poiché gli investimenti fatti in isolamento non possono raggiungere la dimensione necessaria per aumentare la produttività e giustificare il debito”.
Infine, l’appello:
“I governi europei devono ritrovare unità di azione, e non dovranno farlo quando le circostanze saranno divenute insostenibili, ma ora quando abbiamo ancora il potere di disegnare il nostro futuro. Possiamo cambiare la traiettoria del nostro continente. Trasformate il vostro scetticismo in azione, fate sentire la vostra voce: l’Unione europea è soprattutto un meccanismo per raggiungere gli obiettivi condivisi dai suoi cittadini. È la nostra migliore opportunità – conclude – per un futuro di pace, sicurezza, indipendenza: è una democrazia e siamo noi, voi, i suoi cittadini, gli europei che decidono le sue priorità”.


