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Manifatturiero in difficoltà, la Cisl: “La crisi rischia di metterci all’angolo”
Foto di Christopher Burns su Unsplash

Le aziende della provincia hanno registrato un aumento notevole delle ore totali di CIG, arrivate a quasi 10 milioni nel primo semestre dell’anno

Si addensano nuvole pesanti sulla ripresa delle attività dopo le ferie estive: a lanciare l’allarme è la Cisl di Bergamo, che sottolinea come la situazione dell’industria evidenzi diverse turbolenze su una ripartenza in grado di cambiare nel breve le prospettive di un tessuto economico già fortemente provato da forti difficoltà, dettate da diversi fattori.

Se, infatti, le ultime proiezioni parlano di settori che crescono, o si trovano in situazioni di sostanziale tenuta, come turismo, commercio, servizi alla persona e edilizia, con andamenti occupazionali sicuramente positivi, dall’altra parte ci sono ambiti in forte difficoltà, che coincidono sostanzialmente con il settore manifatturiero nella sua interezza, e cioè il metalmeccanico, il tessile, la gomma plastica, e negli ultimi mesi anche il chimico.

Le aziende della provincia di Bergamo hanno registrato un aumento notevole delle ore totali di CIG, arrivate a quasi 10 milioni di ore nel primo semestre dell’anno. Sia le ore di “casse ordinarie” che quelle di “straordinarie” hanno contribuito a questo incremento, come certifica l’osservatorio di CISL Lombardia.

“Il settore metalmeccanico si conferma largamente predominante – dice Luca Nieri, segretario provinciale di CISL Bergamo -, passando dal 58,3 al 61,8% del totale CIG. Questo incremento potrebbe riflettere una crescente incidenza delle richieste di CIG all’interno del comparto o una diminuzione relativa delle autorizzazioni negli altri settori. Il tessile mostra un andamento in crescita, aumentando la propria quota dal 17,2 al 20,1%. Tale variazione suggerisce un aumento delle difficoltà produttive che determina una maggiore necessità di ricorso agli ammortizzatori sociali”.

Anche il ricorso all’utilizzo del fondo FSBA (sostegno per i lavoratori dell’artigianato) ha visto Bergamo utilizzare quasi il 15% delle risorse lombarde, un dato inferiore solo a quelli di Brescia e Milano, che però contano molti più iscritti.

“Pesano alcune problematiche specifiche ma che pesano tutte nel determinare il risultato finale – continua Nieri -: per quanto riguarda il metalmeccanico, la crisi legata al settore automotive incide pesantemente da diversi anni e aggravata sempre di più dalla transizione in corso. Le motivazioni sono diverse, e ci troviamo di fronte a una combinazione di elementi che pesano e lasciano sicuramente forte incertezza sul futuro: la congiunzione negativa di alcuni settori, una contrazione della domanda estera, soprattutto dalla Germania, le dinamiche geopolitiche legate alle guerre in atto, il peso dei dazi che ha portato a una restrizione degli scambi commerciali con l’estero, con un guerra commerciale e un nuovo paradigma che si sposta dal liberismo al protezionismo, che vede l’era della globalizzazione senza limiti al capolinea, e dove pesano sempre di più il condizionamento dei due blocchi politici (Usa e Cina), con un’Europa debole che ha determinato un nuovo ordine economico mondiale, che non solo ha pesato sull’andamento economico, ma sempre di più mette in discussione, e ci pone difronte a ripensamenti, la catena del valore globale e la stessa destinazione delle produzioni. Oggi l’Europa paga le sue storiche fragilità di fronte a questo scenario che pesa e lascia il paese e l’Europa stessa in situazione di debolezza, rispetto al mercato internazionale”.

“In questo frangente, paghiamo anche una domanda interna ferma da decenni, per cui non si è mai fatta una scelta politica di rilancio. Scenario sicuramente complesso che determina preoccupazioni e incertezze per gli scenari futuri, soprattutto per la nostra provincia. Questo lo scenario che ci troveremo di fronte alla ripresa dell’attività lavorativa a settembre, e con cui dovremo fare i conti. Sempre di più, le nostre imprese devono guardare al futuro e investire sulle nuove tecnologie, sull’ intelligenza artificiale. C’è la necessità di individuare nuove politiche energetiche, con scelte precise, e politiche industriali a sostegno delle imprese stesse. Il problema salariale c’è: i CCNL sono la prima risposta, con aumenti “giusti” e in tempi rapidi, oggi abbiamo settori importanti senza rinnovo (solo tra i metalmeccanici nella nostra provincia, abbiamo quasi 70mila lavoratori che lottando per il contratto), e la contrattazione di secondo livello che deve allargare il perimetro della negoziazione, per dare un aiuto sui salari e il rilancio della domanda interna”.

“Un altro problema che dovremo affrontare in tempi rapidi – conclude il sindacalista bergamasco – è la denatalità: ci preoccupano le prospettive per la nostra provincia e per il Paese, ma anche una dinamica del mercato del lavoro, che paga il problema della denatalità, e che sempre di più si trova di fronte all’invecchiamento della popolazione lavorativa, senza ricambio generazionale e con l’aumento degli over 50 in contesti lavorativi. Poi, la ‘solita’ questione del mismatch tra domanda e offerta e a tutti i problemi che si incontrano nel reclutamento di figure professionali specifiche per i nuovi bisogni e le nuove professionalità che si andranno a creare. Formazione continua e formazione professionale sempre più dovranno essere al centro delle dinamiche legati al Mercato del Lavoro e dei singoli contesti aziendali. Un occhio di riguardo. Infine, dovremmo darlo al problema degli infortuni: la situazione non accenna a diminuire la propria gravità, e una formazione efficace e opportuna sulla prevenzione dovrà essere l’elemento che caratterizzi la vita dei nostri lavoratori”.