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In una sola giornata 800 chiamate per malori, incidenti, liti, intossicazioni, incendi, morsi e punture di animali. Una quindicina tra tecnici, medici e infermieri gestiscono i soccorsi nelle province di Bergamo, Brescia e Sondrio durante il giorno, altri 7-8 gli danno il cambio la notte; anche se sono un centinaio i professionisti che lavorano al funzionamento di una cellula che risponde a oltre 2,5 milioni di persone

Bergamo. Poco importa se è Ferragosto, nella grande sala operativa delle Emergenze Areu non ci si ferma mai. I telefoni non squillano, le chiamate passano direttamente in cuffia: 250 mila in un anno, 800 solo nella giornata di venerdì. Qui, nella palazzina rosso mattone a fianco dell’ospedale Papa Giovanni, una quindicina tra tecnici, medici e infermieri gestiscono i soccorsi nelle province di Bergamo, Brescia e Sondrio durante il giorno, altri 7-8 gli danno il cambio la notte; anche se sono un centinaio i professionisti che contribuiscono al funzionamento di questa cellula, il cervello che sovrintende l’imponente macchina operativa dei soccorsi. E che risponde a una platea di oltre 2,5 milioni di persone. Persone che possono avere bisogno di aiuto, subito.

Ore 11,20. “Emergenza sanitaria, buongiorno”, risponde l’operatrice. Un anziano signore è rientato a casa, si è seduto sul divano e si è sentito male. È cardiopatico ed è in arresto cardiocircolatorio. L’operatrice deve trasmettere calma alle persone all’altro capo del telefono. E dare informazioni chiare, soprattutto. Il tono di voce è fermo, mentre spiega quelle che in gergo tecnico si chiamano IPA (Istruzioni Pre-Arrivo). Per tutti, le manovre salvavita. Compressioni toraciche esterne da effettuare prima dell’arrivo dei soccorsi. “Schiacciamo forte, trenta volte a questo ritmo: 1, 2, 3, 4”, ripete l’operatrice al suo interlocutore, sperando in una reazione positiva del paziente. “Se uno di voi non ce la fa più, datevi il cambio”. E ancora: “1, 2, 3, 4”. Vanno avanti così, fino a quando i soccorsi non entrano dalla porta.

Ore 11,25. Cinque minuti dopo. Il motore si scalda, le pale rotano sempre più veloci. Quando l’elisoccorso decolla, si lascia alle spalle l’ospedale Papa Giovanni e lo sfondo da cartolina con le Mura di Città Alta. A bordo, oltre al pilota, ci sono un medico anestesista rianimatore, un infermiere, un tecnico del Soccorso Alpino e un tecnico dell’elicottero. Sono diretti a Vertova, in Val Seriana, per soccorrere un’altra persona: una donna di 60 anni che si è ribaltata in auto. La prima chiamata è in codice rosso – massima gravità -, ma l’incidente è meno brutto del previsto. La paziente viene trasportata in ospedale. L’ambulanza arriva a Seriate alle 13,40. La donna è ferita, spaventa, ma cosciente. Se la caverà.

Nel giro di mezz’ora, sono tre gli interventi con elisoccorso. Saranno una trentina nell’arco dell’intera giornata per i 5 mezzi della flotta. A coordinare questi interventi ci sono più operatori. Compreso Gianluca Crotta, tecnico del Soccorso Alpino. Davanti a lui c’è un monitor con mappe cartografiche, coordinate, e chissà quali altre informazioni elaborate da algoritmi e software da aggiornare, manutenere, perché la tecnologia ha un ruolo fondamentale. Questa volta la richiesta d’aiuto arriva da Schilpario, ma individuare un punto di atterraggio non è semplice. Non perché siamo in montagna, ma perché venerdì mattina c’è il mercato. Piccoli imprevisti che possono diventare grandi. Imprevisti all’ordine del giorno.

A volte, però, le zone da raggiungere sono davvero impervie. “Nel gestionale inseriamo l’esatta posizione della richiesta d’aiuto – spiega Crotta – e in automatico sappiamo qual è la stazione del Soccorso Alpino competente più vicina. A quel punto comunichiamo una serie di informazioni preliminari sul tipo di intervento, mentre loro (i tecnici del Soccorso Alpino, ndr) forniscono una stima del tempo per raggiungere l’obiettivo. La squadra inviata sul posto comunica via radio le condizioni del paziente. A quel punto, decidiamo le strategie per l’evacuazione e l’ospedalizzazione”. Questa volta, da Schilpario arriva al Papa Giovanni una donna di 84 anni. Ha accusato un malore. Forse una sincope da calore, viste le elevate temperature. È in codice giallo. Anche lei se la caverà.

Quel che emerge, è che in tempi brevi, brevissimi, vanno prese decisioni che possono decidere la vita di una persona. E che in tempi brevi, brevissimi, bisogna saper valutare una situazione. Bisogna capire come agire. Capire quali e quanti strumenti mettere in campo per ogni singolo intervento. Parliamo, in media, di 800 chiamate al giorno, nell’87% dei casi seguite dall’invio di almeno un mezzo di soccorso tra malori, incidenti stradali, infortuni domestici, liti, aggressioni, incendi, intossicazioni, morsi, punture di animali e altro ancora. “Dobbiamo essere tempestivi e allo stesso tempo gestire nel modo migliore le risorse disponibili, a volte abbiamo un solo minuto per individuare la strategia migliore – commenta Francesco Daminelli, anestesista rianimatore e referente della base elisoccorso di Bergamo -. Sono decisioni importanti. Che non prendiamo a cuor leggero, ma che è nostro dovere prendere”.

Il dottor Daminelli ha anche avviato una sperimentazione destinata a fare scuola. Si chiama progetto BOB (Blood On Board, in italiano ‘sangue a bordo’). Da qualche anno, l’elisoccorso della base di Bergamo vola equipaggiato con 2 unità di globuli rossi concentrati gruppo 0 negativo e 2 unità di plasma fresco scongelato. Il programma consente il trasporto di sacche di sangue per effettuare le trasfusioni sul luogo di un’emergenza o in volo. Primi in Italia, Areu e il Papa Giovanni hanno creato le condizioni per la somministrazione del plasma in fase preospedaliera. Un intervento capace di mitigare gli effetti del trauma, contrastare il sanguinamento incontrollato e migliorare la sopravvivenza dei pazienti emorragici politraumatizzati.

Le statistiche, per esempio, dicono che è possibile salvare fino al 15% in più delle persone coinvolte in incidenti stradali. È il caso piuttosto recente di un giovane motociclista, in condizioni talmente gravi che era stato dato per morto. “Poi, una volta arrivato sul posto, l’equipaggio dell’elisoccorso si è reso conto che non era in arresto cardiaco – racconta Daminelli -. Lo hanno rianimato e grazie alla trasfusione è arrivato in ospedale con i parametri vitali presenti”. Portato in sala operatoria, ha superato l’intervento ed è stato ricoverato in terapia intensiva. “Dopo qualche settimana è stato dimesso – ricorda il medico -. Neurologicamente era integro”. A proposito di incidenti, quando lasciamo la centrale sono da poco passate le 13. A Taleggio un ragazzo è caduto in bici tra i boschi. Il motore si scalda, le pale rotano sempre più veloci. L’elisoccorso è pronto a ripartire. Di nuovo.

Al lavoro nella centrale operativa Areu <br clear=all>