Roberto Cesa (Acli): “Maxi bandiera della pace sulle Mura di Città Alta”
Il presidente delle Acli provinciali di Bergamo illustra un’importante iniziativa che l’associazione sta organizzando per invocare la fine delle guerre che stanno insanguinando il mondo, con uno sguardo particolare alla tragedia umanitaria di Gaza
“Abbiamo scelto di dedicare il nuovo anno associativo alla pace. Inizieremo il 6 settembre con una mobilitazione in Città Alta, a Bergamo: esporremo sulle Mura una grande bandiera dalle tinte arcobaleno. È un segno, un gesto simbolico a cui faranno seguito altri momenti per riflettere su questo tema”. Così il presidente delle Acli provinciali di Bergamo, Roberto Cesa, illustra un’importante iniziativa che l’associazione sta organizzando per invocare la fine delle guerre che stanno insanguinando il mondo.
L’idea è scaturita dalla tragedia umanitaria in corso a Gaza, che ogni giorno viene devastata da uccisioni, dolore e sofferenza. Abbiamo intervistato il nuovo presidente per chiedergli di tracciare il punto sui suoi primi mesi alla guida delle Acli provinciali di Bergamo.
Come stanno andando questi primi mesi della sua presidenza?
Questi primi nove mesi sono stati molto soddisfacenti e abbiamo parecchi progetti in cantiere, anche perché con 10mila tesserati, 40mila dichiarazioni dei redditi e molti altri servizi stimiamo che le Acli oggi a Bergamo siano un riferimento per circa 150mila persone. Il nostro impegno, quindi, da un lato è finalizzato a conservare quello che di buono viene fatto e dall’altro è orientato a dare vita a progetti innovativi: come sanno tutte le persone che ci seguono, abbiamo sempre in cantiere diverse idee.
Uno dei punti focali su cui si concentra la vostra attenzione è il coinvolgimento dei giovani. Come vi approcciate a loro?
Sicuramente il tema dei giovani ci sta molto a cuore. Siamo un’associazione che ha una base sociale abbastanza anziana ma sta cercando di rinnovarsi: abbiamo tanti innesti giovani nello staff e tra gli operatori del Caf, del patronato e dell’associazione. Siamo una squadra giovane: anche la scelta di un presidente giovane e di una presidenza composta prevalentemente da giovani va in questa direzione. Articoliamo le sfide principali in tre interventi.
Quali?
Un primo intervento si svolge nelle scuole, perché credo che solo negli istituti scolastici e nei luoghi di lavoro si intercetti ancora trasversalmente la popolazione. In questi ambiti realizziamo interventi formativi, considerando che di fatto le Acli si occupano di formazione e servizi. Altri interventi seguono maggiormente la spinta che proviene dai giovani, come nel caso di “Imagine Bergamo”, rassegna rivolta ai giovani che proponiamo nel mese di settembre. Infine, organizziamo altri interventi di formazione, alcuni interni e altri esterni, sempre rivolti ai giovani che vogliono portare avanti progetti a Bergamo. Le Acli sono una porta che può permettere loro di realizzarli: crediamo molto nelle idee dei ragazzi.
Uno dei temi più importanti per i giovani è il lavoro. A Bergamo non manca, però il modo di concepirlo è cambiato moltissimo: come guardate all’occupazione?
Giovani e lavoro sono un binomio non sempre facile. I dati Istat ed Eurostat 2024 evidenziano che rispetto alla Germania paghiamo 30 punti di disoccupazione giovanile in più ed è un tema, sia in termini di qualità sia di quantità dell’occupazione. Le azioni da compiere sono diverse, sono molte e credo che alcune siano da portare avanti con forza. Qualche segno di futuro si vede, penso per esempio agli Its, gli istituti tecnici superiori, che in questi anni stanno cominciando finalmente a prendere piede.
Che cosa consiglia di fare ai giovani?
Credo che oggi debbano concentrarsi innanzitutto sulla loro formazione per una questione di capitale umano che andiamo a formare e restituire alle comunità che questi giovani abitano affinché possano irrorare i territori anziché magari trasferirsi all’estero. Quindi il consiglio è quello di concentrarsi sulla formazione universitaria o su una formazione che li possa portare in maniera efficace nel mondo del lavoro per una crescita professionale che porti a un miglioramento all’interno dei contesti lavorativi.
Cambiando pagina, un altro tema di grande attualità è la tragedia a Gaza. Come guardate al Medio Oriente?
Con estrema preoccupazione e un senso d’impotenza veramente forte. Nella nostra impotenza, però, cerchiamo di fare qualcosa: in quest’ottica abbiamo scelto dedicare alla pace l’inizio del prossimo anno associativo, che prenderà il via a settembre. Dedicheremo una serie di iniziative a questo tema. Cominceremo il 6 settembre con una mobilitazione in Città Alta, a Bergamo: in un punto molto visibile esporremo una bandiera molto grande a tinte arcobaleno. La vedranno tutti, perché avrà dimensioni 20 x 30 metri. È un segno, un gesto a cui faranno seguito altri momenti. Inoltre ci saranno sicuramente una massiccia adesione alla marcia della pace Perugia – Assisi, conferenze, incontri sui territori e altre occasioni di approfondimento. Quello che ci guida, come stile, è una frase di un pensatore molto illuminato, Charles Bobin, che in un libricino piccolo ma estremamente sapiente che si intitola “L’uomo che cammina”, conclude scrivendo che “forse non abbiamo mai avuto scelta che tra una parola vana e una parola folle”. Dinanzi a Gaza proviamo anche noi – spero insieme a tutti – a dire una parola folle. Oggi immaginare la pace in queste condizioni è folle, però bisogna provarci fino in fondo.
Per concludere, un altro tema di attualità è l’aspettativa sul papato di Leone XIV. Come guardate alla successione di Papa Francesco?
Con estrema fiducia. Credo che la situazione in cui si trovava Papa Francesco fosse già difficile, ma forse quella di Papa Leone XIV è ancora più complessa e mi pare che la stia affrontando con uno stile molto accorto, cercando di portare tutti con sé. Se Papa Francesco a volte suonava come una voce che grida nel deserto, mi sembra che Papa Leone voglia far sì che siano le voci di tanti a gridare nel deserto e in questo senso mi è piaciuto molto quando qualche giorno fa ha sfidato i potenti della terra dicendo che in questo periodo passerà alla storia chi farà la pace e non chi mieterà altre vittime con la guerra. Considerando questa leadership, al momento molto attenta ma contraddistinta da una parola sicura quando viene pronunciata, ci mettiamo in ascolto e siamo pronti a fare il nostro pezzettino all’interno della Chiesa.

